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"Missione fallita, Masi lascia la Rai per lui pronto il vertice Snam", di Francesco Bei

Svolta ai vertici di viale Mazzini. Il dg Mauro Masi lascia la Rai e si avvicina alla Snam. Alla base del cambio, l’incapacità di gestire Floris, Santoro, Fazio e Gabanelli. Per il suo posto in lizza Lorenza Lei e Verro. L’era Masi è al tramonto. Martedì prossimo, con un anno di anticipo sulla scadenza, il direttore generale della Rai lascerà l’ufficio al settimo piano di viale Mazzini e spegnerà la luce dietro di sé. Missione fallita, il premier è scontento, i “nemici” di Berlusconi sono ancora tutti al loro posto: da Santoro alla Gabanelli, da Fazio a Floris, fino alla Dandini. Nonostante gli innumerevoli tentativi di imbrigliarli e censurarli in pubblico, nonostante Masi ce l’abbia messa tutta, quei cinque sono ancora in video. E il direttore generale, quello che criticò le pressioni del premier sulla Rai in una memorabile intercettazione – «manco nello Zimbabwe» – ora se ne deve andare.
Certo, non andrà in esilio a Ventotene.

È pur sempre un ex segretario generale di Palazzo Chigi e Gianni Letta lo tiene in gran conto. Per lui è dunque pronta la poltrona di amministratore delegato di Snam Rete Gas. Una postazione defilata (occupata ora da un ingegnere giudicato da tutti molto competente, Carlo Malacarne) ma che consentirebbe a Letta di mettere un suo uomo nella società controllata dall’Eni, soprattutto se il presidente del cane a sei zampe, Roberto Poli, dovesse essere sostituito da un candidato scelto da Tremonti. Oltretutto la Snam, il colosso che possiede materialmente i “tubi” del gas, si trova al centro in questi giorni di una partita delicatissima. L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che dovrebbe portare
alla separazione di Snam da Eni, restituendo alla società pubblica una piena autonomia. Ma Scaroni sembra avere altri piani ed è tornato a parlare di una possibile vendita del gioiello di famiglia.

Questi sono tuttavia problemi

L’avvicendamento al prossimo Cda di martedì. Decisivo per il dg il mancato allontanamento dal video dei “nemici” di Berlusconi, da Santoro a Fazio

del futuro. Nell’immediato Masi lascia (con circa 120 milioni di euro di indebitamento) una società nel mezzo di uno scontro politico sui conduttori non allineati al governo. In commissione di Vigilanza è stato solo rinviato di qualche giorno il redde rationem sul testo Butti, quello che impone l’alternanza dei conduttori nei talk show e sancisce la libertà dei direttori dei Tg (leggi Minzolini) di fare editoriali. Se anche il testo venisse ammorbidito rispetto all’originale, come il Pdl sembra disposto a fare, resta comunque la stretta sulla libertà editoriale dei conduttori. Una vicenda che sarà il prossimo direttore generale a gestire.

In pista ci sono due nomi. Quello della vice di Masi, Lorenza Lei, e quello del consigliere del Cda, Antonio Verro. Con Guido Paglia come terzo incomodo. Se Verro è di provata fedeltà berlusconiana (è stato deputato di Forza Italia), la Lei può vantare un curriculum da manager del servizio pubblico. Inoltre Leii ha una freccia micidiale nel suo arco, specie ora che Berlusconi ha bisogno del sostegno del Vaticano a causa del Rubygate. È conosciuta per la sua fede cattolica (fu la responsabile Rai per il Giubileo) ed è molto apprezzata Oltretevere. Ha rapporti personali sia con il presidente della Cei, Bagnasco, che con il segretario di Stato, Bertone.

Il ministro Paolo Romani, ha scritto l’Espresso, continua a ricevere da Bertone chiare indicazioni – «perfino via telefono in pieno Transatlantico» – per la promozione della Lei.
La Lei, se sarà effettivamente lei, si troverà dunque a misurarsi con il compito lasciato a metà da Masi: far fuori i conduttori sgraditi. A maggio scadranno i contratti dei magnifici cinque e in sede di rinnovo, con il testo Butti approvato in Vigilanza, il nuovo Dg proverà a dettare le sue condizioni.

La Repubblica 26.03.11

1 Commento

  1. «Masi in bilico, tra i vertici Rai cresce il malessere», di Marco Mele
    da http://www.ilsole24ore.com

    I l direttore generale non ha intenzione di dimettersi, la notizia è priva di fondamento. La Rai smentisce le anticipazioni di stampa circa le dimissioni di Mauro Masi dal vertice dell’azienda.
    Il malessere tra lo stesso vertice e il governo e la maggioranza di centro-destra da una parte, però, e quello all’interno degli organismi dirigenti Rai è reale. Gli argomenti non mancano. Siamo alla vigilia della par condicio e la Vigilanza sta per decidere se, anche per questa tornata di elezioni amministrative, i programmi di approfondimento informativo saranno assimilati o meno alle tribune elettorali.
    Un’intromissione pesante nelle vita dell’azienda: basti pensare alla rinuncia eventuale, per un mese e mezzo, ballottaggi esclusi, degli ascolti di Anno Zero, di Ballarò o di Porta a Porta. Questo mentre Mediaset potrà fare gli scontri diretti tra i candidati sindaci a Matrix e in altri approfondimenti, perché l’Agcom ha già detto che si atterrà alla sentenza del Tar che, per i privati, ha cancellato l’equiparazione già negata dalla legge sulla par condicio e dalla Corte Costituzionale. Questo mentre si discute in Vigilanza anche un atto d’indirizzo sull’informazione per la Rai il cui testo di maggioranza, sempre che venga approvato, è stato giudicato inattuabile da alcuni consiglieri di Viale Mazzini.
    A giugno, poi, andranno rinnovati alcuni contratti per programmi di grande successo per la Rai, da Che tempo che fa ad Anno Zero finora non rinnovati, anche se Masi ha assicurato il Cda della volontà di farlo. Non è certo un mistero che nel governo ci sia chi ha chiesto allo stesso Masi di “chiudere” proprio certi programmi, anche se Santoro va in onda solo grazie a una sentenza della magistratura (e fa il doppio della media di rete!).
    La nomina del successore di Mario Orfeo al Tg2, poi, ha registrato una battuta d’arresto per le pressioni arrivate sul vertice Rai dai partiti di maggioranza, tanto che c’è chi paventa un interim, non voluto dalla redazione, per prendere tempo.
    C’è poi la vicenda del danno erariale imputato dalla Corte dei Conti ai consiglieri che hanno nominato Franco Meocci direttore generale, di cui due, Angelo Petroni e Giovanna Bianchi Clerici, siedono ancora in Cda. Un emendamento alla legge comunitaria ha annullato il danno erariale per gli amministratori di aziende pubbliche (ma non per un assessore).
    Bisogna capire, però, se il testo non verrà messo in discussione in sede di ratifica. Dall’opposizione Giuseppe Giulietti di Articolo 21 e Vincenzo Vita (Pd) si chiedono: «Davvero con l’uscita di Masi si chiude anche la stagione delle censure, della faziosità, delle molestie verso autori e programmi sgraditi al capo supremo?».

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