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Via libera al fisco regionale. Il PD si astiene in Commissione Bicamerale

La Bicamerale per il federalismo fiscale ha approvato oggi pomeriggio il parere di maggioranza sul decreto legislativo in materia di fisco regionale. Quindici i voti a favore (Pdl, Lega e Svp), dieci gli astenuti (il Pd). Quattro i voti contrari. Il Pd ha deciso l’astensione perché il governo ha accettato le modifiche proposte dal partito, mettendo un freno alle imposte e prevedendo di ridare elle regioni i fondi tagliati fin qui.

Il governo “ha visto la nostra serietà”, ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. “ Ora si fermi, perché la parte sul federalismo comunale non sta in piedi. E il federalismo sta crescendo come un albero storto. Si fermi dunque e apra una riflessione. Se non lo fa, noi ci prenderemo la nostra libertà”.

Davide Zoggia, responsabile Enti locali del Partito democratico, ha così commentato l’esito del voto: “Abbiamo limitato i danni fatti da governo e Lega, ma il federalismo vero è altra cosa rispetto a ciò che partorirà una maggioranza sempre più lontana dai problemi degli italiani. L’impianto generale purtroppo, nonostante i nostri interventi continua, per colpa della Lega, ad essere inadeguato e in alcune parti dannoso per i cittadini. Grazie al lavoro fatto nella Bicamerale il Pd è almeno riuscito a contenere i tagli effettuati con la legge 78 dello scorso luglio facendo reintrodurre risorse per servizi fondamentali alla collettività. A questo punto sarebbe saggio che il governo riconsiderasse anche l’assetto del federalismo municipale e consentisse di correggerne le tante incongruenze presenti”.

Oggi c’è stato anche l’incontro tra il governo e la conferenza delle regioni, incontro che si è concluso positivamente. “Il Governo rispetta tutti i punti dell’accordo del 16 dicembre e ciò è indubbiamente il frutto di un lavoro lungo, complesso e faticoso portato avanti dalle Regioni. Un impegno che ha seguito un filo logico coerente sin dal varo della manovra estiva, quando abbiamo sostenuto che con i tagli imposti dalla finanziaria il federalismo fiscale non sta in piedi” ha dichiarato il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani.

“In sostanza – ha proseguito Errani – sono riconosciuti i 425 milioni di euro aggiuntivi per coprire i tagli al Trasporto Pubblico Locale, risorse da considerarsi fuori dal Patto di Stabilità e quindi spendibili. E’ stabilita la fiscalizzazione del Trasporto Pubblico Locale a partire dal gennaio del 2012. Sono rivisti per le Regioni che rispettano il Patto di Stabilità i tagli previsti dalla stessa manovra estiva. Scelte fondamentali per poter avviare il percorso del federalismo fiscale. D’ora in avanti potremo verificare davvero la possibilità reale, nell’ambito dello scenario del federalismo fiscale, di poter garantire servizi fondamentali per i cittadini, senza aumentare le tasse. Ciò naturalmente richiede un coordinamento con le norme previste dal decreto sul federalismo municipale per superarne i limiti, sviluppando opportunità per i territori. Va anche considerato – conclude Errani – che sono stati accolti e finiranno poi nel testo relativo al federalismo fiscale regionale una serie di importanti emendamenti, relativi ai fondi di perequazione, alla manovrabilità dell’addizionale IRPEF, che non dovrà comportare aggravio fiscale e che dovrà partire dal 2013, ai meccanismi di garanzia della copertura finanziaria a fronte di minori gettiti”.

