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"Irpef, ai poveri bonus in percentuale al reddito", di Bianca DI Giovanni

Per gli incapienti ci sarà un bonus fiscale pari a una percentuale del reddito dichiarato. Non tutti avranno lo stesso beneficio: la platea sarà divisa per fasce decrescenti. Si lavora a ritmi forzati in queste ore a Palazzo Chigi per costruire il sistema di sgravi da scrivere nei decreti attesi venerdì, ma il meccanismo si annuncia complesso. In ogni caso fonti vicine alla presidenza del consiglio confermano che l’intervento ci sarà e sarà rivolto a tutti i redditi da zero a 8mila euro da lavoro dipendente. Quattro milioni di perso- ne in più rispetto ai 10 milioni destinatari delle detrazioni.

Alle famiglie con redditi fino a 25mila euro andrà un beneficio medio di 714 euro annui, con un vantaggio mas- simo del 3,4% del reddito per le famiglie meno abbienti, e minimo dello 0,7% di quelle più «ricche». Questa la valutazione dell’Istat durante l’audizione al Senato sul Def. Ma dalla stes- sa sede arriva anche l’allarme Bankitalia. Le risorse necessarie, infatti, potrebbero non bastare. «Nel 2015 i risparmi di spesa indicati come valore massimo ottenibile dalla spending review – dice il vice direttore generale di Banca d’Italia Luigi Federico Signorini – non sarebbero sufficienti, da soli, a conseguire gli obiettivi programmati- ci, qualora dovessero finanziare lo sgravio dell’Irpef, evitare l’aumento di entrate (previsti dalla legge di Stabilità, ndr) e dare anche copertura agli esborsi connessi con programmi esistenti non inclusi nella legislazione vigente». Nella legge di bilancio varata da Letta-Saccomanni sono già previsti dei risparmi di spesa piuttosto consistenti. L’anno prossimo si tratta di reperire 4,37 miliardi, l’anno dopo addirittura 8,87 e nel 2017 11,87 miliardi. Tagli di spesa che sono già inseriti nell’andamento dei conti, e che quindi dovranno essere effettuati per rispettare i vincoli di bilancio, riducendo lo spazio per finanziare lo sgravio fiscale. Come dire: sono risparmi già ipotecati. Una parte di quei tagli sono necessari per evitare la clausola di salva- guardia inserita da Saccomanni in bilancio per evitare il taglio delle detrazioni fiscali, che altro non è che un aumento di tasse. Insomma, se non dovessero funzionare i tagli di spesa, scatterebbe un aumento di tasse per almeno 2,4 miliardi nel 2015 e circa 3 nel 2016. Se accadesse, sarebbe una beffa: sgravio Irpef per i redditi più bassi da una parte e taglio alle detrazioni del 19% dall’altra. Un rompicapo.

Palazzo Koch lancia anche un altro allarme, che stavolta riguarda il debito e il rispetto della clausola del fiscal compact a partire dal 2016. «Se gli andamenti macroeconomici dovessero discostarsi, anche di poco, dalle previsioni contenute nel Def – dichiara il vi- ce direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini – o se non si realizzassero integralmente le dismissioni programmate, il rispetto del- la regola sarebbe messo a repentaglio». Quanto al piano di privatizzazioni, annunciato proprio per limare lo stock di debito, Signorini lo definisce «ambizioso», ma chiede anche che sia «rapido». Per la banca centrale comunque «l’equilibrio finanziario non si deve perseguire con strategie miopi. Le procedure europee consentono alcuni margini di flessibilità che posso- no essere sfruttati, in accordo con le autorità europee, a patto di avere al tempo stesso una strategia di riforme credibili e una bussola certa per le decisioni sulla finanza pubblica».

La crescita è il pilastro su cui Pier Carlo Padoan ha costruito il Def. Il ministro ripete che «la ripresa è arrivata, ma va sostenuta perché è ancora fragile». E ribadisce in audizione che «a giorni arriveranno le misure fiscali a favore di famiglie e imprese». In ogni caso il ministro si lancia in previsioni ottimistiche. «Stiamo uscendo da questa fase recessiva, il Pil è entrato in territorio positivo già dall’ anno precedente. La nostra previsione è dello 0,8%, un numero più basso di quello proposto e che è in linea con le previsioni dei principali organismi internazionali e del consenso generale – spiega – In ogni caso ritengo che è necessario un atteggiamento prudenziale: non sarei sorpreso se il risultato fosse migliore di quanto previsto adesso ma questo viene lasciato come prospettiva perché la stima dell’anno rimane quella». La crescita sarà sostenuta dalle riforme, che avranno un effetto positivo pari allo 0,3% del Pil. Novità an- che sul semestre di presidenza italiana: al centro del dibattito l’Italia porterà l’accesso al credito, uno dei capitoli più pesanti per la crisi italiana.

MERCATO DEL LAVORO

Importante il riferimento di Palazzo Koch al mercato del lavoro, che potrà riprendere fiato solo con una crescita robusta. «La ripresa non si è nessun modo riflessa sull’andamento del mercato del lavoro – spiega Signorini – questo è naturale perché l’occupazione tende a reagire con un certo ritardo, ma sono opportuni provvedimenti che accelerino la risposta delle impresa alla ripresa economica». Secondo Signorini, «misure che agevolino l’assunzione sono da salutare positivamente: gli interventi che il governo prevede nei vari campi, come i contratti a tutele crescenti siano coerenti e orientati nel lungo termine portino a rapporti tra lavoratori e impresa i più stabili possibile».

Via Nazionale aggiorna anche le stime sui debiti della Pa. I 90 miliardi in- dicati al 31 dicembre 2012 si riferivano a esposizioni anche a breve, cioè non scadute. 90 giorni è il periodo di paga- mento indicato nei termini contrattuali e quindi in quel caso non si può parlare di debiti scaduti.

L’Unità 16.04.14