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“Scudo fiscale, i dubbi di Fini”, di Antonella Rampino

La venticinquesima fiducia del primo anno di governo Berlusconi è infine passata, ieri sera alla Camera, col premier che è corso a votarla appartandosi poi col sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani, reduce da un’audizione in Vigilanza sul caso Rai. Ma sul decreto anticrisi nel quale nelle scorse settimane era stato infilato un po’ a sorpresa il contestato provvedimento sullo scudo fiscale, così a sorpresa che il Quirinale aveva fatto notare che poi sarebbe comunque occorso del tempo per esaminarlo, prima di controfirmarlo, adesso pende la «ghigliottina». E cioè la facoltà per il presidente della Camera di interrompere il dibattito e di mettere ai voti un provvedimento che, altrimenti, rischia di decadere.

Il crinale politico è sottile, pur «prescindendo da qualunque valutazione sul merito del provvedimento», Fini dà un colpo al cerchio e uno alla botte: da una parte il presidente della Camera denuncia le «oggettive anomalie procedurali del decreto, trasmesso dal Senato a dieci giorni dalla sua scadenza», dall’altra annuncia alla conferenza dei capigruppo che si ricorrerà alla ghigliottina, appunto, entro le 15 di oggi pomeriggio. Contenuti ripetuti poi in Aula, in risposta al presidente dei deputati del Pd Antonello Soro che pubblicamente gli aveva ricordato che «si tratterebbe di un precedente pericoloso, di una procedura sinora mai usata per strozzare il dibattito parlamentare». Argomenti ripetuti poi ancora una volta, e con una certa incisività, al deputato Roberto Ghiachetti che gli ha urlato contro «lei mente, lo scudo fiscale l’abbiamo discusso solo per 15 ore», mentre Fini stava illustrando «il diritto di essere trasparenti, e il dovere di impedire il pur legittimo ostruzionismo, al fine di non far decadere un decreto che abbiamo discusso per 2 giorni».

In apertura di giornata Berlusconi aveva definito lo scudo fiscale una necessità, «questi soldi sfuggiti al controllo dello Stato una volta rientrati in Italia possono sostenere la nostra economia», e per i tiggì ha anche aggiunto «li daremo a chi ne ha bisogno». Ma il provvedimento resta controverso. Nel difenderlo alla Camera con pirotecnico intervento Fabrizio Cicchitto, più che tesserne le lodi per conto del Pdl, ha accusato tutte le opposizioni di «ipocrisia, demagogia e nullismo», ha respinto l’idea che si tratti di una «maxisanatoria da vergogna», di «un premio per i più disonesti tra i disonesti», come ha urlato Pier Ferdinando Casini. No, dice Cicchitto, «nello scudo funzionerà il contrasto d’interessi oggettivo». E poi ha attaccato Di Pietro, «che dai suoi amici ha ottenuto credito, calzini, mutande e quant’altro». E questo perché il leader dell’Italia dei Valori aveva dettagliatamente, e sanguignamente spiegato che oltre che un premio agli evasori, lo scudo è «un favore ai criminali», che potranno far rientrare capitali non tracciabili, sui quali pagheranno il 5 per cento di tasse quando invece in altri Paesi europei si arriva al 41 per cento. Soprattutto, «siccome quei pacchi di biglietti da 500 euro mica c’hanno scritto di chi sono, o quando sono stati fatti rientrare in Italia, la sanatoria ai criminali varrà anche nel futuro».

Discorsi «da birreria di Monaco Anni 30», li ha definiti Cicchitto. E questo perché Di Pietro ha rivolto dall’Aula un appello al Capo dello Stato, «non è più tempo di letterine e buffetti sulle guance, signor Presidente, non firmi la legge, la rimandi alle Camere». Alla fine, la fiducia è passata con 309 sì e 247 no. Assenti, nel pomeriggio, ben 59 deputati del Pd, ma va detto che prima del voto i banchi della maggioranza erano desertificati.

