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“La versione nera della politica”, di Luca Landò

Fine degli ecuivoci. Con il blog di ieri contro Maria Novella Oppo, Beppe Grillo ha rivelato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che dietro le urla, gli insulti, le iperboli e i paradossi delle sue sceneggiate, non c’è un comico in cerca dell’applauso ma uno squadrista in cerca di consensi. Chi ancora nutriva speranze sulle magnifiche sorti progressive dell’ambigua democrazia di un movimento coinvolto nella Rete ma guidato da un leader assoluto, dovrà a questo punto rassegnarsi.

La politica di Beppe Grillo usa le forme, i modi e i contenuti che questo Paese ha conosciuto nel ventennio più buio, che non è quello di Berlusconi come ci siamo abituati a ripetere con colpevole leggerezza, ma quello di Mussolini e delle camicie nere, delle squadracce coi manganelli e l’olio di ricino.

In questa visione nera della vita e della politica, non ci sono solo i picchiatori, gli uomini forti dal pugno facile: ci sono anche i suggeritori, le spie, i delatori, quelli che il 16 ottobre del ’43 indi- cavano ai nazisti chi erano e dove abitavano gli ebrei del ghetto di Roma. Perché la frase «segnalate gli articoli dei giornalisti stile Oppo», sotto la foto segnaletica di Maria Novella, è quanto di più fascista abbiamo letto e visto da anni, capace di far impallidire le iniziative di Casa Pound e Forza Nuova annunciate con croci celtiche e caratteri runici.

Non sorprende, allora, che in coda al post di questa delirante iniziativa siano confluiti messaggi di persone disposte a insultare e aggredire una giornalista di cui dimostrano di non aver mai letto nulla. Ma sorprende, e non poco, che un comico di lunga data non sappia o non voglia né accettare né riconoscere la satira di una grande professionista come Maria Novella, da anni punto di forza di un giornale che della satira pungente, contro tutto e tutti, ha sempre fatto un proprio vanto, come dimostrano gli indimenticabili «lorsignori» di Fortebraccio per non parlare di Tango e di Cuore, di Staino e Maramotti. Cosa dovremmo fare secondo Grillo e i suoi ispirati segnalatori: tenerci alla larga dai Cinque Stelle? Non parlare di Casaleggio? E prima di fare una vignetta o un corsivo a chi dovremmo rivolgerci: al comico dall’insulto facile? È lui che decide le battute che vanno e quelle che da inviare alla pubblica gogna?

Come ha scritto ieri Pietro Spataro sul nostro sito: «Durante i suoi primi novant’anni l’Unità ha sempre dimostrato il coraggio delle sue scelte pagando a caro prezzo questa libertà. Non sarà un Grillo qualsiasi a piegarci». A Maria Novella va la solidarietà di tutti i lavoratori e, non abbiamo dubbio nel dirlo, di tutti i lettori di questo giornale.

L’Unità 07.12.13

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“Grillo mette alla gogna giornalista de l’Unità Letta: attacca la libertà “, di Daniela Amenta

La nuova rubrica sul blog di Grillo si intitola «Giornalista del giorno», ed è un errore, evidentemente. Dovrebbe chiamarsi, semmai: «Apriamo la caccia ai giornalisti ostili», oppure «Riesumiamo le ben note, fasciste, liste di proscrizione». Wanted, in una parola.

Il primo post è «dedicato» alla nostra collega, Maria Novella Oppo. C’è il suo ritratto, come nelle formule segnaletiche. Ai lettori e agli elettori del Movimento 5 Stelle, Grillo chiede di denunciare alla pubblica gogna altri cronisti che abbiano (o abbiano avuto) l’ardire di criticare il suo partito. Per attaccare Maria Novella e il quotidiano fondato da Gramsci, Grillo scrive: « Oppo si vanta di lavorare a l’Unità dalla fine del ’73. Da allora non ha mai avuto un altro lavoro ed è mantenuta dai contribuenti da 40 anni grazie ai finanziamenti pubblici all’ editoria che il MoVimento 5 Stelle vuole abolire subito. La Oppo appena può diffama pubblicamente il M5S. Per esempio sulla protesta di ieri alla Camera».

Poi continua, citando uno stralcio di un articolo preso da «Fronte del video», quotidiana rubrica di Maria Novella: «Grillo vuole tutto, soprattutto il casino totale … un brulichio di piccoli fan (sono) divenuti per miracolo parlamentari e tenuti al guinzaglio perché non si prendano troppe libertà». Editto finale di Grillo: «Il M5S abolirà il finanziamento pubblico all’editoria e la Oppo dovrà cercarsi un lavoro. Non è mai troppo tardi, o forse sì».

Seguono i commenti, al 97% maschili, dei fan. Una gara a chi insulta di più, a chi minaccia di più. a chi sfodera maggior testosterone. Una gara bieca e vergognosa. Fascista. Un tiro a segno. Gogna, né più, né meno.

