Giorno: 2 marzo 2014

"La sfida decisiva ai populismi", di Claudio Sardo

Il popolo europeo ancora non c’è. Il populismo invece avanza. Anzi, i populismi. Diversi tra loro per messaggi, leadership, matrici geografiche e culturali. E tuttavia accomunati da aspettative crescenti, dal vento della crisi che ne gonfia le vele, da parole d’ordine che stanno diventando senso comune. A cominciare dall’avversione all’euro e all’Unione, dalla chiusura delle frontiere agli immigrati, dal no alle tasse e all’intervento pubblico, dall’incessante polemica contro l’establishment. È politicamente scorretto affiancare il Front National della signora Le Pen con il Fidesz del premier ungherese Orban, il Pvv olandese di Wilders con il partito di Grillo, Alternative fur Deutschland con il Fpo austriaco o con le nuove destre scandinave, però sono innegabili i tratti comuni, favoriti anche da quel linguaggio antipolitico che oggi appaga il diffuso senso di frustrazione e di paura. Alle prossime elezioni saranno i populisti gli avversari politici più insidiosi della sinistra europea. O forse occorre dire, anche in questo caso, delle sinistre nazionali in Europa, perché purtroppo il sogno europeista – sì, gli Stati Uniti d’Europa, unica possibilità per il …

"Europa, non basta l’autocritica", di Paolo SOldini

La cronaca di ieri ci ha regalato una coincidenza che deve far pensare. A Roma il partito dei socialisti e democratici europei discuteva il futuro dell’Unione, pieno di problemi, certo. Ma è un futuro radicato nella consapevolezza storica di un destino comune che ha per sempre cancellato la guerra dal suolo dell’Europa. Di questa Europa. Nelle stesse ore in Crimea e sugli incerti confini tra l’Ucraina e la Russia comparivano sulle strade i carri armati, preludio di una guerra che forse c’è già. O che forse non ci sarà ma che comunque è possibile, e la possibilità, le paure, gli odi, i risentimenti che essa porta con sé, hanno la stessa dura consistenza dei fatti. Anche la Crimea, l’Ucraina e la Russia sono Europa. E l’idea che si possa distinguere tra questa e quella Europa è un’illusione. Patetica e pericolosa, come appare evidente se si torna con la memoria alle guerre guerreggiate nei Balcani. Non sono passati neppure vent’anni e chissà quanti ne dovranno passare prima che si spengano le braci che covano ancora sotto …

“Ricorda il meglio di Blair” “No, Tony era tutta un’altra cosa”, di Francesca Paci

Il parere dei corrispondenti stranieri in Italia sul leader del Pd. Se il congresso del partito socialista europeo doveva essere il debutto internazionale di Renzi, il corrispondente del quotidiano berlinese Die Tageszeitung Michael Braun è convinto che il neo premier se la sia cavata bene. O, quanto meno, che abbia stupito con la sua ormai proverbiale velocità: «Bersani aveva sempre caldeggiato l’adesione del Pd al Pse senza riuscire a vincere la resistenza di ex Dc e popolari. Renzi ha giocato come al solito sul fattore tempo, non c’è stato neppure un vero dibattito in segreteria, hanno votato tutti a favore con l’eccezione di Fioroni, detto fatto. Una questione formale perché il Pd era già nel gruppo socialista a Strasburgo, ma l’entrata nel partito è significativa in un momento in cui i socialisti devono rafforzarsi non tanto per sperare di crescere al voto di maggio quanto per non perdere». Braun era già in Italia da due anni quando nel 1998 nascevano i Ds, ha seguito tutti i mal di pancia e le mutazioni genetiche della sinistra …

"Il Bastone dello Zar", di Franco Venturini

Ora lo riconosciamo, Vladimir Putin. Non è più quello edulcorato che voleva a tutti i costi chiudere in bellezza i Giochi di Sochi. Non è più nemmeno quello silenzioso dei giorni seguenti. Ora la pianificazione è finita, e il giocatore di scacchi che è in lui ha elaborato una strategia consona alle tradizioni russe: sarà l’uso della forza a raccogliere la sfida ucraina e a far sapere, a Kiev come alle capitali d’Occidente, che nulla può essere fatto in Ucraina senza tener conto degli interessi della Russia. In verità questo ben pochi lo ignoravano, e può far testo l’insistenza con la quale Angela Merkel ha tentato di coinvolgere il Cremlino nella mediazione condotta con poca fortuna dagli europei. Ma una mano tesa per riparare alla micidiale sconfitta di piazza Maidan a Putin non poteva bastare. E allora ecco che soldati senza insegne ma troppo disciplinati e ben equipaggiati per non essere russi si impadroniscono delle infrastrutture strategiche della Crimea. Sono usciti dalla base navale di Sebastopoli, oppure sono giunti dalla Russia mentre Putin concordava con …

"Università senza ricerca, Paese senza futuro", di Sebastiano Maffettone

​Lo scorso weekend ho visto, come molti italiani, Smetto quando voglio . Un film leggero che racconta una storia pesante. Il cuore della vicenda riguarda i nostri laureati più bravi e il fatto che purtroppo il Paese non sa che farsene. Risultano, come si dice in gergo, overqualified , cioè troppo preparati per il mercato del lavoro che li aspetta. Chiunque, come chi scrive, viva nel mondo dell’università è pienamente, e tristemente, consapevole della situazione. Il problema consiste nel sapere che cosa si possa fare per uscirne. E, innanzitutto, nel rendersi conto dei segnali che non diamo e delle direzioni sbagliate che prendiamo. Di questi errori, teorici e pratici assieme, mi permetto di segnalare i tre che sono all’origine di ripetute proposte di riforma. Il primo errore sta nell’insistere sul fatto che l’esperienza della research university sia definitivamente al tramonto. università di ricerca sono quelle che, come Harvard e Oxford, impegnano enormi risorse non solo economiche nella ricerca di base. E vedono l’insegnamento come un’attività non indipendente da questa stessa ricerca. Ritengono che la teoria …

“Subito il commissario contro la corruzione", di Matteo Renzi

Caro Roberto, venerdì mattina, mentre leggevo dalle pagine di Repubblica il tuo articolo appassionato, ho pensato subito alle ragazze e ai ragazzi che ho conosciuto nel mio viaggio nella Terra dei Fuochi. O nei campi sottratti alla criminalità che ho visitato da amministratore, da Canicattì a Corleone, e — insieme a loro — alle tante persone perbene che hanno scelto, “nelle terre di mafia” di fare comunque la propria parte. Questo meraviglioso esercito di piccoli grandi eroi civili, che abbiamo imparato a conoscere anche grazie ai tuoi racconti, lavora nelle associazioni e nei movimenti contro le mafie; sono gli imprenditori e i negozianti che hanno denunciato le estorsioni rinunciando per sempre a una vita normale; gli scrittori; i giornalisti-giornalisti, per citare la nota scena di Fortàpasc, la bellissima pellicola che racconta della storia di Giancarlo Siani; gli studenti che coltivano le terre confiscate ai mafiosi, i familiari delle vittime innocenti; le forze di polizia che combattono quotidianamente una battaglia di tutto il Paese. Ognuno di loro sa perfettamente che non basterà il proprio impegno per …