La Stampa, 1 ottobre 2009

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Segnaliamo sull’argomento anche i seguenti articoli

“Appello a tutti gli uomini pubblici: impegnatevi a non usare lo scudo”, di Salvatore Bragantini

Niente fermerà il panzer dello scudo ter, il governo chiede la fiducia; evidentemente alla maggioranza manca quella in se stessa. Come limitare in qualche modo, sul piano dell’etica pubblica, i danni? Ci viene detto che si deve contribuire al risanamento dei conti.

Prendiamola per buona, ma allora c’è una contropartita, pur minima, che il governo— imponendo con la fiducia l’obbrobrio — ha il dovere almeno di offrire al Paese: l’impegno solenne di tutti i suoi componenti, e dei loro stretti congiunti, a non farsene scudo. Meglio se lo stesso fosse assunto dai parlamentari, e da chiunque abbia un ruolo pubblico o istituzionale nel Paese.

Insieme alla promessa di dimettersi ove mai si provasse che quell’impegno è stato disatteso. Il danno che questa legge causa al livello civile del Paese è tale da richiederlo.

Lo scudo, infatti, non è degno dell’Italia. Nessun Paese civile ha votato una sanatoria che consente agli evasori di pagare un decimo di quanto dovevano. Davvero sono i conti pubblici ad imporre una misura iniqua ma necessaria?

Eppure nel Regno Unito e negli Usa chi vuol regolarizzare la propria posizione deve pagare almeno l’imposta evasa: dieci volte quanto l’evasore italico. E sì che i conti di questi Paesi, dato l’enorme ammontare di risorse che essi spendono per la crisi, non sono messi tanto meglio dei nostri, come il ministro Tremonti giustamente non si stanca di dire. Perché allora trattare i nostri evasori in modo così smaccatamente più favorevole di Usa e Regno Unito? Il Dna italiano è forse differente? Il ministro non si rende conto di sbagliare quando sostiene imperterrito che il nostro scudo somiglia a quegli altri; non è così, va detto a voce alta. In tal modo egli nuoce alla credibilità propria e del Paese.

Il boccone più prelibato, che solo il nostro scudo offre agli evasori, è l’anonimato.

Con l’obolo del 5% si conquista l’indulgenza plenaria senza nemmeno svelarsi al confessore. Se attaccato dal fisco cattivo, il povero inerme evasore brandirà lo scudo facendo braccetto. Per di più, abbiamo tolto ogni preoccupazione sulle ricadute penali del rimpatrio dei fondi (dal falso in bilancio in poi), ed esentato gli intermediari dall’obbligo di segnalare casi di riciclaggio.

Solleciti come siamo della tranquillità dei sonni degli evasori, pare che teniamo in serbo una chicca. Lo scudo proteggerebbe anche i mariti che non vogliono pagare alle ex mogli alimenti proporzionati alle imposte evase: così imparano ad invecchiare!

Gira già l’idea di estendere la scadenza dello scudo oltre il 15 dicembre, ma perché non renderlo permanente? Si può sempre far meglio: i vigili di Milano hanno sequestrato, su un autobus «cellulare», delle persone senza permesso di soggiorno. Dato che sono tantissimi, perché non consentire a chi fra loro abbia esportato fondi, magari frutto di reati banali come lo spaccio o l’estorsione, di mettersi in regola pagando il 5% del bottino? I conti pubblici migliorerebbero ulteriormente, Bossi si darà pace.

Siamo ben lontani dalla fine di una crisi dovuta anche alle crescenti disuguaglianze, fenomeno specialmente grave negli Usa e in Italia; lo attesta l’indice di Gini che le misura.

Lo scudo ter è una bizzarra risposta a questo stato di cose, e questa nuova mazzata convincerà tutti che l’illegalità, perfino il crimine, pagano purché si abbia cura di allinearsi al sentire del Paese, per cui l’evasione è una birichinata, quando non la doverosa difesa dallo Stato predone. Il tutto per un provvedimento che non assicura affatto che i denari siano utilizzati a sostegno dell’economia del Paese; il 5% va allo Stato, che non lo usa a riduzione del debito, ma sul 95% non ci sono obblighi di sorta. Se i fondi erano investiti in azioni o titoli di Stato stranieri, ad esempio, potranno tranquillamente continuare ad esserlo.

