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“Il Pd chiama a raccolta il popolo delle primarie: «Mille piazze per l’alternativa»”

Mille piazze per l’alternativa. Questa mattina Rosy Bindi ed Enrico Letta, rispettivamente presidente e vicesegretario del Partito democratico, hanno presentato la campagna di mobilitazione che partirà l’11 e il 12 dicembre e che proseguirà nei mesi successivi, attraverso iniziative messe in campo dai circoli. L’obiettivo? Delineare «un programma alternativo di governo insieme al popolo delle primarie», ha affermato Rosy Bindi.

L’iniziativa principale sarà nel fine settimana dell’11 e 12 dicembre, quando da Bersani in giù tutti i dirigenti del Pd saranno nelle piazze d’Italia a parlare di economia, lavoro, sanità, scuola, ambiente, giustizia, riforme istituzionali, a illustrare i disegni di legge che in queste materie il loro partito ha già presentato alla Camera e al Senato, a dire «basta occuparci dei problemi suoi», ovvero di Berlusconi, «pensiamo ai problemi di tutti». Il 14 dicembre, poi, un migliaio di amministratori locali del Pd si riuniranno a Milano per dire «basta al federalismo delle chiacchiere», quello della Lega e di un governo che ha abolito l’unica tassa federale, l’Ici, e drasticamente ridimensionato l’autonomia fiscale dei comuni, che ancora aspettano 1 miliardo e 200 milioni di euro promessi dall’esecutivo. Da qui a gennaio ci sarà poi l’apertura di 500 nuovi circoli Pd nelle università, le fabbriche, le aziende che si andranno ad aggiungere ai settemila già attivi, perché non bastano due o tre giornate di mobilitazione, sostiene Bersani, per «costruire l’alternativa».

Le cifre presentate durante la conferenza stampa raccontano di un paese in piena emergenza. Un milione di disoccupati in più, il numero più alto in Europa di persone che non riescono a trovare il lavoro. Cinquanta mila imprese che rischiano di chiudere per sempre. Il taglio degli investimenti sulla sanità e i servizi.

«Questa situazione segnala la noncuranza per i problemi degli italiani – ha proeguito Rosy Bindi – nessuno parla di lavoro, famiglia, impresa. Tutti sono presi a litigare tra di loro: i ministri contro il ministro dell’Economica; il presidente della Camera, nella sua veste di capo politico, in conflitto permanente con la Lega sulle politiche per l’immigrazione; partito del Sud contro il partito del Nord. Questo è lo stato della maggioranza e del governo. È evidente che tutto questo dipende dal fatto che, non solo, manca un programma ma che il garante di questa confusione prima era Berlusconi. Ora, però, Berlusconi si è fortemente indebolito ed è chiaro ed evidente che si è aperta una dialettica per la successione. Tutto questo è un problema anche per il Paese e per gli italiani e noi vogliamo elaborare insieme ai cittadini e ai nostri circoli la bozza del nostro programma di governo».

«Ci occupiamo di quello di cui parlano le famiglie la sera a tavola – ha aggiunto il vicesegretario del PD, Enrico Letta – per ogni settore presenteremo le nostre linee programmatiche». Così per il federalismo la proposta del Pd è di chiedere, anche con una raccolta di firme, la sospensione del patto di stabilità per i comuni virtuosi. E il problema della giustizia «va risolto per i 50 milioni di italiani che chiedono una giustizia più efficiente. Dico alla maggioranza: fermatevi, ritirate il provvedimento sul processo breve. L’intera cultura italiana avanza o critiche o perplessità a quel provvedimento. Prendetene atto. Non è immaginabile cominciare a parlare di giustizia con un ricatto sul tavolo. La settimana prossima – ha aggiunto Letta – ci sarà un’occasione per affrontare alcuni temi della giustizia nell’ambito del voto alla mozione del Pd sulle riforme».

Gli incontri nelle 1000 piazze serviranno anche a diffondere i progetti di legge e gli emendamenti già presentato in Parlamento e bocciati dalla maggioranza su questi temi e sulla scuola, l’ambiente, la giustizia, le riforme istituzionali. Iniziative diverse da quel «No B. Day» che, sostiene Letta, «serve solo a convincere chi è già convinto, senza portare nuovi consensi».

