partito democratico

Patto di stabilità, federalismo fiscale: le proposte del PD

Il Partito Democratico al fianco dei Comuni per affrontare la crisi, contro un Governo federalista a parole e centralista nei fatti. La crisi economica colpisce pesantemente le famiglie e le comunità locali, intacca la tenuta e la solidità del sistema economico e imprenditoriale, causa il ricorso massiccio alla cassa integrazione, la precarietà e la perdita di lavoro.
La risposta alla crisi sta nella capacità di sostenere la ripresa economica, favorendo processi di riorganizzazione produttiva, politiche di sostegno ai redditi e ai bisogni delle famiglie, sgravi fiscali e ammortizzatori sociali, oltre che investimenti pubblici e misure per l’accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese.
Il Patto anticrisi promosso dalla Regione Emilia-Romagna e condiviso con le organizzazioni imprenditoriali e sindacali, ha avuto questa funzione e queste finalità. Mentre assolutamente inadeguate e insufficienti si sono rivelate le politiche anticrisi del Governo.
In particolare, con l’ultima Finanziaria, il Governo ha confermato il “patto di stabilità”, impedendo nuovamente ai Comuni di investire in opere pubbliche utili per lo sviluppo delle comunità ed efficaci anche contro la crisi, in quanto in grado di offrire lavoro a imprese edili ed aziende artigiane. Insomma, a migliaia di lavoratori.
Il Governo ha fatto carta straccia del pronunciamento pressoché unanime del Parlamento che, un anno fa aveva votato un ordine del giorno proposto dal PD per l’allentamento dei vincoli del patto di stabilità dei Comuni.
Ma contro i Comuni il Governo non si è limitato a questo.
La Legge Finanziaria 2010 ha tagliato pesantemente il fondo ordinario; non ha restituito ai Comuni quanto dovuto in seguito all’abolizione dell’ICI; ha bloccato ogni forma di autonomia impositiva; ha tagliato le risorse per la sicurezza, il fondo nazionale politiche sociali, le risorse per la scuola dell’obbligo, per lo sviluppo economico, per l’ambiente. E non ha fatto un passo avanti in direzione di un vero e condiviso “federalismo fiscale”.
Ma se la maggior parte dei Comuni è stata colpita da questa manovra, alcuni Enti locali non hanno subito alcun danno nonostante la loro situazione di dissesto. Catania ha ottenuto 140 milioni, Roma 500 milioni, Palermo 160 milioni di euro, in barba a ogni criterio di efficienza e responsabilità.
A Roma poi, sono stati concessi altri 80 milioni di euro entrati con lo “scudo fiscale”.
Il PD è contrario a questa politica perché mette a rischio la possibilità per i Comuni di rispondere ai bisogni delle comunità locali. In particolare, in tanti piccoli Comuni, soprattutto nelle aree interne e montane, è ormai compromessa la possibilità di finanziare servizi essenziali e opere pubbliche urgenti, e la possibilità stessa di chiudere i bilanci.
I Comuni sono l’ossatura del sistema istituzionale e rappresentano uno snodo fondamentale per contrastare la crisi, per modernizzare il sistema infrastrutturale, per garantire la coesione in una società sempre più complessa, per tutelare i diritti di cittadinanza.
Chiediamo al Governo un deciso cambio di rotta. E lo chiediamo convinti di interpretare le preoccupazioni e lo stato d’animo della stragrande maggioranza dei Sindaci, di ogni orientamento politico, come dimostrano le prese di posizione e le iniziative promosse unitariamente nella nostra e in altre Regioni, dalle associazioni di rappresentanza dei Comuni.

Chiediamo:
•1) L’attuazione del federalismo fiscale così come previsto dalla Legge 42/2009, per accrescere l’autonomia finanziaria dei Comuni e, nel contempo, la responsabilità degli amministratori;
•2) La modifica degli obiettivi e delle regole del patto di stabilità, per sostenere la spesa per investimenti, favorire politiche di coesione sociale e premiare i Comuni virtuosi;
•3) La restituzione completa (e la rivalutazione) dell’ICI prima casa;
•4) Adeguati sostegni ai piccoli Comuni, con una più forte incentivazione della gestione associata di servizi e funzioni in capo alle Unioni di Comuni, con l’aumento del fondo per gli investimenti e il ripristino del Fondo nazionale della montagna;
•5) Il completo reintegro del fondo per le politiche sociali;
•6) Un intervento legislativo che – come stabilito dalla Corte costituzionale – riconosca la soppressione dell’IVA dalla Tariffa rifiuti (TIA) ma senza scaricare costi su Comuni, famiglie e imprese.