Già diversi birichini stranieri stanno chiedendo residenze fiscali di comodo in Italia, per parcheggiare qui le loro birichinate, fino a quando non potranno più essere contestate dalle loro autorità fiscali. Mentre diciamo che i paradisi fiscali sono alla fine, noi ci apprestiamo, zitti zitti, a diventarlo. Non ci meritiamo questo scempio. Aspettiamo almeno l’impegno di chi ce lo impone a non utilizzarlo.

Il Corriere della Sera, 1 ottobre 2009

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“«Faremo ostruzionismo per far decadere il decreto». Intervista ad Antonello Soro”, di Felicia Masocco

Le assenze in Aula? «Davanti a una legge vergognosa, di cui vorremmo parlare, non mi sembra il punto politico », risponde Antonello Soro, capogruppo Pd a Montecitorio. E spiega che il Pd «con cento voti di margine rispetto alla maggioranza », non segue la strategia di una «prevalenza numerica». «Siamo impegnati in una battaglia durissima usando l’ostruzionismo per far decadere il decreto», ma presidente della Camera ha annunciato il ricorso alla “ghigliottina“ ovvero all’interruzione forzosa del dibattito per andare al voto: «Siamo contrarissimi, sarebbe la prima volta nella storia parlamentare, e verrebbe usata per una legge ingiusta, incivile e inefficace di cui si vergognano anche quelli che saranno costretti a votare a favore».

La questione delle assenze non esiste?
«Non affidiamo ai numeri le nostre battaglie politiche, sarebbero perse in partenza. Le affidiamo agli argomenti quando è possibile, e agli strumenti che consentono all’opposizione di pesare di più quando ci sono i decreti legge. Ora mi pare importante vedere se il presidente della Camera utilizzerà la “gligliottina“».

Come valuta questa mossa di Fini?
«Siamo contrarissimi, sarebbe la prima volta nella storia parlamentare e verrebbe usata per una legge di cui si vergognano anche quelli che saranno costretti a votare a favore».

Lei parla di «schifezza», di «legge-vergogna»: con quali argomenti?
«È una legge ingiusta, premia chi ha violato la legge e mortifica gli italiani onesti che pagano le tasse. È incivile, perché consente una sanatoria tombale per reati che vanno dal falso in bilancio all’occultamento e distruzione di documenti contabili, a false comunicazioni sociali. Impedisce l’emersione di elementi a carico dei beneficiari che possono portare all’anonimato anche gli autori di riciclaggio di denaro sporco, fino al flusso di capitali per alimentare il terrorismo internazionale. Tutto questo con un obolo che non supera il 5%. È un condono penale, un’autentica amnistia.
Inoltre è inefficace, come tutti i condoni dimostra che lo Stato è debole con i furbi. Lo scudo fiscale genera illegalità: chi ha portato i capitali fuori li riporterà dentro, ma ne usciranno altrettanti perché si incoraggia a continuare. Vale infine la pena di ricordare che Tremonti in campagna elettorale si era impegnato a non fare più condoni, mentre la Lega aveva tuonato per settimane contro l’indulto: adesso cerca l’amnistia».

Alla luce di questo non le sembra grave che molti deputati fossero assenti al voto delle pregiudiziali di incostituzionalità?
«Siamo impegnati in una battaglia durissima contro questa legge vergognosa e non abbiamo scelto la strategia di una prevalenza numerica in aula sapendo che abbiamo cento voti di margine rispetto alla maggioranza che, peraltro, ha a disposizione anche sottosegretari e ministri. Abbiamo scommesso sul ricorso agli strumenti che ci consentono di arrivare fino a sabato».

Quali sono?
«L’ostruzionismo, che stiamo già facendo con dichiarazioni di voto e illustrazione di ordini del giorno e che, secondo il regolamento, ci consente di far decadere il decreto».

