partito democratico

Bersani alla direzione del Pd: “occupiamoci dei problemi del Paese”

Si è svolta oggi la prima riunione della Direzione del PD, eletta durante l’Assemblea nazionale del 7 novembre scorso. Una riunione che Pier Luigi Bersani da segretario ha voluto impostare all’insegna della condivisione e dell’unità del partito, confermando come l’idea dell’uomo solo al comando è ben lontana dai programmi di Bersani e che la pluralità della gestione debba essere un punto saldo per il Partito democratico. Nella relazione che ha dato il via alla riunione il segretario ha voluto ribadire i dati “straordinari dei nostri congressi di circolo, nessun partito ha mai fatto più di 7.000 congressi per scegliere il segretario. Da noi ora i cittadini si aspettano una cosa vera, una cosa vincente. Sono convinto che la struttura del partito ha bisogno di una sua dignità politica. Nessuno pensi che con la nuova segreteria ci siano stati dei passi indietro o rallentamenti nel progetto di costruzione del Partito democratico, dal Congresso abbiamo avuto molta energia che non dobbiamo sprecare”.

Prima i fatti concreti.

Un partito che dovrà avere l’ambizione di rappresentare per gli italiani il punto di riferimento nell’affrontare i fatti concreti. “Concentriamoci sui problemi del Paese e parliamo di quelli” ha spiegato Bersani. Anche nel suo ruolo di opposizione, il Pd dovrà avere come punto di riferimento le difficoltà delle persone davanti alla crisi economica che non è ancora alle spalle. E questo obiettivo dovrà venire prima dei vari “no” alle riforme, annunciate e mai realizzate, che il governo sbandiera ogni giorno solo per venire in soccorso delle esigenze personali del Presidente del Consiglio. Il Pd può anche partecipare a manifestazioni indette da altri ma “sulle manifestazioni che non sono nostre vediamo le parole d’ordine e se le parole ci convincono allora potranno partecipare dirigenti, personalità, associazioni che fanno riferimento al partito. A dicembre faremo una nostra iniziativa in tutti i circoli per sottolineare che “stiamo sempre sui problemi suoi, e mai sui nostri, cioè sui problemi degli italiani. Invece coinvolgeremo il popolo delle primarie, quei tre milioni e mezzo che ci hanno votato e che ora non ci scapperanno. La gente si è stufata di parlare solo dei problemi del premier. Noi dobbiamo connettere i temi della democrazia e quelli dell’emergenza sociale”.

Iscritti ed elettori, la nostra forza.

Buono il bilancio delle primarie, che ci lascia di fronte a impegni da mantenete: “Si riparte da quei 3 milioni di persone che hanno dimostrato passione ed entusiasmo nei confronti del Pd andando a votare, sono stati più del 30% dei nostri elettori alle europee. Noi non dobbiamo perdere quella forza che ci sostiene e che ci chiede di andare avanti. Occorre continuare a lavorare con loro e dare risposte alla loro fiducia, facendo in modo che il partito possa radicarsi nel territorio sapendolo ascoltare e valorizzare. Gli iscritti dovranno essere coinvolti nelle decisioni, chiamati a dire come la pensano sul alcuni temi fondamentali come ad esempio il lavoro e l’ambiente. Andranno coinvolti, consultati, attraverso nuovi canali di comunicazione diretta.

Il PD tra la gente.

Il territorio e i circoli hanno bisogno di maggiore sostegno e autonomia ha spiegato il segretario: “Non è pensabile che tutto parta dal centro e caschi a pioggia sul territorio. È necessaria maggiore autonomia soprattutto nel caso delle amministrazioni che, conoscendo meglio le vicissitudini locali, hanno il polso sul territorio”. Il Pd dovrà parlare con chiarezza con gli amministratori: “Non lasciamoli soli, né facciamo troppe pressioni. E valorizziamo le nuove leadership locali, che nascono confrontandosi con le persone, sono il nostro tesoro, soprattutto i più giovani”. I livelli locali del partito e i circoli dovranno irrobustirsi: “Hanno bisogno di risorse economiche e non di essere legati alla generosità di qualche consigliere provinciale o regionale. Diamogli autonomia, impegniamoci affinché ogni circolo abbia una sede e sia possibile la comunicazione con la struttura centrale. Le feste di partito sono importanti, e avranno proprio il compito di finanziarie il lavoro sul territorio.

Il Pd che verrà.

Sarà un partito caratterizzato dall’ascolto, dalla centralità delle donne e dei giovani. Bersani ha spiegato che la Direzione costituirà un organismo fondamentale di governo del partito, un luogo dove discutere e prendere decisioni, coadiuvato da una segreteria composta da giovani, non parlamentari. Per questo propone: “Organizziamo il PD in forum che potranno essere guidati da personalità del partito o da personalità competenti, che saranno di ausilio all’elaborazione delle nostre proposte e spazi dove confrontarsi”. Inoltre Bersani ha annunciato una conferenza permanente dei segretari regionali.

Anche le feste dovranno tornare a una centralità politica con una forte componente formativa. “Immagino la festa nazionale come un appuntamento in cui il dibattito sia dedicato soprattutto alla formazione politica e ai temi democratici, oltre che all’attualità politica. Bersani ha poi annunciato che la prossima festa nazionale si terrà a Milano, prima delle elezioni amministrative.

