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La dignità è donna

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne il PD propone più fondi e più centri antiviolenza. Una giornata di cui approfittare, una giornata da non banalizzare con cliché e luoghi comuni ma da esaltare mettendo sul tavolo proposte concrete. È quella di oggi, 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, arrivata ormai al decimo anniversario della sua istituzione. Sembra lontano quel 1999, eppure i numeri parlano chiaro: a subire violenza psicologica, fisica o sessuale è una donna su tre. Un segnale tangibile del fatto che il tempo non basta, non risolve. Contro il progresso culturale si ergono muri invisibili quanto pericolosi. Messaggi apparentemente innocui che si insidiano nella vita quotidiana e diventano parte del patrimonio collettivo, al punto di essere percepiti come normali. Messaggi hanno il sapore della legittimazione se a diffonderli è chi dovrebbe, almeno in teoria, essere d’esempio al paese che governa.

“La violenza sulle donne – afferma il segretario del PD Pier Luigi Bersani – e’ il residuo di una cultura primitiva che non riconosce loro dignita’ di persona, una cultura che si evolve ma non si estingue, anzi, cresce nel silenzio di una societa’ che si ostina a fingere di non vederla. Pari rappresentanza nelle istituzioni, negli organismi politici, nei centri decisionali, uguali diritti e uguali opportunita’ sul lavoro, pari dignita’ nella societa’, pari possibilita’ di scegliere il proprio destino. Combattere la violenza sulle donne significa anche questo: impegnarsi perche’ nei fatti abbiano la stessa possibilita’ di agire e di decidere degli uomini e ricevano uguale rispetto”.

E alla giornata di oggi, il Partito Democratico ha voluto dare un senso chiedendo un incremento dei centri anti violenza. “A dieci anni dal dicembre 1999 – spiega la vicepresidente PD Marina Sereni – quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha fissato nel 25 dicembre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, non si è scalfita quella cultura maschile che pensa di poter disporre comunque e dovunque del corpo della propria fidanzata, o ex, moglie, o ex, amica, sconosciuta. Sono sette milioni soltanto in Italia e 140 milioni nel mondo quelle che hanno subito violenza e abusi, che vivono nella paura o nella vergogna. L’impegno del Partito Democratico, di tutte e tutti noi, è cambiare quella cultura con l’agire quotidiano, con norme adeguate e con mezzi e risorse per la prevenzione e il sostegno dei centri antiviolenza”.

Una richiesta ribadita dalla senatrice Vittoria Franco: “All’origine di tutto questo c’e’ una violenza civile: il pensiero che in fondo una donna valga un po’ meno di un uomo. Se questo e’ il presupposto culturale, il resto viene da se: dalla violenza sessuale, alle mutilazioni genitali, allo stalking, alle pressioni psicologiche, al mobbing, alle discriminazioni in casa, sul lavoro, nelle istituzioni. Noi chiediamo anche in Italia, più risorse da destinare ai centri antiviolenza che rappresentano un presidio importante di tutela della donna. E anche più risorse per la prevenzione e l’educazione al rispetto della dignità’ femminile. Gli aspetti della prevenzione e dell’educazione sono fondamentali, insieme al sostegno adeguato alle vittime, per cercare davvero di estirpare questo tragico fenomeno. Il rispetto della diversità tra i generi e della loro pari dignita’ e’ il presupposto basilare di una democrazia, che per essere davvero tale, deve essere paritaria”.