È dunque infondata l’accusa che vi viene mossa da Sinistra e libertà di aver fatto un regalo al governo?
«Davanti a questa legge la Sinistra farebbe bene a scaricare la propria tensione sul governo e non contro chi fa l’opposizione. In ogni caso vorrei dire che in tutta la legislatura il Pd ha la percentuale più alta di presenze rispetto ad altri gruppi. A parte i malati, non giustifico mai gli assenti e non l’ho fatto in questa occasione, ma se noi avessimo avuto anche soltanto dieci deputati in più il governo ne avrebbe fatti arrivare venti dai ministeri. Alzare in questo momento una polemica nei confronti dell’opposizione mentre il governo mette in essere questa gigantesca schifezza, mi sembra per davvero il trave e la pagliuzza. Contro questa legge-vergogna occorrerebbe creare dissenso verso il governo, e consenso per l’opposizione. Invece un pezzo di sinistra, forse intristita dall’assenza dal Parlamento perde di vista i bersagli veri».

L’Unità, 1 ottobre 2009

2 Commenti

  1. da http://www.partitodemocratico.it

    Scudo fiscale, dopo la fiducia la ghigliottina. E Soro interviene sulle assenze nel gruppo.
    L’intervista del capogruppo PD alla Camera, le dichiarazioni di Bersani e Sarubbi, gli errori nei conti de Il Fatto.

    Le assenze in Aula? “Davanti a una legge vergognosa, di cui vorremmo parlare, non mi sembra il punto politico”, risponde Antonello Soro, capogruppo Pd a Montecitorio in un’intervista a l’Unità. E spiega che il Pd “con cento voti di margine rispetto alla maggioranza”, non segue la strategia di una “prevalenza numerica. Siamo impegnati in una battaglia durissima usando l’ostruzionismo per far decadere il decreto”, mentre il presidente della , Gianfranco Fini ha annunciato il ricorso lla “ghigliottina“ ovvero all’interruzione forzosa del dibattito per andare al voto: “Siamo contrarissimi, sarebbe la prima volta nella storia parlamentare, e verrebbe usata per una legge ingiusta, incivile e inefficace di cui si vergognano anche quelli che saranno costretti a votare a favore”.

    Sulle polemiche suscitate dal’ipotesi che due giorni fa il PD avrebbe potuto bloccare la conversione del decreto con lo scudo fiscale, se fosse stata più massiccia la sua presenza in aula alla Camera al voto sulle pregiudiziali di costituzionalità ribadisce: “Non affidiamo ai numeri le nostre battaglie politiche, sarebbero perse in partenza. Le affidiamo agli argomenti quando è possibile, e agli strumenti che consentono all’opposizione di pesare di più quando ci sono i decreti legge. Siamo impegnati in una battaglia durissima contro questa legge vergognosa e non abbiamo scelto la strategia di una prevalenza numerica in aula sapendo che abbiamo cento voti di margine rispetto alla maggioranza che, peraltro, ha a disposizione anche sottosegretari e ministri. Abbiamo scommesso sul ricorso agli strumenti che ci consentono di arrivare fino a sabato. Ora mi pare importante vedere se il presidente della Camera utilizzerà la “ghigliottina“ ma siamo contrarissimi, sarebbe la prima volta nella storia parlamentare e verrebbe usata per una legge di cui si vergognano anche quelli che saranno costretti a votare a favore”.

    Per questo il PD punta sull’ostruzionismo, con dichiarazioni di voto e illustrazione di ordini del giorno che, secondo il regolamento, potranno far decadere il decreto se non sarà convertito entro sabato.

    E Soro ribadisce: “In tutta la legislatura il Pd ha la percentuale più alta di presenze rispetto ad altri gruppi. A parte i malati, non giustifico mai gli assenti e non l’ho fatto in questa occasione, ma se noi avessimo avuto anche soltanto dieci deputati in più il governo ne avrebbe fatti arrivare venti dai ministeri. Alzare in questo momento una polemica nei confronti dell’opposizione mentre il governo mette in essere questa gigantesca schifezza, mi sembra per davvero il trave e la pagliuzza. Contro questa legge-vergogna occorrerebbe creare dissenso verso il governo, e consenso per l’opposizione. Invece un pezzo di sinistra, forse intristita dall’assenza dal Parlamento perde di vista i bersagli veri”.

