università | ricerca

Università, Pd: per ricercatori il governo mette pochi spicci

Ghizzoni: quanto offerto è meno della metà del taglio dell’ultima finanziaria. “Alla fine il governo ha partorito il topolino” così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni motiva l’astensione del suo gruppo all’emendamento del governo per i 1.500 ricercatori sottolineando che “quanto offre il governo ai ricercatori, strutturati e precari, è meno della metà del tagli disposti nella finanziaria per il 2009 e meno della metà di quanto richiesto dalle opposizioni sulla base di realistiche previsioni”.

2 Commenti

  1. Luca dice

    Mi trovo nelle identiche condizioni del dott. Mondini: 36 anni, 12 anni di ricerca e didattica precaria (dottorato, periodo all’estero, assegni di ricerca etc…) e tante pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.
    E’ vero che potrebbe essere bloccato l’accesso a chi ha passato una certa età o ha comunque passato un certo numero di anni come precario?
    Se così fosse è la fine per noi (ma a nessuno importerà) e la fine definitiva della ricerca, perchè verranno cacciate “per legge” le persone con più esperienza lasciando la ricerca in mano a vecchi prof. (che non fanno più ricerca da anni) e giovani neolaureati inesperti. Si perderebbe un bagaglio di esperienza decennale… e poi sarebbe un provvedimento tipicamente stalinista.
    Cosa ne pensa?

    Grazie dell’attenzione

    Luca

    Università di Firenze

  2. m. mondini dice

    Gentile Onorevole Ghizzoni

    Domani si dovrebbe concludere la discussione del DDl Gelmini di (cosiddetta) riforma organica dell’università. Sono tanti i punti dolenti su cui lei ha condotto, sta conducendo (e, speriamo in molti, condurrà) la sua battaglia di opposizione. Mi permetto, come ricercatore precario, come docente universitario (precario), come borsista e assegnista “di lungo corso”, di attirare la Sua attenzione sull’emendamento presentato dall’on.le Pepe sull’esclusione (anagrafica) dalla selezione per ricercatore di coloro che abbiano compiuto più di 35 anni. Dopo sette anni dal dottorato, anni trascorsi a lavorare nella ricerca italiana e internazionale e a pubblicare su riviste europee ed americane e per case editrici di rilievo nazionale, sapere che non potrò mai aspirare nemmeno al grado più basso della carriera accademica per aver compiuto 36 anni da alcuni mesi è più che sconfortante; è un tradimento da parte del paese per cui ho investito la mia vita e il mio sapere. Ogni selezione di merito è ben accetta; ogni discriminazione sulla base dell’età confligge con la Carta europea del ricercatore, a cui il nostro Paese dovrebbe adeguarsi, e con un’ovvia logica scientifica e meritocratica (termini di cui, pure, la legge in discussione si innerva e si ammanta).
    Siamo in molti, cosiddetti (ormai ex) giovani ricercatori precari, a pregarla di fare quanto possibile per affossare quell’infausto emendamento. Non è l’unico aspetto deteriore della legge, certo, ma sarebbe la pietra tombale per un’intera generazione.
    Con stima e cordialità

    Marco Mondini
    Università di Padova

I commenti sono chiusi.