L’impegno del PD a favore delle donne emerge anche durante l’esame della Finanziaria. È la deputata Lucia Codurelli a chiedere “Chiediamo nuovamente il ripristino del Fondo specifico di 20 milioni di euro nel 2009, di 40 milioni di euro nel 2010 e di 60 milioni nel 2011 per il programma contro molestie e violenze”: e’ quanto chiede in occasione dell’esame della Finanziaria la deputata del Pd Lucia Codurelli, reiterando anche la richiesta di ”una apposita seduta della Camera sul tema dei diritti umani e della condizione delle donne nel mondo e nel nostro Paese al governo un impegno tangibile, a partire da questa finanziaria, oggi all’esame nelle commissioni alla Camera. Abbiamo presentato diversi emendamenti, uno in particolare a mia firma, con i quali si chiede il ripristino del fondo antiviolenza costituito dal governo Prodi. Non basta solo il rigore sulle pene, occorrono anche azioni concrete per diffondere una concezione della donna che rispetti la sua dignità di persona e si opponga a volgari visioni di stampo meramente consumistico, spesso veicolate da media e pubblicità. Solo così sarà possibile creare una cultura di autentico rispetto nei confronti delle donne”.

Da sempre impegnata nella difesa della dignità femminile, la presidente del PD Rosy Bindi ha affermato: “La violenza contro le donne resta uno dei tratti più vergognosi del nostro tempo. Basta guardare i dati – nel mondo un terzo della popolazione femminile è vittima di aggressioni anche mortali, stupri, maltrattamenti fisici e psicologici, mutilazioni e angherie – per capire che si tratta di fenomeno profondo e inquietante”. Lo dice la presidente del Pd Rosy Bindi in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. Anche nel nostro paese le cifre raccontano una realtà drammatica, con quasi sette milioni di donne che almeno una volta nella vita hanno subito violenza fisica o sessuale. Una realtà il più delle volte invisibile e sommersa: il 96 % delle vittime subisce in silenzio, tra la cerchia dei familiari o nelle mura domestiche. Apriamo gli occhi, il cuore e la mente su questa realtà e non fermiamoci alle celebrazioni annuali. Non bastano le leggi, la condanna di questo o quel mostro, di questo o quel violentatore. Non basta la repressione dei crimini. Occorre sostenere e aiutare le vittime,rafforzando il ruolo dei centri antiviolenza e dei servizi di assistenza territoriali. Ma soprattutto bisogna prevenire la violenza, sviluppando una nuova pedagogia della relazione tra i sessi, fondata sul rispetto e l`autonomia delle donne, sulla parità e l`uguaglianza dei diritti. E` il compito più urgente e richiede uno straordinario impegno culturale e sociale per rendere intollerabile alla coscienza collettiva ogni forma di abuso, violenza e umiliazione, a partire dalla mercificazione dell`immagine e del corpo femminili. Una battaglia di civiltà per affermare la dignità del ruolo della donna nella nostra società”.

Sulla stessa lunghezza d’onda la capogruppo PD al Senato, Anna Finocchiaro: “La giornata internazionale contro la violenza sulle donne non deve diventare una sterile commemorazione, ma essere un monito, per ricordarci che anche nel nostro Paese le pari opportunità e la pari dignità tra i generi non sono un fatto acquisito. Io cerco di testimoniare ogni giorno alle ragazze italiane che niente deve essere loro precluso. Combattere la violenza di genere con la prevenzione, i centri antiviolenza, il sostegno anche psicologico alle vittime, l’educazione al rispetto del corpo femminile e alla dignità delle donne, è la prima azione perché ciò sia sempre più vero, anche in Italia”.

Commenta anche l’eurodeputata Debora Serracchiani: “L’attenzione delle istituzioni e della società verso le donne è il miglior termometro per misurare il grado di civiltà di Paese. Occuparsi della violenza sulle donne significa impegnarsi per affermare un’idea complessiva dei diritti di tutte le donne, da quelle che subiscono la banalità dell’arroganza maschile, fino alle ultime, quelle di cui non si parla finché non scoppia un altro caso Sanaa. E’ una lotta quotidiana che le donne devono combattere in prima persona senza delegare nulla nemmeno in politica, perché se le leggi non bastano a fare il salto culturale necessario al Paese, senza le leggi nemmeno comincia ad andare in quella direzione. Così ad esempio l’intento in corso al Senato di fermare la procedura di immissione in commercio della RU 486 è un penoso rallentamento nell’affermazione dei diritti delle donne in Italia, aggravato dalla volontà di metterla in discussione pure a livello europeo”.
www.partitodemocratico.it