    Intanto il voto finale dell’Aula della Camera sul decreto correttivo del provvedimento anticrisi, che comprende fra l’altro la misura dello scudo fiscale, slitta dalle 15 di oggi alle 13 di domani. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo, nel corso della quale è stato lo stesso presidente della Camera Gianfranco Fini a proporre lo slittamento del provvedimento, sul quale ieri in tarda serata il governo ha incassato la fiducia.

    Fini ha confermato di voler mettere in pratica la ghigliottina parlamentare denunciata da Soro, ossia l’imposizione del voto finale anche se il dibattito e l’esame degli ordini del giorno non saranno stati ultimati. Questo per dare tempo al presidente della Repubblica di valutare il contenuto del decreto che scade alla mezzanotte di sabato 3 ottobre.

    E nel frattempo non si arrestano le critiche dell’opposizione nei confronti del provvedimento. “E’ una vergogna, un luogo di menzogne a ripetizione”, ha detto Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria del Pd. “Ci guadagneranno i molto ricchi e furbi, un certo numero di criminali e il sistema bancario che maneggerà un bel po’ di soldi”, ha spiegato. Non solo. “Chi paga le tasse ne pagherà di più”, ha assicurato, “perché le tasse si alzano alla fine dei condoni”. “Siamo ridotti a questo – ha proseguito – ad abbonare i reati per tirar su un po’ di soldi e poi decidere a quali bisogni primari destinarli. L’anno prossimo si metterà una tariffa per i reati? Un tot per l’omicidio, un tot per il furto o lo stupro, uno esce e così finanziamo la sanità: è un discorso aberrante che dovrebbe suscitare una reazione più netta e non solo da parte dell’opposizione”.

    Pierluigi Bersani ha risposto in conferenza stampa a una domanda sulle assenze. “Questi qui se li mangiano tutti i voti. quando questa maggioranza ha avuto incidenti di percorso, ha sempre trovato gli strumenti parlamentari per rimediare”. La colpa è della legge elettorale, “la madre di tutte le questioni”, ha sottolineato, perché “la vera deformazione che sta avvenendo in questa democrazia e’ la nomina dei parlamentari”.

