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Lodo su lodo…arriveremo a Roma

Berlusconi ci riprova: in cantiere il “lodo Ghedini” per trasferire nella capitale i processi in corso a Milano. Anm: “Pronti alla protesta”. Bersani boccia la prosposta di La Russa su un lodo Alfano “costituzionale”: “Noi crediamo nell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge”.
Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a…barare. Il Berlusconi pensiero la vede così, soprattutto quando perdere la partita vorrebbe dire rinunciare alla poltrona e ritrovarsi ai polsi due bei braccialetti di ferro, al posto del solito Rolex. Contro la Corte costituzionale, che ha bocciato il suo lodo Alfano, contro la magistratura che osa trattare lui, il “primus super pares” come un comune mortale, contro l’opposizione che rifiuta una riforma della giustizia a misura di premier, scende in campo l’uomo della legge, l’avvocato Niccolò Ghedini.

Evidentemente dimenticatosi di non essere il ministro della Giustizia, scavalca Angelino Alfano e propone la vera panacea ai problemi del premier: “Per i reati commessi dalle alte cariche il tribunale competente è quello di Roma”. Tutto da rifare, tutto da spostare. È questo il lampo di genio di Ghedini, che avendo ben compreso che il processo, ahimè, ci sarà, sceglie di aggirare l’ostacolo. I processi milanesi del premier verrebbero trasferiti, lontani da quella procura bolscevica, al sicuro, almeno per il momento, nelle mani di giudici che dovrebbero studiare da capo tutti gli atti, che avrebbero bisogno di tanto tanto tempo per convocare la prima udienza, che alla fine, volenti o nolenti, finirebbero col favorire la prescrizione dei reati a carico di Berlusconi.

Viene in mente una canzone di Venditti che diceva: “Bomba su bomba siamo arrivati a Roma…”. Bene anche Mister B. tenterà di espugnare i tribunali della capitale ma lo farà “lodo su lodo”.
Lucido e spietato, il Lodo Ghedini, però, dovrà fare i conti con nemici vecchi e nuovi. L’associazione Nazionale Magistrati risponde a muso duro a quest’ultima trovata, alle aberrazioni della riforma della giustizia in arrivo e agli insistenti attacchi di Berlusconi: “La giustizia non ha bisogno di riforme punitive contro i magistrati, che hanno l’unica colpa di aver emesso sentenze nell’esercizio delle loro funzioni” ha affermato il presidente dell’Anm, Luca Palamara, a Milano per partecipare a un’assemblea straordinaria del sindacato delle toghe nella giornata di mobilitazione della magistratura proclamata contro quelle che definiscono “intimidazioni del potere politico”. Oggi in tutta Italia le corti d’appello svolgeranno assemblee di mezz’ora dove verrà letto e discusso il manifesto di protesta affisso in tutte le sedi di giustizia. Palamara ha affermato che “non è esclusa nessuna forma di protesta” per le affermazioni pronunciate da Silvio Berlusconi che ha definito i magistrati “comunisti” nel corso di un suo intervento alla trasmissione televisiva Ballarò. “Dicono che parliamo troppo, ma non possono farci tacere, siamo in una democrazia, faremo sentire la nostra voce”, ha concluso. Sull’eventualità di spostare i processi delle alte cariche a Roma, ha aggiunto: “Non possiamo andare dietro a questi annunci. La giustizia ha bisogno di riforme urgenti e non di riforme punitive contro i magistrati. Non diciamo sempre di no, ma abbiamo detto anche qualche sì, per esempio rispetto alle riforme effettuate da questo governo nel processo civile”.

Ma a bruciare le aspirazioni di Berlusconi e del suo legale è soprattutto il fuoco amico. La Lega e la componente finiana del partito dicono no all’ennesimo mostro giuridico: i primi, capeggiati dall’anti-Ghedini Giulia Bongiorno, da tempo hanno sposato la strategia della terra bruciata intorno alle assurde pretese del premier; i secondi, in odore di scadenza elettorale, si rendono conto che l’immunità di Silvio non vale la rabbia degli elettori a “tolleranza zero”. Batte un colpo anche il guardasigilli Alfano, che questa volta se ne tira fuori: “Mi sono esposto personalmente con il lodo, gli ho dato il mio nome, ma adesso basta, il mio ministero resta fuori, norme sulla prescrizione e quant’altro dovranno venire dal dibattito parlamentare”. E già, Alfano non ci metterà la faccia, non questa volta, anche perché l’intuizione del Cicerone berlusconiano potrebbe rivelarsi un vero e proprio flop: infatti se da una parte regalerebbe tempo prezioso alla prescrizione, dall’altra annullerebbe la giustificazione di “legittimo impedimento”, la preferita dal cavaliere.

Contrario il Partito Democratico. Il segretario Pierluigi Bersani condanna la crociata di Berlusconi contro i magistrati: “Questi continui attacchi che hanno un rilievo istituzionale sono delle picconate al quadro della nostra convivenza, alla casa comune che e’ garantita da una Costituzione che pretende il rispetto dei ruoli reciproci. Se picconiamo dei muri portanti della casa comune provochiamo veramente dei guai seri”. Bersani spiega che “questa purtroppo e’ la foto di un Paese nel quale spesso e volentieri siamo portati a discutere dei problemi ‘suoi’ invece che di quelli dei cittadini.
E questo e’ un guaio”. Per questo, aggiunge il segretario del Pd, “mi auguro che si possa ritrovare una chiave per cui i cittadini percepiscano che si sta parlando dei loro problemi, altrimenti la questione diventa molto seria”

Bersani inoltre ha avuto modo di rispondere a Ignazio La Russa che nel pomeriggio ha proposto al nuovo segretario un lodo Alfano che recepisca le repliche della Corte: “La Consulta ha detto una cosa piu’ complessa di quella riferita da La Russa. In gioco c’e’ il rispetto di un principio fondamentale della Costituzione, quello della parita’ dei cittadini di fronte alla legge. A questo
principio noi siamo affezionati”.

“ Stupisce che – dichiara il senatore Stefano Ceccanti – dopo la chiara sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, si continuino a ipotizzare nuove leggi ordinarie per creare degli scudi per il presidente del Consiglio, sia pure intervallate da rituali smentite, come accade oggi sul cosiddetto Lodo Ghedini. E’ evidente che l’ipotesi di spostare a Roma i processi per le alte cariche dello Stato violerebbe la Costituzione almeno per due motivi. Innanzitutto la sentenza della Corte sul Lodo Alfano richiede la forma della legge costituzionale, in secondo luogo si tratterebbe di una legge ancor più ad personam del lodo Alfano con effetti retroattivi su un solo processo. Una palese violazione dell’articolo 25 della Costituzione secondo cui nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”.

Il senatore Felice Casson aggiunge: “Per noi Roma è sempre stato il ‘porto delle Nebbie’ dall’epoca di Piazza Fontana in poi I cittadini sono tutti uguali di fronte alla legge e per introdurre dei privilegi, delle garanzie o delle immunità per le più alte cariche dello Stato e’ necessario procedere mediante una legge costituzionale”.
Iv.Gia
www.partitodemocratico.it

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