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Bersani a Monti: «Noi preferiamo la concertazione», di Maria Zegarelli

Al leader Pd non sono piaciute le esternazioni del premier «Le riforme migliori le ho fatte sempre col dialogo». Intervista al Financial Times che lo definisce un leader responsabile «in grado di vincere le elezioni». All’Assemblea nazionale di domani i punti cardine della Carta di intenti da sottoporre ai futuri alleati. Quelle parole pronunciate l’altro ieri dal presidente del Consiglio Mario Monti «esercizi profondi di concertazione in passato con le parti sociali hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli e nipoti non trovano facilmente lavoro» non sono piaciute affatto in Largo del Nazareno. E ieri il segretario Pd lo ha esplicitato calibrando le parole ma con determinazione. Il dialogo e la concertazione «fanno bene a tutti», dice Pier Luigi Bersani arrivando nella sede Pd dopo l’incontro al Quirinale con Giorgio Napolitano con il quale ha discusso di legge elettorale.
LA CONCERTAZIONE
«Ognuno ha la sua esperienza, e io rispetto le esperienze di tutti. La mia commenta , di esperienza, mi dice che a me è capitato di fare riforme anche piuttosto notevoli, sempre con la discussione e il confronto. Certo, senza che qualcuno assumesse un diritto di veto, ma anche senza pensare che fosse inutile discutere».
Evidente il riferimento alle sue famose «lenzuolate» e al braccio di ferro con commercianti, banche, assicurazioni e farmacie. Non furono momenti facili con le forti resistenze di lobbies e poteri forti, ma proprio quell’esperienza, tra le altre dei governi di centrosinistra, ricordano al Nazareno, dimostrano che «le riforme si possono fare anche con il dialogo».
E se non è certo un mistero che Monti non abbia mai «digerito» troppo la concertazione è pur vero che se lo ribadisce in qualità di premier le sue parole assumono un valore molto diverso. Parole che non sono piaciute affatto a Susanna Camusso la Cgil ha annunciato uno sciopero generale contro la mannaia su pubblica amministrazione e lavoro e che sono state lette come una sorta di monito alle forze politiche che come il Pd su alcuni temi sono più vicini al sindacato che non alle misure individuate dal governo su sanità, tagli agli enti pubblici e la famosa questione degli esodati. È pur vero che nello stesso Pd c’è chi proprio in questi giorni, alla luce delle tensioni tra forze sociali e governo, chiede maggiore coerenza tra quanto si fa in Parlamento sostegno leale a ogni provvedimento dell’esecutivo e alcune dichiarazioni di dirigenti molto critiche.
VERSO L’ASSEMBLEA
Il segretario sa bene quanto alta sia la tensione nel suo partito. Chi preme per la data delle primarie; chi accusa mal di pancia dovendo votare alcune misure del governo e chi sostiene «senza se e senza ma» l’attuale esecutivo e non ne può più dei «distinguo» di alcuni dirigenti. In una intervista al Financial Time che lo ha definito un politico «responsabile», in grado di vincere le elezioni, niente a che vedere con lo stile «sgargiante e sguaiato ma incisivo» di Beppe Grillo Bersani pur ribadendo alcune critiche è tornato a difendere il premier e il suo operato. Intanto, nell’intervista, sembra rispondere indirettamente sia a Pier Ferdinando Casini sia ai quindici parlamentari Pd, che chiedono continuità con l’operato di Monti anche dopo il 2013, assicurando che soltanto il suo partito può garantire la stagione di riforme avviata dall’attuale governo, cosa di cui si dice grato al presidente del Consiglio.
Poi, puntualizza: «Ci sono cose che Monti ha fatto e non mi sono piaciute? Certo, ne posso elencare molte. Ma non sento di poter rimproverare Monti, che ringrazio per essersi assunto la responsabilità del Paese, bene e con credibilità». Dunque par di capire che il leader democratico non giocherà la sua campagna elettorale sulla discontinuità tout cour come invece ha fatto il neopresidente francese Francois Hollande perché le politiche del governo tecnico lasceranno «un’impronta, un’eredità. Non è solo un momento di transizione ma anche di responsabilità dopo gli anni delle favole di Berlusconi».
Tuttavia Bersani, che all’Assemblea nazionale di domani annuncerà quali saranno i punti cardine della Carta di intenti da sottoporre ai futuri alleati, intende dare un tratto di profondo riformismo alla prossima legislatura senza per questo rinunciare al confronto con le parti sociali e a percorsi che pur garantendo i «saldi» stabiliti per tener fede agli impegni europei non è affatto detto siano quelli individuati dall’attuale governo. All’appuntamento di sabato guarda con grande attenzione Nichi Vendola che nei giorni scorsi ha avuto un lungo colloquio con il segretario dei democratici. Vendola si aspetta proposte incisive soprattutto su lavoro, innovazione, diritti civili, sviluppo, ambiente ed energie rinnovabili. Come sulle alleanze, d’altra parte, perché da Sel guardano con grande preoccupazione a quanti nel Pd lavorano per una coalizione con dentro l’Udc di Casini. «Ci aspettiamo molto dall’Assemblea di sabato perché può essere il momento di chiarire definitivamente il percorso dice uno stretto collaboratore del governatore pugliese che il Pd vuole fare e se ci sono le condizioni per Sel per stringere un patto di alleanza oppure regolarsi di conseguenza».

l’Unità 13.07.12