L’Unità, 23 novembre 2009

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1000 piazze per l’alternativa

1000 piazze per l’alternativa. Il PD sarà in piazza l’11 e 12 dicembre dalla parte degli italiani, con l’obiettivo di tornare a occuparsi dei problemi di tutti e non di quelli del premier. Come dicono i messaggi sui manifesti “sempre i problemi suoi, mai i problemi nostri”.
Scarica i volantiniSarà un week end di mobilitazione quello di dicembre che non resterà isolato, con inziative che continueranno durante il 2010, tanto da delineare “un programma alternativo di governo, insieme al popolo delle primarie” come ha rimarcato Rosy Bindi, presidente del Pd “nei mesi scorsi sono stati troppo trascurati, li chiamiamo a mobilitarsi da subito e poi nei circoli”.

Sarà il modo per ricordare al governo, che si preoccupa solo dei problemi giudiziari di Berlusconi cosa davvero non va:
il lavoro dove abbiamo registrato un milione di disoccupati in più, senza contare il livello di persone che non riescono a trovare un’occupazione, il più alto in Europa.
E se le persone non hanno lavoro è evidente che a soffrire sono le imprese e i piccoli studi professionali. 50.000 quelli che rischiano di chiudere per sempre. O la sanità, dove a fronte dei risultati ottenuti dalle regioni di centrosinistra senza sacrificare i servizi per i cittadini il Governo ha messo zero euro in Finanziaria per la ristrutturazione e la costruzione di ospedali più moderni.

Problemi trascurati da un Berlusconi debole, con un governo e una maggioranza senza guida, impegnati a litigare sui giornali, come nel caso del litigio tra Giulio Tremonti e Renato Brunetta sulla conduzione della politica economica dell’esecutivo.

“Questa situazione segnala la noncuranza per i problemi degli italiani – attacca Rosy Bindi – nessuno parla di lavoro, famiglia, impresa. Tutti sono presi a litigare tra di loro: i ministri contro il ministro dell’Economia; il presidente della Camera, nella sua veste di capo politico, in conflitto permanente con la Lega sulle politiche per l’immigrazione; il partito del Sud contro il partito del Nord. Questo e’ lo stato della maggioranza e del governo. E’ evidente che tutto questo dipende dal fatto che, non solo, manca un programma ma che il garante di questa confusione prima era Berlusconi. Ora, però, Berlusconi si e’ fortemente indebolito ed è chiaro che si è aperta una dialettica per la successione. Ma tutto questo è un problema anche per il Paese e per gli italiani, e noi vogliamo elaborare insieme ai cittadini e ai nostri circoli la bozza del nostro programma di governo”.

“Ci occupiamo di quello di cui parlano le famiglie la sera a tavola – ha aggiunto il vicesegretario del PD, Enrico Letta – per ogni settore presenteremo le nostre linee programmatiche”.
Così per il federalismo la proposta del Pd è di chiedere, anche con una raccolta di firme, la sospensione del patto di stabilità per i comuni virtuosi. Mentre il problema della giustizia “va risolto per i 50 milioni di italiani che chiedono una giustizia più efficiente. Dico alla maggioranza: fermatevi, ritirate il provvedimento sul processo breve. L’intera cultura italiana avanza o critiche o perplessità a quel provvedimento. Prendetene atto. Non e’ immaginabile cominciare a parlare di giustizia con un ricatto sul tavolo. La settimana prossima- ha aggiunto Letta- ci sarà un’occasione per affrontare alcuni temi della giustizia nell’ambito del voto alla mozione del Pd sulle riforme”.
Gli incontri nelle 1000 piazze serviranno anche a diffondere i progetti di legge e gli emendamenti già presentato in Parlamento e bocciati dalla maggioranza su questi temi e sulla scuola, l’ambiente, la giustizia, le riforme istituzionali.
Iniziative diverse dal “No B. Day” che serve solo a convincere chi è già convinto, senza portare nuovi consensi, occupandosi invece di tutti i problemi che riscontrano gli italiani.