    Andrea Sarubbi, deputato del PD, è intervenuto sul suo blog per rispondere alla critiche di tanti lettori. Ecco un estratto del suo post: “Lo scudo fiscale passerà per colpa del Pd”: la notizia, fatta girare da Sinistra e libertà, è arrivata anche a mia madre, che stamattina non riusciva a spiegarsi come mai – visto che noi eravamo assenti al momento del voto – io fossi rimasto in Aula ieri sera fino a mezzanotte. Se non sono riuscito a convincere neppure mamma, con voi sarà durissima, ma ci provo lo stesso. Partiamo dai fatti. Il decreto arriva in Aula lunedì, e ci iscriviamo a parlare in parecchi; martedì si votano le pregiudiziali di costituzionalità (poste proprio da noi, dall’Idv e dall’Udc) e non passano per 52 voti.
    Presenti 485
    Votanti 482
    Astenuti 3
    Maggioranza 242
    Hanno votato sì 215
    Hanno votato no 267
    (La Camera respinge).
    Poi ci sono quattro deputati (uno del Centrodestra, tre del Centrosinistra) che sono presenti anche nel resoconto parlamentare ma non vengono conteggiati perché la tastiera del voto non funziona. Riassumendo: della maggioranza (Pdl, Lega, Mpa, parte del gruppo misto) votano in 268 su 343 (78,1%); dell’opposizione (Pd, Udc, Idv, parte del gruppo misto) votano in 218 su 287 (75,9%). Se avessimo votato tutti, non c’è dubbio, li avremmo mandati sotto ed avremmo fermato il decreto; sullo scudo fiscale, invece, temo che avrebbero trovato un modo di ripresentarlo sotto altre forme. Una cosa analoga era già avvenuta con il ddl sicurezza, quando molti colleghi dell’Idv e soprattutto dell’Udc erano impegnati in campagna elettorale; stavolta, le assenze maggiori le abbiamo fatte registrare noi (57 su 214: il 26,6%), rispetto all’Udc (8 su 38: 21%) ed all’Idv (2 su 26: 7,7%) ed è giusto che ne paghiamo il prezzo in termini mediatici, anche se di solito viaggiamo sull’84% e se il motivo di queste assenze è naturalmente un fatto straordinario come il congresso. Ciò significa che i miei colleghi assenti siano giustificati? No, perché i deputati devono innanzitutto fare i deputati. Ma ci sono dei momenti – a me forse capiterà martedì, quando sarò con Dario Franceschini a Genova per un incontro sui nuovi italiani e non esiste un aereo che torni a Roma prima delle 16.30 – in cui, magari, perdi qualche votazione non perché sei un fannullone, ma perché accanto al mandato parlamentare hai anche un ruolo politico, che in certe occasioni (non tantissime, per la verità) sei chiamato a svolgere. Capisco dunque la polemica strumentale di Sinistra e libertà, ma ci tengo a ribadire che – anche in questa occasione, e nonostante il momento particolare che stiamo vivendo – il Pd sta facendo il suo dovere, con una battaglia parlamentare che ci vedrà impegnati fino alle 13 di domani, quando Fini ha già stabilito che la discussione verrà chiusa. Siamo qui, insieme agli altri partiti di opposizione, anche in seduta notturna.

    Verò è che l’articolo di ieri de Il Fatto conteneva alcune imprecisioni: Francesco Rutelli, essendo senatore non poteva votare alla Camera, Ermete Realacci viene erroneamente menzionato fra i deputati assenti alla votazione sullo scudo fiscale . Non è così, era presente e ha votato contro, ma non ha funzionato il sistema di votazione elettronico. Come accade in casi come questo, Realacci ha segnalato la disfunzione al segretario d’Aula e il suo voto è stato correttamente registrato, come chiunque può verificare sul resoconto della seduta del 29 settembre visionabile sul sito della Camera dei Deputati.

    Inoltre l’articolo de “Il Fatto Quotidiano” contiene un errore sulle assenze che sarebbero state determinanti, come segnalatoci su PdNetwork da sposerò piersilvio: “l’articolo riporta che i votanti sono stati 485 e la maggioranza era 242, a favore sono stati 267 del PDL e 215 delle opposizioni. Poi riporta che se avessero votato 27 del PD sarebbe stato respinto lo scudo, qui c’è l’errore, infatti se avessero votato i 27 assenti la maggioranza sarebbe passata a 256 e il PDL ne ha presi 267 e quindi sempre di più dei 215+27=242. Se poi avessero votato tutti i deputati PD assenti avremmo superato la maggioranza di 2 voti, ma vien da se, che, per la probabilità, sarebbe aumentata anche la presenza in aula dei componenti la maggioranza. Tradotto,come dice l’articolo, questa è disinformazione”.

  2. La redazione dice

    La dichiarazione di voto contrario alla Camera dell’On. Antonello Soro
    (30 settembre 2009)

