Giorno: 8 novembre 2009

“Il Muro. Quel giorno che cambiò la storia”, di Paolo Soldini

Quando cominciò a cadere il Muro di Berlino? Bella domanda. Ognuno che abbia vissuto da testimone quei giorni di vent’anni fa ha una sua risposta. La mia è in una serie di immagini. La prima: Helmut Kohl che saltella su per i gradini del palco al congresso federale della Cdu a Brema. È il 13 settembre del 1989. Il cancelliere è arrivato al capolinea, dicono. La fronda interna lo sta spingendo verso le dimissioni, o almeno verso la rinuncia alla ricandidatura. Lui è anche malato, si è saputo, roba di cuore. Forse è a un passo dalla resa. E invece eccolo salire sul podio come un ragazzino. Il suo faccione si stende in un sorriso: lo ha chiamato Miklós Németh, il primo ministro ungherese. Stiamo aprendo la frontiera – gli ha detto – e ci sono decine di migliaia di tedeschi dell’est che passeranno in Austria. Lo stillicidio dei passaggi attraverso la cortina di ferro diventata cortina di burro per volontà dei riformisti ungheresi è durato tutta l’estate. Ma adesso arriva il colpo grosso, e …

«Da destra vedo le donne Pd battersi, ma Bersani non ascolta», Jolanda Buffalini intervisa Sofia Ventura*

Quando scoppiò il caso delle veline candidate fu lei a scrivere nel sito di «Farefuturo» contro il «velinismo politico». Sulla famosa battuta di Berlusconi «più bella che intelligente» ha preso le parti di Rosi Bindi. Politologa liberalradicale si è avvicinata alla fondazione del presidente della Camera perché è un gruppo che ragiona, sulla esperienza di Sarkozy e della destra laica d’Oltralpe. Ha letto la lettera di Mariella Gramaglia a Gianfranco Fini? Pensa ci possa essere ascolto da parte del presidente della Camera? «Penso di sì, quelle proposte mi sono piaciute subito a pelle perché sono una richiesta di opportunità per le donne protagoniste e non di concedere qualcosa. E Fini è in questa ottica, considera le donne persone». L’ha sorpresa che la lettera venisse da una femminista di sinistra? «No perché Fini offre un’immagine di rinnovamento del centro destra in un panorama sconfortante anche a sinistra. A chi poteva rivolgersi Gramaglia, a Bersani? Ho letto il discorso del segretario del Pd e fatto il conteggio delle parole: alla questione femminile è dedicato il 2%e, soprattutto, …

“Raitre squadra che gioca bene, segna e vince. Perchè cambiare l’allenatore?”, a cura della Redazione di Articolo 21

Le dichiarazioni di autori e conduttori di Raitre a sostegno del direttore Paolo Ruffini MILENA GABANELLI (Report) Normalmente un dirigente deve essere “dismesso” dal suo incarico quando non fa bene il suo mestiere. Non penso che un’azienda come la Rai possa fare valutazioni diverse da questa. Siccome Paolo Ruffini, stando in ufficio 12 ore al giorno, ha prodotto risultati e qualità, credo che l’eventualità che venga rimosso sia priva di fondamento. FABIO FAZIO (Che tempo che fa) “Siamo sempre allo stesso punto di quest’estate: un adagio che continua e non fa bene a chi lavora nella tv. Ed è anche mal posto chiedere di questo o quello che potrebbe arrivare al posto di Ruffini. Consapevoli che nessuno nell’universo è insostituibile la domanda è una sola: perchè sostituire qualcuno che funziona? Lavoro con Raitre da anni e mi è stato consentito di crescere, affermare il programma, lavorare in assoluta autonomia. Abbiamo una rete che va benissimo negli ascolti, assolve meglio di ogni altra all’idea del servizio pubblico. La domanda allora è: perchè? Ma l’oggetto della tv, …

