Giorno: 5 ottobre 2009

Con il sì irlandese riparte l’Europa

Crisi economica, ambiente e immigrazione saranno affrontate con il trattato di Lisbona. Fassino: “Un voto di speranza e fiducia”. Con la schiacciante vittoria del si nel referendum irlandese sul Trattato di Lisbona l’Europa può finalmente ripartire, con più forza e strumenti più efficaci. Gli irlandesi, che nel giugno 2008 avevano bocciato il Trattato di Lisbona con un 53% di no, hanno cambiato idea, e al secondo tentativo lo hanno approvato con un clamoroso 67% di sì. Commenta Piero Fassino, responsabile esteri del PD: “E’ un voto che restituisce speranza e fiducia nell’Europa , che soltanto se saprà parlare con una voce sola e agire unita potrà far fronte alle sfide della globalizzazione e corrispondere alle attese dei cittadini. Decisivo adesso è che il cammino per l’entrata in vigore del trattato di Lisbona sia rapido e determinato, dando così un segnale forte alle opinioni pubbliche dell’intero continente della volontà di dare all’Unione Europea forza, solidità ed efficacia”. ”Il voto positivo degli irlandesi fa ripartire il processo di rafforzamento delle istituzioni europee – commenta David Sassoli, Capodelegazione …

“Grecia, exit poll: il partito socialista verso vittoria netta”, di Gabriel Bertinetto

La destra di Costas Karamanlis subisce una pesante sconfitta nelle elezioni parlamentari e cede il governo della Grecia ai socialisti di George Papandreou. L’esito del voto era ampiamente previsto dai sondaggi. L’incapacità dell’esecutivo ad affrontare la crisi economica e i frequenti scandali in cui sono rimasti coinvolti alcuni suoi esponenti, ne aveva eroso i livelli di popolarità in maniera irrecuperabile. A PARTI INVERSE Stando agli exit-poll ed ai primi conteggi il Pasok potrebbe avere conquistato la maggioranza assoluta dei seggi, fra 155 e 160 su un totale di 300. La percentuale di consensi si aggira intorno al 43%. Nea Demokratia crolla invece dal 41,8% ottenuto nel 2007 al 36,4% e ottiene fra 90 e 100 deputati. Sostanzialmente, se i dati degli exit-poll saranno confermati nei conteggi ufficiali, i due massimi partiti ellenici si scambiano le parti. Nel Parlamento uscente i conservatori avevano 152 seggi ed il Pasok 102. In campagna elettorale Papandreou ha lanciato il progetto di un pacchetto di stimoli statali alla crescita economica attraverso investimenti per 3 miliardi di euro. Per dare copertura …

“Napolitano non aveva alternative”, di Carlo Federico Grosso

Lo scudo fiscale approvato dal Parlamento, politicamente, è molto criticabile: un regalo inaccettabile a chi ha evaso le tasse trafugando illegalmente denari all’estero e che, ora, potrà farli rientrare puliti in Italia versando pochi spiccioli. E’ tuttavia, altresì, grave che un politico di prima fila si sia permesso di attaccare con accuse inaccettabili il Presidente della Repubblica che, promulgando la legge, non ha fatto altro che esercitare, legittimamente, il suo potere. Di fronte allo sconcerto della gente che ha assistito all’incredibile polemica, credo sia opportuno cercare di fare, sommessamente, chiarezza in punto di diritto. Partiamo dal dato di fatto. Il Presidente, ricevuto il testo della legge, lo ha promulgato. Una decisione, a mio parere, giuridicamente corretta. La Costituzione prevede che le leggi siano promulgate dal Presidente della Repubblica (art. 73) e soggiunge che egli, prima di promulgarle, può con messaggio motivato chiedere una nuova deliberazione, ma una volta soltanto. Se le Camere approvano nuovamente la legge, essa dev’essere comunque promulgata (art. 74). È pacifico che questa disciplina non attribuisce al Presidente nessun potere di veto …

“L’anomalia di quel lodo”, di Giovanni Sartori

L’intervento di un conservatore saggio sull’immunità permanente per il Cav., prevista dal Lodo Alfano, e sulla sua incostituzionalità Poco più di sette anni fa — era il 2002 — scrivevo dell’immunità parlamentare e avanzavo una proposta: «consentire al parlamentare di scegliere tra sottomettersi al giudizio della magistratura o invocare l’immunità. Però nel secondo caso non si potrà ripresentare alle elezioni e dovrà affrontare, a mandato scaduto, il corso della giustizia. Questa proposta protegge il rappresentante nell’esercizio delle sue funzioni ma non consente a nessuno di sfuggire alla giustizia per tutta la vita. Immunità sì; ma non un’immunità che trasformi le Camere in un santuario di indiziati in altissimo odore di colpevolezza». Va da sé che questa proposta non fu accolta. Venne invece approvata una legge che fu poi bocciata, nel 2004, dalla Corte Costituzionale. Così ora ci risiamo con il cosiddetto Lodo Alfano. Le novità sono due. Intanto scompare la parola immunità sostituita dalla melliflua dizione «sospensione del processo penale». In secondo luogo questa immunità (perché tale è) si applica soltanto alle più alte cariche …

“Il corruttore difeso dalla politica”, di Giuseppe D’Avanzo

La “discesa in campo” del ´94 è servita al Cavaliere per difendere il proprio interesse, come i partiti della prima repubblica lo avevano aiutato a sviluppare il suo business Paradossalmente metà del Paese è chiamata a difendere un episodio di corruzione che ha assicurato al presidente del Consiglio il dominio nel campo pubblicitario La politica, per Silvio Berlusconi, è nient´altro che il modo più efficace per accrescere e proteggere il suo business. È sempre stato così fin da quando, neolaureato fuori corso in giurisprudenza, si dà agli affari. Forte di legami politici con le amministrazioni locali e regionali – e qualche «assegno in bocca» – diventa promotore immobiliare. La politica gli consente di tenere a battesimo, fuori della legge, il primo network televisivo nazionale. La collusione con la politica – la corruzione d´un capo di governo e il controllo di ottanta parlamentari – gli permette di ottenere, dal presidente del consiglio corrotto, due decreti d´urgenza e, dal parlamento, una legge che impone il duopolio Rai-Fininvest. Non proprio un prometeo dell´economia, nel 1994 è in rotta …

“È scoppiata la guerra civile televisiva”, di Edmondo Berselli

Una volta alla Rai c´era la lottizzazione. Era il metodo più efficace per assicurare l´equilibrio fra i partiti. Un sistema matematico ferreo, una specie di inesorabile manuale Cencelli applicato alle assunzioni e alle nomine di appartenenza, agli spazi e ai tempi per i partiti. Non è il caso di rimpiangere i bilancini e gli equilibrismi di quella che fu definita da Pietro Scoppola la «Repubblica dei partiti». Tuttavia non si può neppure apprezzare, e anzi è decisamente intollerabile, la guerra civile televisiva che si è aperta di recente, per decisione unilaterale: con il primo editoriale di Augusto Minzolini, il direttore neonominato che ritenne opportuno apparire in video per spiegare il silenzio del Tg1 sullo scandalo della prostituzione di regime (con la giustificazione che non c´erano elementi di rilievo giudiziario, e quindi si trattava semplicemente di “gossip”, come ripetono all´unisono tutti gli esponenti della destra). E poi con il nuovo intervento del medesimo direttore del Tg1 contro la manifestazione di Piazza del Popolo per la libertà di stampa, qualificata come una iniziativa volta a instaurare «un …