TANTISSIME REAZIONI

Il premier Enrico Letta è tra i primi a intervenire. Un messaggio su Twitter: «Solidarietà per Maria Novella Oppo, schedata e lapidata verbalmente da Grillo. Democrazia è rispetto della libertà dei giornalisti di criticarti».

In pochi minuti arrivano decine e de- cine di tweet, post, comunicati, agenzie. Scende in campo la presidente della Camera Boldrini che parla di «gogna 2.0». Solidarietà a Maria Novella da Barbara Pollastrini, Gianni Cuperlo, Federico Fornero, Emanuele Fiano, Ettore Rosato, Roberto Speranza, il vice ministro all’Economia Stefano Fassina che definisce Grillo «uno squadrista del web». La vicepresidente del Senato, Valeria Fedeli, aggiunge: «Un duro attacco alla libertà di stampa che non possiamo tollerare. Ricordo a Grillo che il suo è atteggiamento degno di una dittatura e non di un sistema civile e democratico quale è quello in cui viviamo e in cui vorremmo continuare a vivere».

Anche Formigoni, Cesa, i Verdi e il Gruppo Misto replicano all’ultima provocazione del leader Cinque Stelle, anche Deborah Bergamini, anche Mara Carfagna, portavoce del gruppo Forza Italia alla Camera che su Twitter scrive : «La democrazia a 5 stelle? Le liste di proscrizione dei giornalisti non allineati. Meglio se donne. Solidarietà a Maria Novella Oppo». Unica voce contro, all’interno del Movimento compatto e schierato come una falange, è quella del senatore Luis Alberto Orellana: «Mi dissocio dall’ attacco di Beppe Grillo ai giornalisti perché bisogna tollerare la critica anche se preconcetta. È pericoloso personalizzare su una giornalista con nome e cognome. Si scherza con la vita delle persone, è pericoloso». Dario Fo si limita invece a prendere le distanze dal linguaggio usato sul blog dell’amico Beppe. Con un paradosso più buffo che misterioso spiega infatti che: «Non bisogna scendere alla brutalità dei giornalisti. Considerate le vendite che ha l’Unità vuol dire dare peso e valore a qualcuno che non ne merita».

Brutto boomerang per Grillo, pessima trovata. La Federazione Nazionale della Stampa, replica con durezza, senza mezzi termini: «Il comico-capo politico non perde occasione per attaccare, con la violenza verbale che lo caratterizza, i giornalisti che non gli piacciono. Non meriterebbe neppure una risposta. Questa volta, però, assai più che in altre occasioni, ha passato il segno». Lo sotto- linea il presidente della Fnsi, Giovanni Rossi, che aggiunge: «Nel prendere di mira la collega Maria Novella Oppo, a cui va piena solidarietà, Grillo invita i suoi ad istituire una gogna mediatica, segnalando i giornalisti “nemici” e comincia con il mostrare il reprobo pubblicandone la foto sul blog. Si inizia con la “lista nera”, non si sa dove si va a finire». Ecco, appunto. Una strada cieca, senza vie d’uscite e dannatamente pericolosa.

«Gli attacchi alla stampa libera, ingrediente della democrazia, si commentano da soli – aggiunge l’Odg del Lazio – I giornalisti italiani hanno già conosciuto bavagli, schedature e liste di proscrizione che ogni tanto qualcuno sembra voler rispolverare. E così Stampa romana, così i colleghi di Globalist e l’Associazione Stampa Parlamentare che in una nota commenta: «Spiace constatare che una forza politica presente in Parlamento ritenga compatibile con il proprio ruolo istituzionale invitare i propri elettori e simpatizzanti alla violenza verbale contro i giornalisti che liberamente svolgono il loro lavoro addirittura invocando liste di nomi sgraditi».

L’Unità 07.12.13

1 Commento

  1. Anonimo dice

    gogna mediatica 2.0 e direi anche fascismo 2.0.
    nulla di nuovo se pensiamo all’Agit-prop e all’uso di radio e cinema che facevano nazismo e fascismo.
    cambiano solo i mezzi di comunicazione ma la sostanza resta la stessa: fare propaganda senza utilizzare contenuti ma solo facili slogan denigratori che accarezzino le orecchie di chi vuole solo sfasciare.
    cavalcare il risentimento, la rabbia della pancia, il disprezzo della legalità è tattica già nota. il fascismo nacque sulle ceneri della disfatta italiana, esito prevedibile della prima guerra mondiale. L’irredentismo, il patriottismo, i torti subiti da questa o quella corporazione portarono alla Marcia su Roma. ora li chiamano grillini, casaleggini, forconi ma non sono altro che piccoli gerarchi, manganellatori, fascistelli di provincia come quelli che seguirono Mussolini solo per un tornaconto personale.

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