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“Allarme Isfol: troppi ragazzi lasciano la scuola, soprattutto al Sud”, di Alessandro Giuliani

Dal Rapporto annuale emerge che tra i 14 e i 17 anni abbandona il 5,4%. Il picco nelle Regioni meridionali (7,7%) e nei professionali, mentre va meglio ai licei e al nord-est: qui se si calcolano anche gli apprendisti che non svolgono attività di formazione manca all’appello meno dell’1,5%.

Altro che obiettivo Lisbona. Lo scorso anno in Italia sono stati ben 126 mila i ragazzi tra i 14 e i 17 anni al di fuori di qualsiasi percorso di istruzione e formazione. Rappresentano il 5,4% dei giovani di quella fascia d’età. Il maggior numero è concentrato nelle Regioni meridionali (7,7%), mentre al nord-est sono solo il 2,8% (in realtà meno dell’1,5% visto che la metà dei dispersi sono apprendisti che non svolgono attività di formazione). Gli interessanti dati nazionali e regionali sui giovani usciti dal percorso formativo senza apparenti motivazioni sono contenuti nell’ultimo rapporto Isfol, relativo all’anno 2008, presentato a Roma il 25 novembre.Da quanto emerso c’è poco da sorridere. Sul fronte dell’apprendistato i risultati peggiori si registrano nel Mezzogiorno: lo scorso anno c’è stata una contrazione di questo istituto nelle regioni del Sud del 6,4% annuo. Viceversa, nel centro-nord l’apprendistato è continuato ad aumentare nel corso di tutto il 2008: nel Nord-ovest si è passati da 190mila a oltre 196mila apprendisti; nel Nord-est da 162mila a quasi 164mila e nel Centro da 157mila a 162mila.Va solo apparentemente meglio il tasso relativo alla scolarità dei giovani tra i 14 e i 18 anni: se è vero che ha raggiunto la cifra record del 93%, è altrettanto vero che intorno ai 16 anni vi sono ancora troppi ragazzi usciti dal circuito scolastico. Se poi si guarda al livello di corsi di studio, si scopre che il quadro è molto diversificato: è molto buono nei licei, mentre negli istituti professionali solo 55 studenti su 100 risultano in regola con il percorso scolastico. L’abbandono scolastico sarebbe però tipico del biennio finale, almeno nei professionali: se si guarda specificatamente al bilancio dei percorsi formativi del primo triennio, si scopre infatti sostanzialmente positivo, visto che il numero degli allievi è aumentato di cinque volte in sei anni e il 78,4% conclude il percorso formativo. Ancora troppo ridotta, invece, risulta la formazione in apprendistato: il livello è minimo nelle isole (1%) e massimo nel nord-est (35%), mentre nel centro Italia la quota di apprendisti che fa formazione è del 10% e nel nord-ovest di circa il 25%.A livello universitario, sempre in base al rapporto Isfol, aumentano invece gli studenti con un tasso di passaggio alle facoltà che sale del 2,7% e un tasso di immatricolazione in crescita dell’1,2%. Diminuisce, infine, il numero dei laureati in rapporto alla popolazione dei 23enni e dei 25enni, “segno di una qualche difficoltà – si legge nel rapporto – nella regolarità degli studi”.

Tecnica della scuola, 26 novembre 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    Crisi, 17enne lascia la scuola. Il padre non ha più un lavoro

    TRENTO – Era uno studente modello, ma le circostanze lo hanno costretto a lasciare la scuola: il padre ha perso il lavoro e in famiglia servono soldi. Succede a Rovereto, in Trentino, dove la preside dell’istituto superiore frequentato dal ragazzo ha deciso di rendere nota la storia. A 17 anni, il diritto allo studio ai tempi della crisi deve i fare i conti con la dura realtà dei grandi.

    Flavia Andreatta, preside del Fontana, ha raccontato al quotidiano locale “Trentino” di come sia stata colpita dalle parole dell’adolescente. Un giorno il ragazzo è andato da lei, dicendole: “Devo cercare qualcosa per sostenere la mia famiglia. Non ci sono alternative”. Categorico, con la maturità di chi si sente già responsabile per sè e per gli altri.

    La dirigente scolastica ha poi spiegato di aver tentato, insieme ai genitori del ragazzo, di convincerlo a restare tra i banchi, ma invano. “La mamma ha ancora un impiego e avrebbero fatto dei sacrifici, pur di vederlo studiare, però il ragazzo si è sentito un po’ l’uomo di famiglia, con la responsabilità di contribuire al bilancio”, ha spiegato la preside. “Un vero peccato – ha aggiunto – perchè era bravo, con la media del 7. So che adesso ha trovato dei lavori interinali”.

    Le difficoltà, a sentire la dirigente scolastica, non sono un caso isolato. Riguardano molte famiglie, “sia di extracomunitari che di italiani – ha proseguito – soprattutto se ci sono più figli e tra i genitori qualcuno è in cassa integrazione o ha perso il lavoro”. Per non parlare, poi, dei viaggi d’istruzione e delle attività extra, che ormai sono spesso considerate un lusso. “C’è chi arriva a fare un mutuo per pagare un viaggio d’istruzione, che magari costa qualche centinaio di euro. Per questo noi stiamo molto attenti a proporre iniziative, perché devono essere alla portata di tutti”.

    La storia dell’ex-studente di Rovereto ha già attirato l’attenzione dell’assessore all’Istruzione della Provincia autonoma di Trento, Marta Dalmaso. “Un fatto di questo tipo è molto grave, inaccettabile”. Secondo l’assessore, non sono stati segnalati altri casi analoghi, anche se l’abbandono del percorso di studi per sostenere l’economia familiare è sicuramente un problema attuale. “Mi occuperò personalmente di approfondire la vicenda – ha proseguito Dalmaso, che ha poi lodato il 17enne per la “sensibilità verso i genitori e il sacrificio personale”.

    La Repubblica, 26 novembre 2009

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