da partitodemocratico.it

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«Federalismo, stavolta il Pd ci sta», di Raffaella Cascioli
Sul nuovo fisco regionale il governo accetta correzioni importanti: Errani soddisfatto, i democratici
si astengono
Nella complessa partita sul federalismo regionale, che si è di fatto conclusa ieri con il voto in bicameralina, è possibile individuare più di un giocatore determinante. A cominciare dalle regioni, che sono riuscite ad inchiodare Tremonti al rispetto dell’accordo raggiunto a dicembre sul trasporto pubblico locale.
Importante anche il ruolo svolto dal Pd che si è visto recepire negli ultimi giorni molte delle modifiche proposte. Fino al recepimento, impensabile fino a qualche settimana fa, della clausola di salvaguardia e del congelamento delle addizionali regionali Irpef. Con la speranza che, per questa via, il governo debba avviare un ripensamento del decreto sulla fiscalità municipale.
E così, al termine di una giornata fitta di incontri e di trattative, è arrivato nel pomeriggio il via libera a un decreto sulla fiscalità regionale sul quale si è registrata l’astensione del Pd e il voto contrario di Idv e rappresentanti del Terzo polo ad eccezione di Linda Lanzillotta, non presente al momento della votazione ma contraria a un provvedimento che a suo dire «è un regalo alla Lega». I dieci parlamentari del Pd in bicameralina hanno deciso l’astensione a maggioranza dopo che in mattinata si era svolta una riunione alla presenza del segretario Pier Luigi Bersani nel corso della quale si era preso atto che Calderoli aveva accolto molte proposte del Pd avanzate dal relatore di minoranza Francesco Boccia. Una riunione nel corso della quale si erano stilate alcune condizioni che sono state accolte dal governo al punto da determinare l’astensione del Pd.
Nel corso dell’incontro erano emerse alcune perplessità – espresse da Antonello Soro e da altri – sul tipo di condotta politica da tenere circa l’opportunità di astenersi rispetto a un voto contrario. Perplessità che non disconoscevano i miglioramenti ottenuti dal Pd ma che facevano pesare le disparità territoriali e le distorsioni della fiscalità comunale. Alla fine si è optato per un’astensione condizionata al recepimento di alcuni paletti. Nell’occasione il vicesegretario Enrico Letta aveva insistito sul fatto che si sarebbe fatto un grosso sbaglio configurando «tutti i passaggi parlamentari come l’ultima occasione cruciale per dare la spallata».
In realtà il primo via libera al decreto è arrivato in mattinata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che a nome dei governatori ha annunciato il rispetto da parte del governo di tutti i punti dell’accordo di dicembre con particolare attenzione ai 452 milioni di euro aggiuntivi promessi per coprire i tagli al trasporto pubblico locale. «Si apre ora una fase molto importante per tutti – ha spiegato Errani – Vedremo se le intenzioni sul federalismo fiscale saranno realmente concrete».
Determinante alla configurazione dell’impianto finanziario del decreto è stato il Pd, che è riuscito a incassare molte delle modifiche proposte tra cui l’introduzione della cosiddetta “clausola di salvaguardia” per evitare l’aumento della pressione fiscale a seguito dei tagli operati con la manovra del 2010. I democratici hanno chiesto ed ottenuto il congelamento al 2013 della addizionali regionali Irpef, evitando fra l’altro la balcanizzazione dell’imposta visto che la successiva maggiorazione non troverà applicazione sui redditi del primo scaglione.
Ed ancora il Pd ha avuto soddisfazione anche sul fondo perequativo e sulla definizione dei fabbisogni standard. «Sono state recepite le nostre condizioni – ha spiegato il vicepresidente della bicameralina Marco Causi – a questo punto dobbiamo chiedere al governo per coerenza di riscrivere il decreto sulla fiscalità comunale». In serata il capogruppo Pd alla camera Dario Franceschini ha parlato di un ottimo lavoro di squadra nel Pd «che ha portato a un sostanziale miglioramento del testo», mentre Bersani ha esortato il governo a prendere una pausa di riflessione sul progetto generale del federalismo che rischia di crescere storto.

da www.europaquotidiano.it

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Sì alla clausola di salvaguardia sui tagli del 2012

Nato per accorpare tre distinti decreti (fisco regionale, provinciale e costi standard), il provvedimento approvato ieri in bicamerale si è arricchito di giorno in giorno di nuovi contenuti. L’ultimo ieri quando il Governo ha deciso di inserire, su pressing di Pd e governatori, la «clausola di salvaguardia» sui tagli imposti alle regioni dalla manovra estiva un anno fa.