Le donne dovranno avere un ruolo centrale per il Pd che considera la parità di opportunità come elemento basilare della sua politica: saranno loro a decidere la loro rappresentante e propongo l’organizzazione di una festa delle donne democratiche da tenersi a Napoli.
Stesso ruolo prioritario anche per la componente giovanile che attraverso la formazione dovrà, gradualmente, ricoprire maggiore centralità per il Pd e che dovrà rappresentare lo strumento a servizio dei giovani per avvicinarsi alla politica. Proprio alla giovanile sarà dedicata una delle prossime riunioni della Direzione.
A.Dra. -Ma. Lau
www.partitodemocratico.it

1 Commento

  1. La redazione dice

    “Il leader fronteggia timori e critiche. Le donne: «Non teneteci in un ghetto»”, di Simone Collini

    Bersani parte dall’organizzazione: «Non metto in discussione il progetto del Pd. Io lavoro per realizzarlo». Ci sarà una segreteria di «giovani sperimentati», forum tematici e un direttivo con dentro i big, Veltroni compreso. Bersani riunisce i membri della Direzione e definisce i lineamenti del Pd che sarà, annuncia le prossime iniziative del partito, incassa le ironie e le critiche che gli vengono rivolte, e poi quando è sera lascia il quartier generale democrat col sorriso sulle labbra: «Per troppo tempo abbiamo soltanto votato. Finalmente si torna a discutere di politica». E pazienza se il rutelliano Luigi Lusi (rimasto nel Pd perché il ruolo di tesoriere della Margherita praticamente glielo impone) lascia il Nazareno dicendo scherzosamente ma non troppo di aver ascoltato «una relazione da Pci del 2010». Pazienza se Beppe Fioroni continua a scalpitare per un incarico e oggi i deputati ex-popolari sono intenzionati a votare il capogruppo (incassando la nomina di Franceschini) ma non i tre vice perché vogliono prima conoscere l’intero organigramma del Pd. Pazienza se Piero Fassino interviene nella discussione a porte chiuse dicendo che è stata una caricatura far passare la veltroniana «vocazione maggioritaria» per il desiderio di correre da soli, che un partito che svolge 7000 congressi e coinvolge tre milioni di persone alle primarie «non è un partito liquido», che «non bisogna sottovalutare i rischi di iniziative come quella di Rutelli». E pazienza, anche, se la proposta che Bersani lancia per una «conferenza delle donne» da tenere a Napoli viene bocciata in primis da Marta Meo, Giovanna Melandri, Anna Paola Concia, tutte convinte che sia inutile un’iniziativa di sole donne che parlano tra loro di questioni di donne, e anche che si debba eliminare la figura della responsabile Donne e garantire invece la pari rappresentanza di genere in tutti gli organismi dirigenti. Bersani prima fa una relazione solo in minima parte dedicata all’ennesima legge salva-premier e al «No B day» e invece più centrata sull’organizzazione del partito: «A qualcuno può sembrare fuori luogo con tutto quello che sta succedendo, ma per me è importante iniziare da qui», dice annunciando una segreteria di «giovani già sperimentati» (salvo eccezioni, non parlamentari), dei forum tematici coordinati da personalità politiche (più o meno senior), un direttivo con dentro i big (dovrebbe esserci anche Veltroni), una festa del Pd più politica (previste iniziative di formazione) a fine estate a Milano. Poi ascolta gli interventi, prende appunti, risponde ai timori e alle critiche, e alla fine dà appuntamento per martedì mattina, per la riunione che scioglierà il nodo incarichi. IL PROGETTO E LA SUA REALIZZAZIONE Il Pd è favorevole a una riforma della giustizia, ma non a quella presentata dalla maggioranza, che anzi deve essere ritirata, dice Bersani. L’opposizione sarà in Parlamento ma anche nel paese. Non tanto con la manifestazione del 5 dicembre, che non convince troppo il segretario Pd. «A dicembre lanceremo una serie di iniziative nei circoli, tenendo insieme alla critica a Berlusconi le nostre proposte per risolvere i problemi dei cittadini, cosa che il governo non sta facendo». Una manifestazione di un pomeriggio che serva soltanto, come sostiene il vicesegretario Enrico Letta, «a convincere chi è già convinto», non fa raggiungere l’obiettivo che si è prefissato Bersani, quello cioè di allargare i consensi per il Pd e «non lasciar scappare» quelli che hanno dato un segnale di fiducia col voto del 25 ottobre. «Dobbiamo lavorare per agganciare i tre milioni delle primarie», dice rispondendo a chi teme passi indietro, ribadendo che «sono importanti sia gli iscritti che gli elettori» e che il Pd non lascerà «fronti scoperti». E se viene sollecitato a non sottovalutare l’addio di Rutelli e a dare anche la «percezione» che non ci sarà un ritorno al passato, Bersani parla di «perdita dolorosa e non sottovalutata». Aggiungendo: «Non metto in discussione il progetto del Pd. Io lavoro per realizzarlo» .

    L’Unità, 17 novembre 2009

I commenti sono chiusi.