    Signor Presidente, i deputati del Partito Democratico voteranno contro la venticinquesima fiducia a sostegno dell’ennesimo regalo che questo Governo e questa maggioranza, rassegnata ed impotente, servono su un piatto d’argento a tutti gli evasori fiscali, a tutti i delinquenti che portano all’estero capitali illeciti ai fini di riciclaggio.
    Il Ministro Tremonti ha affermato che questo scudo fiscale, questo condono – chiamiamolo col nome vero – si inserirebbe nell’ambito di quella vasta lotta ai paradisi fiscali decisa nei vertici internazionali; una battaglia a testa bassa per restituire fiducia nelle buone regole del mercato dopo le tragedie della crisi globale. Ma tutti noi sappiamo che non è vero. Nell’uso spregiudicato dei media tra verità preconfezionate e oscuramento scientifico di tutto quello che disturba la propaganda ormai di regime il Governo ha dimenticato di dire una cosa molto semplice: che negli altri Paesi, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, il rimpatrio dei capitali è almeno dieci volte più costoso che in Italia ed è accompagnato sempre, in modo rigoroso, da operazioni di trasparenza che costringono gli evasori a rivelare la propria identità e le modalità seguite nell’espatrio. La trasparenza – lo vorrei dire all’onorevole Luciano Dussin, forse nel suo manuale non c’è scritto – non è un superfluo accessorio, ma serve per impedire che in futuro le stesse persone possano commettere gli stessi reati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Questo decreto-legge per il quale, Presidente Fini, sommessamente ma fermamente la preghiamo di ripensare la prospettiva annunciata questa mattina di un’interruzione forzosa del dibattito che aprirebbe un precedente nella nostra vita parlamentare; un precedente che non si è mai verificato su un disegno di legge di conversione come questo che noi consideriamo una vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Questo decreto-legge è anche – ed è peggio – un’autentica sanatoria tombale perché estende la non punibilità per chi esporta capitali all’estero per una gamma di reati che va dal falso in bilancio alla falsa fatturazione, all’occultamento o alla distruzione dei documenti contabili, alle false comunicazioni sociali, impedendo l’utilizzo degli elementi emersi anche nei processi che potranno essere avviati a carico dei beneficiari dello scudo fiscale.
    Tutto ciò, insieme alla garanzia dell’anonimato, che permette di nascondere fondi neri, capitali di ogni provenienza, favorendo quindi anche il riciclaggio di denaro sporco fino al flusso di capitali che potrebbero servire ad alimentare il terrorismo internazionale. Altro che battaglia a testa bassa contro i paradisi fiscali! Voi, signori del Governo, state trasformando l’Italia in un vero e proprio paradiso fiscale che garantisce l’impunità più della Svizzera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)! Voi avete deciso l’amnistia, l’anonimato in cambio di un obolo modesto che non supera il 5 per cento: un vero incoraggiamento a delinquere. Siamo noi – vorrei dirlo al Presidente Berlusconi – che dobbiamo gridare vergogna, vergogna, vergogna, tre volte vergogna, vergogna tante volte (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!
    L’insistenza e la perentorietà con la quale ieri sera il Ministro dell’economia e delle finanze ha negato davanti al Paese verità chiare e dimostrabili non è frutto di confusione o di incertezza ma risponde ad una decisione consapevole di mistificare la realtà, di disorientare l’opinione pubblica, di nascondere la mano con cui si è scagliato un sasso, un grosso sasso contro lo Stato di diritto, contro la moralità dell’ordinamento repubblicano. Questo decreto-legge genera illegalità perché fa capire agli evasori che lo Stato è pronto alla resa, che lo Stato ancora una volta si mostra debole con i forti, debole con i furbi, debole con i disonesti. Questa è una legge non soltanto incivile e ingiusta ma anche inutile rispetto alle finalità che voi avete propagandato. Certo con lo scudo fiscale un po’ di capitali rientreranno ma molti usciranno di nuovo perché chi ha portato i soldi all’estero e non ha pagato le tasse viene premiato e quindi incoraggiato a continuare e altri capitali usciranno perché tutti confideranno nel prossimo condono (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Voi, signori del Governo, che siete esperti in queste pratiche – intendo pratiche di condono – dovreste sapere che tutte le volte che si approva un condono si prepara il terreno per i