Il punto si farà l’anno prossimo. In modo da arrivare all’anno “zero” del fisco regionale, il 2013, con idee e conti più chiari. Se le condizioni finanziarie lo permetteranno, non si terrà conto della sforbiciata da 4,5 miliardi contenuta nel Dl 78 del 2010. Altrimenti sarà un tavolo formato da esecutivo e governatori a proporre «modifiche o adeguamenti al fine di assicurare la congruità delle risorse» nonché il loro ammontare rispetto «alle funzioni svolte». Affidando alla legge di stabilità il compito di indicare come e dove intervenire per rimpinguare le casse o ridurre i compiti da svolgere.
Modifiche dell’ultim’ora a parte, l’impalcatura del Dlgs è quella concordata gomito a gomito col Pd la settimana scorsa. Le Regioni avranno in dote un’addizionale Irpef formata da una parte fissa e una variabile: la prima sarà fissata all’inizio allo 0,9% ma è probabile che dal 2013 salga almeno di un altro punto visto che dovrà compensare l’addio alla compartecipazione regionale all’accisa sulla benzina che, dice la relazione tecnica del Governo, vale 1,7 miliardi; la parte variabile sarà dello 0,5% nel 2013 (su tutte le fasce di reddito) per salire all’1,1% nel 2014 e al 2,1% nel 2015 (escluso chi guadagna meno di 15mila euro).

In aggiunta i governatori avranno anche una compartecipazione all’Iva territoriale (all’inizio del 44,7% ma rivista a partire dal 2013) e i 30 miliardi dell’intera Irap. Che, a partire dalla stessa data, potrà anche essere ridotta fino a zero ma non da chi ha aumentato l’addizionale Irpef oltre l’1,4 per cento. Il menu delle risorse che dal 2013 sostituiranno i trasferimenti statali sarà completato da sei tributi minori che erano erariali e saranno regionali, dagli introiti della lotta all’evasione e dalle quote del fondo perequativo. Perequazione che permetterà il finanziamento al 100% dei livelli essenziali delle prestazioni nelle funzioni fondamentali (sanità, scuola, assistenza e trasporto locale) calcolati a costi standard. Nelle altre materie si punterà a ridurre del 75% le differenze tra territori ricchi e poveri.
Per la sanità, infine, il copione della vigilia è stato rispettato alla lettera. Regioni benchmark saranno le 3 scelte politicamente in una rosa delle 5 migliori (nessuna sotto piano di rientro): una del Nord, una del Centro, una del Sud, con almeno una realtà «di piccola dimensione geografica». Anno di partenza sarà il 2013 e i conti si faranno sulla base dei bilanci del 2011.

Nessuna concessione al Sud sul reclamato «indice di deprivazione» per il riparto delle risorse – che continuerà ad avvenire in base alla «popolazione pesata» per età – anzi il riconoscimento che la regione migliore non potrà avere meno finanziamenti di quelli del 2012. Per la sanità ci saranno però «interventi strutturali» per colmare i gap infrastrutturali che hanno effetti sui costi delle prestazioni: riguarderanno il Sud e le aree montane o le piccole isole. Le «carenze strutturali» saranno misurate sulla base di «specifici indicatori socio-economici ambientali» di disagio, tutti da definire. E in ogni caso si terrà conto dei fondi per gli interventi straordinari per l’edilizia sanitaria, in vigore dal 1988, che proprio al Sud sono stati dilapidati o poco e male impiegati.

Non mancano infine per la sanità le «osservazioni» accolte dal Governo. Come i premi per chi pagherà al meglio beni e servizi con le centrali d’acquisto e le sanzioni per chi non lo farà. Beni e servizi per cui si punta a dettagliati «prezzi di riferimento». Mentre per la farmaceutica si chiede che il Ssn eroghi gratis solo quelli prescritti dai medici «secondo la quantità» e le «dosi». Un film che forse vedremo con le prossime manovre.
(Eu. B. e R. Tu.)
Il Sole 24 Ore 25.03.11

1 Commento

  1. «Chiamparino: rivedere i trasferimenti dei Comuni», di G. Tr.
    da http://www.ilsole24ore.com