2 Commenti

  1. Marinella dice

    Buone le intenzioni, ma la realtà è un’altra. Nè la società, nè i giudici stessi (in caso di separazione per violenze) rendono giustizia alla donna che non viene creduta e permettono al violento di agire con fatti e parole per umiliare, offendere. Quando poi c’è di mezzo un minore disabile, la situazione della donna diventa ancora più “insostenible”, perchè la crescita armonica del bambino richiede impegno sereno che viene costantemente compromesso. Scusate lo sfogo personale (l’interessata è mia figlia) ma vorrei sapere cosa fare per avere giustizia e serenità per madre e figlio.

  2. La redazione dice

    Violenza domestica, un “reato” solo per il 18% delle donne europee

    ROMA – È solo il 18,2% delle donne europee a considerare la violenza subita in famiglia un reato: la maggioranza, il 44% la considera semplicemente qualcosa di sbagliato. Questo è quanto emerge dai dati raccolti nel dossier “Rompere il muro del silenzio”, presentato questa mattina a Strasburgo, presso la sede del Parlamento europeo, dalla vicepresidente del parlamento Roberta Angelilli, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Secondo il dossier il dato maggiormente preoccupante, circa
    l’atteggiamento mentale delle donne che subiscono violenza domestica è quello relativo al 36% delle intervistate: per loro l’abuso è solo “qualcosa che è accaduto”, risposta che evidenzia un forte distacco emotivo circa il momento tragico vissuto. Un vero e proprio rifiuto che a livello emotivo e inconscio lavora però nella direzione della distruzione della persona. Ma quanti sono i tipi di violenza riconosciuti e condannati dalla giurisprudenza europea?

    Violenza fisica. Tale forma di violenza è graduata dalle forme più lievi a quelle più gravi: la minaccia di essere colpita fisicamente, l’essere spinta, afferrata o strattonata, l’essere colpita con un oggetto, schiaffeggiata, presa a calci, a pugni o a morsi, il tentativo di strangolamento, di soffocamento, ustione e la minaccia
    con armi e l’omicidio.

    Violenza sessuale. Comprende le situazioni in cui la donna è costretta a fare o a subire contro la propria volontà atti sessuali di diverso tipo: stupro, tentato stupro, molestia fisica sessuale, rapporti sessuali con terzi, rapporti sessuali non desiderati subiti per paura delle conseguenze, attività sessuali degradanti e umilianti.

    Violenza psicologica. Comprende comportamenti volti ad intimidire e perseguitare e che prendono la forma di minacce di abbandono o di maltrattamenti, segregazione in casa, sorveglianza, minaccia di allontanamento dai figli, distruzione di oggetti, isolamento, aggressione verbale e umiliazione continua. Le forme prevalenti di violenza psicologica includono l’isolamento, il controllo, la violenza economica, la svalorizzazione e le intimidazioni. Sono forme di isolamento le limitazioni nel rapporto con la famiglia di origine o gli amici, l’impedimento o il tentativo di impedimento di lavorare e studiare. Il controllo è quel comportamento del partner che tende a imporre alla donna come vestirsi
    o pettinarsi, che la segue, la spia o si arrabbia se parla con un altro uomo. Per violenza economica si intende l’impedimento di conoscere il reddito familiare o di usare il proprio denaro. La svalorizzazione comprende le umiliazioni, le offese e le denigrazioni anche in pubblico, le critiche per l’aspetto esteriore e per come la donna si occupa della casa e dei figli. Le intimidazioni infine sono veri e propri ricatti, minacce di distruggere oggetti della donna, di fare del male ai figli, alle persone care o agli animali, nonché la minaccia di suicidio. (Marta Rovagna)

    Redattore Sociale, 26 novembre 2009

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