E se l’11 e 12 dicembre i cittadini incontreranno Pier Luigi Bersani e gli altri esponenti del PD poco dopo, il 14 dicembre, ci sarà l’incontro di un migliaio di amministratori locali del Pd a Milano per dire basta al federalismo delle chiacchiere della Lega e di un governo che ha abolito l’unica imposta davvero federale, l’Ici, che dava risorse ai comuni.

www.partitodemocratico.it, 23 novembre 2009

3 Commenti

  1. Giuseppe dice

    Facendo i conti della massaia, Ghizzoni ha ragione. E abbiamo il coraggio di dirlo una buona volta, in questo paese la ingiustizia sociale regna imperante e il governo l’ha oltremodo amplificata in tutte le pieghe della vita. Non ultimo la giustizia dove si assiste impotenti a poveri cristi in galera per aver rubato una gallina e grandi ex-magnati della finanza e del mattone liberi dopo aver messo sul lastrico intere famiglie di piccoli risparmiatori.
    Insomma, a ben cercare, se rifacciamo i conti della SPESA, a pagare sono sempre e solo gli onesti e i redditi bassi.

  2. concordo con Stella quando dice che tante famiglie italiane fanno fatica ad arrivare a fine mese. E proprio a quelle famiglie ha pensato il GOVERNO PRODI con la sua ultima finanziaria: ha previsto infatti che dal 2008 le famiglie con reddito medio-basso e proprietarie di un immobile (vale a dire il 40% dei tassati) fossere esonerate dal versamento dell’ICI.
    Di segno ben diverso l’intervento del Governo Berlusconi: esonerare tutti, anche quelli con reddito medio alto (per intendersi anche i proprietari di prestigiosi superattici…).
    Al di là del proprio orientamento politico, penso che l’intervento del Governo Prodi fosse più equo, perché prevede un aiuto in favore di chi più ne ha bisogno.
    C’è poi un’altra considerazione da fare: con l’ICI i Comuni sostengono i servizi che vengono erogati ai cittadini. Prodi, prevedendone l’abolizione ad una sola parte dei proprietari, si è impegnato a trasferire comunque ai Comuni il mancato introito; Berlusconi questo impegno non se lo è assunto e all’appello mancano 800 milioni di euro che i Comuni attendono e che in questa finanziaria non sono previsti. Come pensa che potranno essere mantenuti i livelli di prestazione nell’erogazione dei servizi comunali (sociali e alla persona come nidi, materne, servizi per gli anziani, culturali…) se mancano i trasferimenti di risorse dallo Stato ai Comuni?
    La mia considerazione non si basa su una opposizione ideologica, bensì sulla constatazione del dato reale: non è infatti un caso che molti sindaci leghisti stiano protestando. Lo fanno contro il loro stesso Governo, che a parole si dice federalista mentre è fortemente centralista: ha infatti deciso di togliere l’unica tassa del “territorio”, l’ICI, i cui proventi vengono gestiti dai Comuni mentre si ben guardato dall’abbassare di un punto l’IVA oppure l’IRPEF sui redditi bassi o sulle pensioni. E’ la tattica preferita da questo Governo: scaricare sugli altri livelli istituzionali (Enti Locali e Regioni, che – lo ricordo – hanno messo i soldi per estendere gli ammortizzatori sociali) le conseguenze delle proprie scelte sbagliate.
    Ad oggi i Comuni non riescono a chiudere i bilanci se non aumentando le tariffe (che graveranno su tutti): non valeva la pena proseguire la politica di Prodi e lasciare che i redditi più alti, che se lo possono quindi permettere, continuassero ad essere gravati dall’ICI?

  3. Buonasera,
    Giusto diffondere argomenti progetti legge su temi della scuola,ambiente,giustizia,riforme istituzionali.
    A me dispiace non sono mai stata contraria con i ragionamenti di pier Luigi
    Bersani,ma questa volta non condivido sul’imposta ici per la prima casa,nontrovo giusto con tutte le spese che ci sono da pagare,ma come
    parliamo di crisi economica,lavoro scarso,precariato,cassa integrazione, imprese che chiudono,stipendi per modo di dire,gente fa fatica ad arrivare fine mese,e tanti fanno miracoli per vivere ecc…insomma trovo giusto
    da parte del governo attuale che ha abolito questa tassa non diffendo nessuno ma quel giusto è giusto,tra l’altro l’Ici pesava per tutti (prima casa). mi dispiace! Saluto

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