attualità, cultura

“Vince il Vecchio Cinema Paradiso così è slittato l’obbligo del digitale”, di Matteo Berdini

Alla fine di ottobre le sale cinematografiche italiane non ancora in regola per il passaggio dalla pellicola al digitale erano più di un migliaio: non avevano ancora trovato i fondi per dismettere il vecchio proiettore 35 mm e comprare il nuovo impianto. Un passaggio obbligato in vista dello storico definitivo tramonto della pellicola previsto per il 31 dicembre 2013. Ma nei primi giorni di questo mese, quando la corsa alla digitalizzazione sembrava ormai persa, gli addetti ai lavori hanno trovato un accordo che, sulla carta, dovrebbe salvare i più deboli e garantire ancora qualche mese di distribuzione in pellicola. In che cosa consiste questo accordo?
Il nostro paese ha accumulato ritardi per motivi ormai noti: le lungaggini burocratiche dei bandi regionali già pubblicati e l’attesa di quelli che sono stati promessi. Non meno rilevante sembra essere l’aspetto legato alla disponibilità degli impianti digitali. Secondo Gino Zagari, direttore dell’Anem (Associazione nazionale esercenti multiplex), i produttori dei sistemi digitali di proiezione non riescono a evadere nei tempi dettati dalle scadenze la crescente domanda che arriva dagli esercizi.
Recepite queste difficoltà, le associazioni di esercenti (Anec, Anem, Acec e Fice), nel corso delle giornate professionali di cinema che si sono tenute a Sorrento dal 2 al 5 dicembre scorsi, hanno proposto alla sezione distributori dell’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali) di permettere comunque alle sale cinematografiche in difficoltà l’iscrizione nel Registro degli impianti digitali ancor prima di aver cominciato i lavori: basterà una promessa formalizzata dall’accettazione di un preventivo d’acquisto con cui la sala s’impegna a realizzare l’impianto prima del 30 giugno del 2014.
Risultato: l’Anica ha accettato la proposta e ha prorogato l’erogazione del famoso “virtual
print fee” – la quota settimanale che il distributore riconosce all’esercente che ha già adeguato il proprio impianto – per tutto il periodo in questione. Per Zagari il vero problema ora resta trovare il modo di distribuire copie in pellicola nei primi mesi del 2014. La cattiva notizia, secondo Zagari, è che «nessuno produce più la celluloide ». La buona è che, a conti fatti, «le scorte potrebbero essere sufficienti per arrivare fino a marzo».
L’accordo tra esercenti e distributori è di certo un passo importante che dà respiro alle tante sale in attesa di risorse. Gli ultimi dati Anec di ottobre davano le sale italiane digitalizzate attorno al 62 per cento. I dati aggiornati non sono ancora ufficialmente disponibili, ma si può tentare di ricavarli per alcune regioni grazie alle segreterie regionali delle associazioni di esercenti. Mario Lorini, presidente della Fice (Federazione italiana cinema d’éssai), dà la Toscana a oltre il 75 per cento – un dato in crescita, soprattutto grazie alla riapertura dell’ultimo bando con circa 650 mila euro di fondi. Anche il Lazio, grazie all’ultimo bando da 3 milioni di euro, a dicembre ha raggiunto il 72,2 per cento, contro il 52,7 di fine ottobre. E ci si aspetta risultati analoghi dalla Lombardia e dalla Puglia, entrambe ferme intorno al 70 per cento. La più virtuosa è l’Umbria con l’80 per cento circa di sale digitalizzate. Tra le regioni che invece non hanno ancora pubblicato bandi spicca la Calabria, che secondo l’Agis regionale sta per oltrepassare il 70 per cento degli impianti digitali nonostante le evidenti difficoltà.
Non sappiamo cosa ci porterà il 2014, però una cosa appare chiara: per dire addio alla pellicola dovremo aspettare la primavera.

La Repubblica 23.12.13

1 Commento

  1. Mi consenta un paio di precisazioni.
    Gestisco un piccolo cinema di “frontiera” il Le Grazie di Bobbio, val Trebbia.
    196 posti, meno di 4mila gli abitanti all’anagrafe (reali molto meno, distribuiti su varie frazioni), ultimo cinema tra Piscenza e Genova. Solo il riscaldamento della sala vi porta via 6/7mila €/anno. Gli utili estivi vengono prosciugati dalla nostra politica di non chiudere mai, leggi aperti 52 week end/anno.
    E il problema sta proprio qui. La proroga concessa è per l’iscrizione al registro delle sale digitalizzate per ottenere il VPF.
    Io temo fortemente che ancora una volta ci sia sotto l’inghippo.
    Il VPF tradotto sarebbe il contributo che i distributori accordano di versare a chi come noi deve tirare fuori 50mila € per continuare a fare quello che da più di un secolo si fa qui a Bobbio, proiettare film, offrire emozioni, spunti di riflessione, argomenti di dibattito, educare all’immagine, commemorare giornate come la shoah, ecc. ecc.
    Ma questo VPF è un semplice accordo tra le parti, vada a vedere le cosiddette linee guida in proposito, che dovrebbe rimborsare l’esercente (che aveva un proiettore che funzionava benissimo) che ha sopportato l’ammodernamento con 480€ se tiene il film almeno 8 gg. con 2 fine settimana, oppure 240€ se lo proietta almeno 4 gg.
    Ma noi, e credo molti altri, chi fa rassegne estive, cineforum, o proiezioni solo ven/sab/dom come noi ne viene escluso! È quello che di può definire un gentleman agreement, ma che a noi, se ho capito, non darà garanzia alcuna!?!
    Quindi mi permetta di anticiparle che per combattere un fenomeno come la pirateria audiovisiva si castiga la sala, punto terminale ed unico di fruizione.
    Non modulare meglio il VPF un tanto al giorno e basta, mi sembrerebbe logico e veramente democratico. Se no così è a tutto vantaggio delle 432 multisale che potranno incassare il “rimborso” oltre che avere il pubblico che io non avrò mai. Ma dono arcaico vinto che nel mio modestissimo piccolo io sto attivamente combattendo lo spopolamento, l’invecchiamento, il degrado etico e sociale della valle. Ma mi consenta e chiudo, mi sento leggermente cornuto e mazzi alto.
    Grazie

    Stefano Bernardi cinema Le Grazie Bobbio (Pc) tel casa 0523 937249

I commenti sono chiusi.