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"Un comitato di liberazione nazionale per sconfiggere il cavaliere", di Carlo Galli

Il primo risultato del voto di fiducia a favore del governo è che quando si andrà alle elezioni – anticipate o meno che siano – a Palazzo Chigi ci sarà Berlusconi, e si voterà con questa legge elettorale. Che era appunto il principale obiettivo del premier, dimostratosi ancora una volta un duro e spregiudicato combattente. Ma il secondo risultato è che i suoi margini di maggioranza, e quindi di manovra, si sono paurosamente assottigliati a tre deputati (forse dieci, se i suoi ultimi proclami di vittoria si riveleranno fondati), mentre, specularmente, l´opposizione, pur restando minoranza, si è molto rafforzata. Non solo nei numeri, ma anche nella qualità. Il Terzo Polo, infatti – la convergenza tra Fini, Casini, Rutelli – può introdurre grossi elementi di novità nella dinamica politica. Prima di tutto per il suo potere di coalizione – la capacità di allearsi sia con la destra sia con la sinistra, che è propria di tutti i Centri – ; e poi perché questo è, in una prima fase, limitato. La violenza del conflitto tra Fini e Berlusconi, non rende infatti immediatamente verosimile una loro collaborazione di governo. Il Terzo Polo, almeno in una prima fase, dovrà correre da solo, o avere come unico possibile alleato il centrosinistra.
Se seguisse la sua vocazione e si presentasse in piena autonomia agli elettori, e ottenesse un accettabile successo – la quantificazione è ora del tutto prematura, ma dovrebbe collocarsi verso il 15%, o almeno con grande margine sopra il 10 – , vorrebbe dire che avrebbe intercettato un settore di elettorato moderato ma non reazionario, stanco dell´inconcludenza di Berlusconi e di Bossi, e dello sfascio sociale e istituzionale prodotto dalla destra al governo. Anche solo per questa via la presenza del Terzo Polo alle elezioni potrebbe far perdere alla destra la maggioranza al Senato. Naturalmente, contro questa ipotesi le armi di Berlusconi sono le solite: per impedire il formarsi di quel clima di normalità che rende possibile l´emergere anche di un´opinione moderata, cercherà di esasperare i toni della campagna elettorale, di trasformarla in uno scontro di civiltà per la difesa della libertà, e insomma di accentuare la polarizzazione dell´elettorato. Fra i dogmi berlusconiani c´è la convinzione che l´Italia sia un Paese strutturalmente di destra, e che sia sufficiente alzare la voce per fare emergere questa verità. Il che, finora, gli è riuscito.
Ma la legge elettorale vigente vuole che alla Camera si corra per vincere, e quindi per accaparrarsi il premio di maggioranza su scala nazionale. E qui l´alleanza del Terzo Polo con il centrosinistra si rende necessaria. Si tratta di capire se è anche possibile politicamente. A questo riguardo, un importante effetto del Terzo Polo è appunto di rendere Fini – proprio in quanto federato con Casini e Rutelli – una risorsa spendibile anche in un patto elettorale con il Pd, al quale un´alleanza solo con il leader di Fli avrebbe potuto creare non pochi problemi. Naturalmente, il Pd dovrebbe chiarire che con il Terzo Polo si tratta di stipulare un patto di carattere emergenziale, dettato non solo dalla legge elettorale ma anche e soprattutto dall´esigenza di mettere in sicurezza la democrazia in Italia con una legislatura costituente, capace di riformare profondamente la scuola, il lavoro, la pubblica amministrazione, per dare respiro e prospettive ai giovani – oggi disperati – e alle famiglie, ormai allo stremo. E anche per modificare, naturalmente, la legge elettorale, proprio per consentire, dopo l´emergenza, una più libera e normale espressione delle forze e delle dialettiche che appartengono alla storia d´Italia.
Questa prospettiva politica, per reggersi davanti agli elettorati di centrodestra e di centrosinistra che la dovrebbero avallare e premiare, deve essere animata da fortissima carica riformista, da potente afflato etico, da spiccato spirito repubblicano; e presentarsi come un nuovo Cln, come l´ultima spiaggia della salvezza nazionale. Ma può incontrare due difficoltà. La prima è data dall´evidente sua vulnerabilità da parte di coloro che, a sinistra – da Vendola a Di Pietro – , vi si sottraessero e, tenendo le mani libere, denunciassero il compromesso tra i due Poli come innaturale e sterile, come una cinica alleanza di potere, come un tradimento del bipolarismo e, ben più importante, delle stesse ragioni della esistenza di una sinistra. Un´obiezione che sarà opportuno il Pd tenga ben presente, se non altro per elaborare un´adeguata e credibile narrazione legittimante. La seconda difficoltà sta, ovviamente, nella contro-strategia di Berlusconi – che potrebbe avere come alleate le gerarchie ecclesiastiche – di garantire una governabilità di lungo periodo riunendo i moderati (com´egli dice) in un nuovo partito Popolare, e portando Casini nell´area di governo (la Lega non fa più obiezioni) magari per garantirgli il premierato, quando il Cavaliere si farà eleggere al Quirinale. Sarebbe la fine del Terzo Polo, e la sconfitta radicale per Fini (oltre che l´inizio di un indispensabile ripensamento profondo della linea del Pd). C´è da scommettere che, nonostante le sue ultime affermazioni, se questa iniziativa verso Casini fallisse Berlusconi preferirebbe le elezioni anticipate – la seduzione in massa del popolo italiano – all´unica alternativa che gli rimarrebbe, se il Terzo Polo avesse invece successo: l´acquisto alla spicciolata di qualche deputato.