Ci batteremo in ogni paese e città, nelle assemblee elettive e in Parlamento perché le nostre richieste siano soddisfatte e le comunità locali possano essere di nuovo motore di sviluppo .
www.pder.it

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Da L’Unità Bologna

    “Patto di stabilità e fisco: la Lega ci dica da che parte sta”, di Andrea Bonzi

    Vasco Errani sfida il Centrodestra e la Lega Nord sul proprio terreno.
    E lo fa lanciando «un’operazione verità sul tema delle riforme e del federalismo fiscale». Vuole vederci chiaro Errani, andare oltre gli slogan del governo rimasti per ora sulla carta. E, insieme a lui, pretendono chiarimenti i parlamentari, i consiglieri e i sindaci democratici dei Comuni dell’Emilia-Romagna, che si sono ritrovati in forze ieri in via Rivani, “ospiti” del segretario regionale Pd Stefano Bonaccini.
    Pur non entrando nei particolari della proposta fatta da Romano Prodi sul Messaggero, sia Errani («E un contributo di Romano importante e utile: è bene attivare un processo che vada in questa direzione») sia Bonaccini («Serve un partito dove i territori contino e abbiano davvero potere») si sono detti favorevoli a un Pd più federalista.

    PATTO DI STABILITA E CRISI I punti dell’offensiva degli amministratori Pd sono due. Il primo riguarda il mancato allentamento del patto di stabilità, che blocca gli investimenti anche dei municipi virtuosi, impedendo di utilizzare le risorse come propulsore anti-crisi.
    «Siamo di fronte a un oggettivo cortocircuito che mette in difficoltà le imprese e non risponde ai bisogni dei cittadini esordisce Errani, impegnato in questi giorni nella formazione della propria giunta regionale -. I piccoli Comuni, come quelli di montagna, si trovano nella condizione di dover chiudere, ce ne sono alcuni che hanno subito tagli delle entrate del 50-60% con l’eliminazione dell’Ici prima casa non ancora compensate». Il secondo, collegato ovviamente, è quello della riforma del federalismo fiscale.
    Una chimera i cui contorni sono ancora indefiniti. Al re è nudo attacca Errani -. C’è un ritardo di parecchi mesi sui decreti attuativi sul tema. L’unico emanato finora, sul demanio, è inadeguato e, per alcuni aspetti, non condivisibile. Vogliamo capire come siamo messi davvero».
    Il timore principale è che, alla resa dei conti, vengano decisi dal governo standard troppo bassi. Un esempio? «La media italiana della percentuale di copertura dei nidi è del 9%, in Emilia-Romagna è del 23%. Se lo standard medio scelto sarà 20% ipotizza Errani -, i nostri Comuni pagheranno di più per ottenere lo stesso servizio che hanno già. La parola passa ai sindaci. Ma non prima che Bonaccini sfidi più direttamente gli amministratori del Carroccio: «Dovrebbero farsi sentire dal loro governo, se hanno a cuore il bene dei propri cittadini. Su questi temi, noi andremo a volantinare già nei prossimi giorni, nei mercati e nelle piazze; presenteremo ordini del giorno nei consigli comunali».
    LA PAROLA Al SINDACI L’elenco delle difficoltà dei sindaci dovute al patto di stabilità le fanno Roberto Reggi (Piacenza) e Graziano Delrio (Reggio Emilia). «La mia capacità di pagamento delle forniture nel 2010 è zero. E ho 60 milioni di euro di residuo che non posso spendere.
    E non dicano chiude Delrio che è colpa delle normative europee, perché negli altri Paesi la quota investimenti è fuori dal patto di stabilità».
    Gli fa eco Reggi, che governa un territorio dove la Lega Nord ha toccato il 22%: «I colleghi del Centrodestra, in Anci, votano documenti che chiedono di allentare i vincoli, ma a Roma affossano qualunque tentativo di miglioramento». La richiesta non è quella dell’annullamento del patto, ma «di una modifica che permetta di sostenere gli investimenti chiosa Reggi -. E inoltre: la restituzione e la rivalutazione completa dell’Ici prima casa, a partire da quella del 2008, che non abbiamo ancora ricevuto interamente e il reintegro del fondo per le politiche sociali. Altrimenti, non riusciremo a mantenere i servizi».

I commenti sono chiusi.