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“L’Aquila, sindaci in rivolta: risarcimento per tutti”, di Giuseppe Caporale

E una tv locale denuncia: ricostruzione, le banche chiedono tassi altissimi. Sono pronti alla rivolta i quarantanove sindaci dell’area del cratere. Monta la rabbia contro il decreto del governo per la ricostruzione post-terremoto, che la settimana scorsa ha passato il vaglio del Senato, e che giovedì sarà alla Camera per la definitiva convalida. I sindaci, se il testo non verrà corretto, annunciano battaglia. Ieri, durante un’assemblea a cui ha partecipato anche il presidente della Provincia dell’Aquila, Stefania Pezzopane, si è deciso di far scattare subito la mobilitazione.

«Ciò che ci amareggia», ammette il sindaco di Acciano, Americo Di Benedetto, «è che è evidente che siamo di fronte a un problema di fondi, di risorse pubbliche che mancano, ma il governo questo non lo ammette. Avvertiamo quasi di essere presi in giro, se prima si annuncia di voler aderire alle nostre legittime richieste, e poi nel testo di legge i buoni propositi scompaiono del tutto». Due le rivendicazioni fondamentali da parte dei quarantanove sindaci: da una parte il risarcimento del cento per cento anche per i proprietari non residenti che hanno avuto la loro casa distrutta. Dall’altra, il risanamento dei bilanci dissestati dei piccoli Comuni a causa del terremoto. «La gran parte degli immobili presenti nel nostro territorio è di proprietà di persone non residenti nell’Aquilano – continua Di Benedetto – escluderla vorrebbe dire bloccare la ricostruzione».

«Se poi si tolgono i fondi anche ai piccoli Comuni, allora non accetteremo un minuto di più inermi davanti a un atto di liquidazione del nostro territorio». E infatti tra le ipotesi di una possibile protesta, c’è anche quella della riconsegna di tutte le fasce tricolori dei quarantanove sindaci.

Dice la Pezzopane: «Lanciamo adesso un appello a tutti i deputati e al presidente della Camera, Gianfranco Fini, affinché vengano accolti durante la seduta i nostri emendamenti». Intanto, sempre in tema di ricostruzione, proprio ieri, un cittadino aquilano, proprietario di un immobile, ha denunciato in un video la richiesta di tassi d’interesse pari all’8,50 e al 9,80 per un prestito personale finalizzato alla ricostruzione. Il prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, ha acquisito il video.

Ieri intanto, per fronteggiare il caldo afoso ancora più insopportabile nelle tendopoli, sono stati installati dalla Protezione civile settemila condizionatori. L’obiettivo è di coprire tutti i campi nel più breve tempo possibile. Ieri la temperatura ha raggiunto i 31 gradi. «In pochi giorni siamo passati repentinamente da freddo e pioggia al caldo torrido – commenta Ettore De Santis, dalla tendopoli di Roio Poggio – prima era difficile passare la notte senza riscaldamento, ora è impossibile stare nelle tende senza accendere il condizionatore». Se la situazione è quasi sotto controllo all’Aquila, le cose vanno un po’ peggio nei paesi, dove continuano a registrarsi malori, difficoltà respiratorie e anziani ridotti allo stremo.

La Repubblica 24.05.09

2 Commenti

  1. Anonimo dice

    Allora posso chiedere gentilmente dove sono andato a finire
    i solde che noi abbiamo donato alla ricostruzione e aiuto
    per le famiglie in tenda?

  2. Redazione dice

    Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal Circolo PD c/o la Presidenza dei Ministri e Protezione Civile

    «Caro Segretario,
    Siamo orgogliosi che Tu abbia indicato, chiaramente, quale sia la via da seguire per la ricostruzione delle zone colpite dal recente sisma abruzzese: rapida,trasparente e democratica .
    Il messaggio che hai lanciato assume ancor più forza nel momento che questo messaggio è partito da un territorio che ha sperimentato, con successo, un metodo di intervento, eletto a sistema di protezione civile, che questo governo e l’attuale gestione della Protezione civile ha derubricato a inefficiente senza indicarne le ragioni e adoperandone un altro basato su intuizioni legate alla contingenza, intuizioni che per quanto apparentemente brillanti, non si ispirano a nessun modello operativo di protezione civile fin d’ora conosciuto e praticato e men che meno a criteri di una semplice (per quando lo possa essere) pianificazione d’emergenza.
    Un “metodo” non si inventa all’impronta: quello che ha ricostruito la vasta zona danneggiata dal terremoto del 1997 che colpì le Marche e l’Umbria, non è nato lì per lì, non inventato l’oggi per il domani ma è il frutto di un lungo processo politico e tecnico che si perde nel tempo. Un processo politico la cui gestazione è durata 40 anni nel Parlamento dal 1950 (primo tentativo Scelba) al 1992 (legge 225/92), per poi decollare definitivamente con i governi del centrosinistra che addirittura vollero conferire alla Protezione civile un importanza di rilievo costituzionale (riforma Titolo V della Costituzione).
    Un vero e proprio, consentici, gioiello istituzionale, vicino ai cittadini. Tanto vicino che il Sindaco è ancora oggi autorità di protezione civile, nonostante che i due uomini « del fare » abbiano scippato questo gioiello al Paese, tentando di trasformarlo in uno strumento ordinario di governo in virtù degli ampi poteri di deroga che a questo gioliello istituzionale sono stati attribuiti per il bene e la preservazione dei beni della collettività e non certamente per meri scopi elettoralistico–politici.
    Le Tue critiche non vengono gradite. E il fastidio che esse generano sono il chiaro segnale che si è imboccata la strada giusta per evitare una permanenza nelle tende di migliaia di persone e di mettere in atto procedure di ricostruzione che potrebbero avere dei risvolti inquietanti sia per metodo che per sostanza.
    Ci sono circa 18.000 persone in tenda e 33.000 alloggiate in alberghi. Persone alle quali va ridata dignità e speranza di vita; e speranza e dignità possono esistere soltanto se vi è all’orizzonte la possibilità di ricostruire un focolare domestico, avere un tetto, una casa sulla terra che queste genti ha visto nascere e vivere, impedendo qualsiasi malcelato tentativo di mettere in opera esodi coatti di intere comunità attraverso una lunga permanenza nelle tende, sia escogitando marchingegni legislativi per sfinirli e allontanarli.
    Come dice un autorevole esponente del PD, il Presidente del Consiglio, entra nelle case dei cittadini per mezzo delle antenne che possiede, per questo grida. Noi facciamo una cosa più difficile: incontriamo la gente, entriamo dai portoni, saliamo le scale, stringiamo le mani, guardiamo negli occhi, ascoltiamo, percepiamo e per realizzare tutto questo il nostro approccio politico non può che essere improntato ai valori della serietà, onestà, pacatezza e determinazione..
    Tu lo hai fatto esortando l’Esecutivo a non fare vane promesse, a desistere dalle mirabolanti sfide come quella di abolire una delle tre fasi della “ricostruzione”, ossia quella che prevede un passaggio dalla tenda ad un alloggiamento transeunte, ma certamente meno promiscuo e assolutamente più vivibile.
    Grazie Segretario»
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    facebook: circolo Pd PCM
    blog: http://www.protezionecivilepd.ilcannocchiale.it

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