successivi perché si scoraggia la fedeltà fiscale dei contribuenti. Nell’ultima campagna elettorale avevate assunto con gli italiani l’impegno solenne a non approvare altri condoni dopo quelli varati dal Governo Berlusconi nel 2001 e nel 2002. Ma ormai è dimostrato che i vostri impegni elettorali non contano niente e non ci sorprende neanche che Bossi, la Lega, dopo aver usato il tema dell’indulto come una clava ora siano silenziosamente complici di questa vergognosa amnistia e gli argomenti portati oggi certamente non li liberano dalla complicità che è presente con l’approvazione di questa legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Qualche mese fa il Ministro Tremonti commentando l’ultima enciclica del Papa ha detto che le regole in economia non devono essere soltanto utili ma devono essere qualcosa in più: lo strumento che trasporta nel mondo dell’economia i valori, i principi e l’etica. Vorrei chiedere al Ministro Tremonti se pensa davvero che le regole scritte in questo decreto-legge trasportino nel mondo dell’economia i valori, i buoni principi, l’etica. Credo che sia una dimostrazione dell’affidabilità a questo punto anche personale di chi ha responsabilità di Governo. E questo baratto tra l’esigenza di fare entrare i soldi e la legalità voi lo ammantate con il velluto rosso di una nobile causa della destinazione dei proventi per le misure anticrisi: una crisi dovuta anche a quegli imprenditori senza scrupoli che adesso vi accingete a premiare. Bisognerà dire in questa circostanza che il Governo aveva la possibilità di fare manovre anticicliche anche in disavanzo: ne abbiamo parlato in passato. Non le ha fatte.
    Ha preferito nascondere la verità agli italiani e lo fa ancora in queste ore: produrre uno dietro l’altro otto decreti assolutamente ininfluenti sui fondamentali dell’economia e per risolvere il disagio delle famiglie. Il risultato è che il nostro Paese sta peggio degli altri, pur non avendo vissuto crisi bancarie e bolle immobiliari, e questo per la solidità del sistema bancario, non certo per le vostre contraddizioni politiche, passate dalla «Robin tax» fino ai Tremonti-bond. Misure come questa in discussione peggiorano i conti pubblici, minano la credibilità del fisco e la sua capacità di raccolta.
    Signor Presidente, votare «no» a questo ennesimo raggiro, a questa ennesima furbata, ci fa sentire con lealtà e onestà al servizio dell’Italia. Altro che antitaliani! Ci fa sentire dalla parte di coloro che vogliono una Repubblica fondata sul lavoro e non sulla rendita e sull’evasione fiscale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), che vogliono un’Italia stimata e rispettata nel mondo e non dileggiata e irrisa come avviene ora.
    Il Presidente del Consiglio, nei giorni scorsi, ha rivendicato con orgoglio di essere l’uomo politico che più a lungo ha governato l’Italia. In questa lunga permanenza al vertice del Governo ha fallito tutti i suoi obiettivi dichiarati: non ha ridotto le tasse, anzi queste sono aumentate; non ha tagliato la spesa pubblica, anzi è pericolosamente fuori controllo; è aumentata la disoccupazione e la ricchezza nazionale del Paese è diminuita del 5-6 per cento.
    Forse l’onorevole Berlusconi guadagnerà la fiducia per questo suo decreto-legge, forse guadagnerà la fiducia dei deputati presenti in quest’aula, ma io penso che la fiducia degli italiani non sia altrettanto scontata, perché l’unico innegabile risultato che il Presidente del Consiglio e il suo Governo hanno perseguito e centrato è quello della riduzione della legalità, dello Stato di diritto, di una comunità nazionale legata da vincoli di coesione ed in cui tutti gli italiani si possono riconoscere. Ha centrato l’obiettivo di difendere gli interessi dei più forti, e sospettiamo a partire dai suoi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Per questo vogliamo dire al Presidente del Consiglio che il suo Governo, di fronte alla crisi economica più seria degli ultimi cinquant’anni, si è limitato a galleggiare, in attesa che passi la tempesta. Ora l’Italia comincia ad essere stanca delle sue bugie, del suo teatrino, non può più sopportare le menzogne. Noi pensiamo che gli italiani abbiano bisogno di una rotta nuova, che ci porti fuori da questo pantano e per una rotta nuova ci vuole un altro nuovo e più serio timoniere.
    Per queste ragioni voteremo contro la richiesta di fiducia per questo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e Unione di Centro – Congratulazioni).

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