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Rachel: morta per una tessera sanitaria

Il Pd ha proposto un’interrogazione parlamentare al ministro Fazio, per fare chiarezza sul caso della morte della bambina nigeriana, di 13 mesi, avvenuto dopo il presunto mancato ricovero nella struttura ospedaliera di Cernusco. “Abbiamo proposto una interrogazione parlamentare al ministro Fazio, per fare chiarezza sul caso della morte della bambina nigeriana, di 13 mesi, avvenuto dopo il presunto mancato ricovero nella struttura ospedaliera di Cernusco. Per capire le motivazioni, in merito al comportamento, degli operatori della
Azienda Sanitaria di Cernusco in provincia di Milano. Crediamo che sia giusto comprendere bene come siano andate le cose accertando tutte le eventuali responsabilità, anche attraverso un’inchiesta interna del Ministero della Salute”.

Così i deputati del Pd Emanuele Fiano, Presidente del Forum Sicurezza, Livia Turco, Presidente Forum Immigrazione, Barbara Pollastrini, Andrea Sarubbi, Antonio Misiani.

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Rachel aveva 13 mesi. Poco più di una anno, una sorella di due anni e due genitori nigeriani. Rachel non sapeva ammalandosi, che quando suo padre, 6 settimane prima, aveva perso il suo posto di lavoro lei aveva perso il suo diritto alla salute.

Perché quando nella notte del 3 marzo i suoi genitori, preoccupati dai violenti attacchi di vomito della piccola sono andati in ospedale a lei e la sua tessera sanitaria scaduta non sono state date le cure che meritava. Ancora non sappiamo di cosa sia morta Rachel, sicuramente di Burocrazia.
Portata all’ospedale “Uboldo” di Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, dal 118, dopo una breve visita, “non l’hanno neanche spogliata”, dice la madre, è stata dimessa con la prescrizione di una medicina e il certificato che riporta la dicitura. “buone condizioni generali”. Ora d’entrata 00.39, uscita alle 00.45. 6 minuti, tra accettazione e visita.

La coppia vaga in cerca di una farmacia di turno, senza trovarla. Intanto sono le 2 di notte e Rachel sta sempre peggio. Sempre più spaventati e preoccupati i genitori tornano al pronto soccorso, vogliono che sia visitata e ricoverata se necessario. E qui la notizia: “Non possiamo visitarla ancora o ricoverarla. La tessera sanitaria della bambina è scaduta”

Tommy Odiase, il padre della piccola, è in Italia da 13 anni, ha un permesso di soggiorno da residente che deve rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria per sé e le sue due figlie, deve presentare una serie di documenti che ne attestino la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo.

Al rifiuto dei medici, il padre, s’infuria. Urla, vuole attenzione. Allora, qualcuno dell’ospedale chiama i carabinieri, per allontanarlo. L’intervento delle forze dell’ordine porta ad una soluzione momentanea: Rachel viene ricoverata in pediatria. Sono le 3 di notte, “ma fino alle otto del mattino nessuno la visita o le somministra alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla”, raccontano i genitori. La sera del giorno dopo la situazione è critica, accanto al lettino spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco.

Sono le cinque e mezza, dopo mezz’ora di manovre di rianimazione, non c’è più nulla da fare, Rachel è morta.

Ci si chiede se nel 2010, in Italia, nella civilissima Lombardia, si possa ancora rifiutare le cure ad una bambina, perché la sua tessera sanitaria è scaduta. Ci si chiede, se lo domandano i genitori, se sarebbe accaduta la stessa cosa se Rachel fosse stata figlia d’italiani.

I carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche, gli Odiase hanno denunciato i medici e l’ospedale per omicidio colposo e la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. I risultati dell’autopsia saranno pronti il 12 maggio. Ma intanto sappiamo che Rachel è morta di burocrazia e indifferenza.

www.partitodemocratico.it

1 Commento

  1. Sandra dice

    A proposito di ascolto, di solidarietà, di moralità, di civismo, di…….
    dal Sole 24 Ore di oggi 13 aprile

    Anonimo benefattore paga la mensa ai bambini di Adro e attacca la politica, polemiche

    Un anonimo (per scelta) imprenditore di Adro ha saldato il debito contratto da alcune famiglie del paese con la mensa della scuola che era costato l’esclusione di alcuni bambini dai pasti. L’imprenditore ha scritto una lettera nella quale critica i suoi concittadini e soprattutto la politica.

    «Sono – ha scritto l’imprenditore – figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film ‘L’albero degli zoccoli’. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. È per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica». Ha voluto anche dichiarare le sue preferenze politiche dicendo di «non essere comunista, d’aver votato Formigoni alle ultime elezioni» e d’essere certo che tra le 40 famiglie morose alcune sono «di furbetti che ne approfittano». La missiva del benefattore arrabbiato è una requisitoria non soltanto contro l’amministrazione di centrodestra: «Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina». Lui, figlio di un mezzadro in un paese fino a pochi anni fa prevalentemente agricolo, si è rivolto ai suoi compaesani: «Si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi». Nella requisitoria non ha escluso la chiesa: «Ma dove sono i miei sacerdoti? Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo?».

    La politica non è ovviamente potuta sfuggire: «Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare ‘partito dell’ amore?’. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia? Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1.200 euro al mese (regolari)».

    Ai compaesani l’imprenditore ha chiesto perché non si domandano quanti soldi spende l’amministrazione comunale per non trovare i soldi per la mensa. «Voglio urlare – ha concluso – che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare, il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico».

    Oggi ad Adro, negli uffici del sindaco, Oscar Lancini, si sarebbero dovuti incontrare i rappresentanti della Cgil e delle Acli per risolvere la questione. Le Acli avevano dato la disponibilità a garantire l’esborso economico per permettere ai bambini più sfortunati di entrare in mensa. «Ma la riunione è andata deserta – racconta il sindaco Lancini all’agenzia dire – ora c’è questo benefattore, quindi…». Che cosa è accaduto? Questa mattina, sul conto dell’associazione dei genitori che si occupa della mensa, è arrivato un bonifico da 10.000 euro per coprire il debito pregresso delle famiglie morose, che ammonta precisamente a 9.900 euro. Il benefattore ha garantito la propria disponibilità a coprire l’eventuale debito che si potrà accumulare fino a fine anno scolastico.

    «Tutte le altre famiglie – spiega però Lancini – quelle che fino a oggi hanno pagato regolarmente, affrontando anche sacrifici per farlo, sono sul piede di guerra. Mi hanno riferito che questa mattina davanti alla scuola c’è un assembramento di genitori che sono molto arrabbiati. Addirittura nella notte sono stati messi degli striscioni di protesta, tra cui uno su cui c’era scritto ‘mangiare pane a tradimento’. E poi il problema non è risolto, è soltanto spostato. So bene che con il nuovo anno scolastico il problema si ripresenterà, per intero».

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