La Repubblica 19.12.10

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Franceschini, confronto online con la base “Fronte di emergenza come i partigiani”, di G. D. M.

Il segretario: non inseguo Casini, chi definisce la mia proposta politicista non capisce niente. Il capogruppo difende la proposta del segretario con un filmato su Youtube e Facebook
Bindi: la nostra è un´offerta di collaborazione a chi vuole chiudere l´epoca Berlusconi. Dario Franceschini sposa la linea indicata da Pier Luigi Bersani nell´intervista a Repubblica. E lo fa con un richiamo storico che gli è caro. «Siamo al livello massimo di emergenza democratica, i rischi sono fortissimi. Prendiamo un insegnamento dal passato: i nostri padri, prima di andare in montagna, fare le lotte partigiane, non si domandavano “sei per la monarchia o per la Repubblica?”. Prima liberarono il Paese e poi iniziarono il confronto politico. Dobbiamo ragionare allo stesso modo».
È il ritratto, anche diretto, a una sorta di Cln. Profilo negato dal segretario nel presentare la sua piattaforma democratica. Ma la sostanza è la stessa. Un nuovo patto fondativo, costituente. «Siamo ad un passo dalla fine del sistema di potere di Berlusconi, potevamo già essere in una fase diversa se alcuni deputati, due dell´Idv che hanno tradito il loro mandato perchè avevano firmato la mozione di sfiducia, non sappiamo perchè hanno cambiato idea», dice il capogruppo in un filmato diffuso su Youtube e Facebook per rispondere anche alle critiche online degli elettori. «Ora non dobbiamo rassegnarci, deprimerci, accettare l´idea scema che Berlusconi è invincibile. Anzi, è un politico che ha fallito come leader di governo. Dobbiamo insistere. I momenti più difficili e rischiosi sono quando si avvicina il momento di andarsene a casa. Ci sono i colpi di coda». Il sostegno all´apertura decisa verso il Terzo polo è pieno. L´idea di non escludere anche un´intesa con Vendola e Di Pietro pure, visto che si fa appello al senso di responsabilità di tutti. Però sono parole forti, quelle di Franceschini, ascoltate dall´altra parte del campo. E Sandro Bondi replica parlando di «un impazzimento del Pd. Il riferimento alla Resistenza è il segno emblematico di questa deriva».
Nichi Vendola respinge invece la proposta di Bersani. Difende a spada tratta le primarie e legge nelle parole del leader Pd «una resa a Casini». O peggio: «Quello che propone il Pd – dice al Corriere – mi sembra un´annessione nel Terzo polo». Il popolo del web, in larga maggioranza, condivide i timori del governatore pugliese. Ma a loro e non solo, risponde Bersani. «Chi definisce la mia proposta politicista non ha capito un tubo», spiega all´Unità. «Non inseguo Casini, propongo un patto costituente. E non sto chiuso nel Palazzo. Io sto fuori dal Palazzo, Vendola no». Il segretario definisce anche «balle» le ipotesi di defezioni nel Pd messe in giro dal centrodestra.
La sua intervista continua a dividere il mondo democratico. Per gli ecodem Della Seta e Ferrante una rottura con Vendola «segnerebbe la fine del Pd». I rottamatori mantengono una certa prudenza ma sono critici: «Al leader di Sel stiamo facendo una quantità di cross che non finisce più. Poi il ragazzo è talentuoso, la butta dentro», avverte Pippo Civati. Che ieri però ha mandato un eloquente sms agli amici: «Se Bersani vuole lasciare il Pd noi non lo seguiremo». Altre reazioni sono decisamente positive. «La proposta di Bersani non è politicista, asfittica, chiusa nell´ambito dei partiti – spiega Stefano Fassina -. Serve al Paese». Il segretario regionale Giuseppe Lupo parla di «progetto che semmai esce dal politichese e indica una prospettiva. E sarà il Pd a mostrare al Paese la sua proposta». Rosy Bindi sottolinea il senso della linea indicata da Bersani: «È un´offerta di collaborazione a tutte le forze che non vogliono solo chiudere l´epoca di Berlusconi. Vogliono molto di più: rilanciare il futuro dell´Italia».
(g.d.m.)

La Repubblica 19.12.10

1 Commento

  1. Le cose che uniscono l’italia repubblicana, da Fini a Vendola, sono in questo momento più significative di quelle che la dividono. L’analogia di Franceschini con la lotta di liberazione nazionale è del tutto pertinente. Bisognerebbe saper creare il clima di mobilitazione nazionale che spazzi l’idea della manovra di Palazzo. Si tratta di difendere la Costituzione, quella vera, non quella materiale in cui una maggioranza relativa -comunque minoranza – piglia tutto.
    Si tratta poi di riformare le istituzioni per rendere impossibile domani che un altro uomo piccolo piccolo si impadronisca del paese.

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