“Io blogger picchiata dalla polizia di Fidel Castro”, di Rachele Gonnelli

“Sono stata solo venticinque minuti in mano alla polizia politica, ma sono stati venticinque minuti veramente molto intensi, ancora mi fa male tutto: la schiena, il petto, un occhio». Yoani Maria Sanchez, una dei blogger più famosi al mondo, vincitrice di numerosi premi internazionali di prestigio, parla al telefono dalla sua casa nell’Avana Vecchia. Racconta di ciò che gli è successo venerdì scorso come di «un sequestro stile camorra, di quelli che si leggono nel libro di Roberto Saviano”. Lei Saviano, un altro assediato, lo avrebbe volentieri incontrato alla Fiera del Libro di Torino di quest’anno dove erano ambedue ospiti d’onore come scrittori. Ma non ha potuto: le autorità di Cuba glielo hanno impedito. Non sta molto simpatica alla nomenklatura cubana. Il suo sito Generazione Y non è di quelli che fanno sconti all’apparato fidelista, alle sue chiusure e ottusità. Parla di giovani come lei – ha 34 anni – che invece di sognare e di scappare in America, cercano una via diversa per il futuro dell’isola. Ecco perchè dà fastidio. Cosa ti è successo …

“Studiare conviene. Più dei Bot. Bankitalia: l’istruzione è un investimento che dà fino al 9 per cento”, di Giulio Benedetti

La ricerca. Maggiore possibilità di trovare un lavoro, stipendi migliori. E ci guadagna anche lo Stato. Investire in Istru­zione conviene. Alle famiglie e allo Stato. Prendiamo due genitori che si arrovellano per trovare uno 0,50 in più di rendimento per i loro ri­sparmi. Non sanno che il ve­ro affare lo possono realizza­re investendo sul futuro dei propri figli. Un buon diplo­ma e una buona laurea signi­ficano maggiori probabilità di un trovare un’occupazio­ne e anche salari più elevati. Il ritorno? Più dell’8 per cen­to del capitale investito per ciascun anno di istruzione. Al Sud il rendimento sale al 9 per cento. Grazie al bistratta­to «foglio di carta». Altro che bot e azioni. Per lo Stato il rendimento avviene in termini di mag­gior gettito fiscale e di mino­ri costi per l’assistenza ai di­soccupati. Siamo sul 3,9-4,8 per cento. In tempi di vacche magre per i conti pubblici non è poco. È quanto emer­ge dallo studio «I rendimenti dell’istruzione», realizzato dagli economisti Federico Cingano e Piero Cipollone per Bankitalia. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, che deve fare i …

“Un paese senza futuro se rinuncia alla ricerca “, di Benedetto Vecchi

Parla Andrea Cammelli, presidente di «Alma Laurea». «Un contadino può essere colpito da carestia, siccità e essere costretto a rinunciare a molte cose, ma non a seminare». Andrea Cammelli è alla guida di «Alma Laurea», il consorzio interuniversitario che in questi anni ha compiuto molte ricerche sullo stato di salute dell’università italiana a partire dagli sbocchi occupazionali dei laureati dopo l’introduzione della riforma Zecchino-Berlinguer e l’avvio del processo di Lisbona che doveva portare i paesi del vecchio continente a investire nella produzione di conoscenza e adeguare l’organizzazione sociale e produttiva europea alla competizione internazionale. Con pragmatismo, invita a guardare alla realtà universitaria del nostro paese come a una realtà che ha scelto la strada dell’innovazione e della modernizzazione. Allo stesso tempo, ribadisce che nessuna riforma, anche la più organica, la più ambiziosa, può essere compiuta senza adeguati investimenti. E se gli viene ricordato che i rapporti di «Alma Laurea» descrivono un paese che non sa che farsene della conoscenza scientifica, ribadisce che l’università e le imprese hanno smesso di essere delle torri d’avorio impermeabili a …

Franceschini: “Non farà la fine mia e di Veltroni”, di Carlo Bertini

«Condivideremo vittorie e sconfitte». Dario Franceschini prende la parola dopo essersi sorbito una ramanzina di Franco Marini che lo ha accusato dal palco di non aver preteso più poltrone per la sua area. Ma, a sorpresa, sfodera un intervento unitario a sostegno del segretario, bocciando la cultura delle logiche di appartenenza. Un fair play in salsa americana che tocca l’apice quando lo sfidante battuto lancia un appello che suona così: se ci saranno delle sconfitte non facciamo a Bersani ciò che è stato fatto a me e prima ancora a Veltroni. Franceschini, perché a Marini ha risposto «non siamo qui per chiedere posti ma per fare politica»? Sembrava stizzito. «Penso che uno dei requisiti perché la politica recuperi credibilità è fare dopo il voto quello che ci si era impegnati a fare prima. Ho detto che se avessi vinto avrei chiesto a Bersani e Marino di collaborare alla gestione del partito con il loro contributo di idee e di persone. Avendo vinto Bersani va rispettato l’impegno a dare una mano al nuovo segretario. Gli elettori …