    «Ho appena finito di scrivere una lettera al presidente del consiglio per chiedere un incontro urgente su due temi: se si riducono i tagli ai trasferimenti bisogna coinvolgere anche i comuni, perché non è possibile trattarci con due pesi e due misure, e l’introduzione del fondo perequativo delle città metropolitane nel decreto su regioni e province è inaccettabile, perché sembra escludere surrettiziamente le città dal comparto dei comuni».
    Sergio Chiamparino non alza le barricate, ci tiene a dirsi “soddisfatto” dell’approvazione di giovedì sul fisco regionale, ma non usa mezze parole. L’atteggiamento nei confronti del governo è simile a quello verso il Pd: «Sono contento che il Pd abbia cambiato atteggiamento, ma mi sfuggono le ragioni: che cos’è cambiato rispetto a dicembre, quando si sono fatte le barricate sul fisco dei comuni?».
    L’astensione del partito democratico è arrivata dopo una trattativa serrata, e la decisione di accogliere emendamenti “pesanti” che modificano le dinamiche dell’addizionale Irpef e fissano una disciplina per il rodaggio del nuovo fisco. «È vero, il confronto è stato serrato, ma la sostanza della riforma non cambia, perché non si tratta di correttivi rivoluzionari. Ce ne sono di positivi, mentre l’abbassamento della clausola di salvaguardia sugli aumenti delle addizionali non mi pare un segnale di grande attenzione nei confronti di quelli che dovrebbero essere i nostri ceti di riferimento. Comunque sia, il senso della riforma resta immutato, e implicitamente si riconosce che al federalismo servono risorse».
    Il problema sollevato dal sindaco di Torino non riguarda un presunto grado di “morbidezza” dell’opposizione, ma si riferisce direttamente alla distanza fra le scelte di oggi e l’atteggiamento tenuto dal Pd sul federalismo municipale. «Intendiamoci – chiarisce subito il presidente dell’associazione dei comuni: – io avrei preferito un atteggiamento diverso anche sul decreto relativo al fisco delle città; prendo atto che il cambio di rotta è arrivato solo ora ma mi chiedo il perché».
    A cambiare profondamente rispetto a gennaio, però, è il clima politico, dopo l’archiviazione delle ipotesi di spallata al governo e il recupero di numeri più certi della maggioranza. «Lo capisco bene – ragiona Chiamparino –, ma non mi pare che questo abbia messo in soffitta l’esigenza di costruire un’alternativa seria al centrodestra. Se è solo questo a far passare il Pd dall’ostruzionismo all’astensione, poi, ha ragione Luca Ricolfi quando dice che si guardano solo le cornici e si dimenticano i quadri». Una lettura diversa rispetto a quella offerta dal vicesegretario del Partito democratico, Enrico Letta, che ieri a Nord Camp, la manifestazione organizzata dal “suo” think tank TrecentoSessanta quest’anno a Iseo, in provincia di Brescia, ha ribadito che la scelta assunta giovedì dal partito dipende «dal merito del provvedimento, che abbiamo corretto in profondità».
    Nel merito, uno dei correttivi più importanti è la rimodulazione dei tagli alle regioni che, nel sistema di finanza locale ancora appoggiato alla dipendenza fra livelli di governo, è destinato a dare ossigeno anche ai comuni. «Soprattutto sul trasporto pubblico locale – riconosce il presidente dell’associazione dei sindaci – l’effetto è importante, e per questo accolgo con favore questa decisione. Se il governo ammorbidisce i tagli, però, significa che registra un cambiamento del quadro economico-finanziario, in modo da rendere possibile questi alleggerimenti: se è così, bisogna subito convocare tutte le parti, regioni, province e comuni, e attuare una revisione complessiva dei livelli da garantire a ciascuno».
    Le regioni, insieme alla revisione della stretta sull’assegno statale, si sono viste sospendere di nuovo fino al 2013 la facoltà di aumentare le addizionali, “semiliberate” da subito per i comuni. Anche questo doppio binario è andato di traverso a molti sindaci, che accusano di essere trattati come “istituzioni di serie B”; in questa lettura i governatori, che hanno più peso sulla politica nazionale e sul bilancio pubblico, hanno ottenuto l’alleggerimento dei tagli, mentre per recuperare risorse i sindaci possono solo indossare la giacchetta sgradita del tassatore. Chiamparino non arriva a una lettura così brutale, ma non la smentisce. «Noi – spiega – abbiamo chiesto autonomia immediata proprio perché siamo strozzati dai tagli. Non si può essere severi solo con i comuni, che come ricordo sempre sono l’unico comparto ad aver portato un contributo positivo ai saldi di finanza pubblica».

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