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"Via ai nuovi tagli, falcidiato il Sud", di Carlo Forte

Il prossimo anno scolastico inzierà con 25.558 cattedre in meno rispetto all’anno precedente. È la seconda tranche dei tagli previsti dal piano programmatico previsto dall’articolo 64 della legge 133/2008. Che nel trascorso anno scolastico ha già cancellato circa 42mila cattedre. E la scure dei tagli non si arresterà nemmeno nel 2011, perchè tra due anni è previsto un ulteriore taglio di 19.700 cattedre. Insomma, secondo quanto previsto dalle disposizioni, dal 1° settembre 2011 le cattedre in meno, rispetto al 2009, dovrebbero essere circa 80mila. Per il prossimo anno viale Trastevere ha già fatto i conti ed ha disegnato la mappa delle riduzioni di organico regione per regione con il relativo decreto e circolare del 13 aprile scorso (si vedano le anticipazioni di ItaliaOggi di martedì scorso). A guidare la classifica è la Campania che perderà 3.686 cattedre, seguita a ruota dalla Sicilia che dovrà rinunciare a 3.325 insegnanti. La Lombardia perderà invece 2.760 posti e la Puglia 2.535. Nel Lazio la scure del governo taglierà 1.830 cattedre, mentre in Piemonte l’organico sarà ridotto di 1.639 unità e in Veneto la riduzione sarà di 1.634 posti. Seguirà la Calabria con 1.522 cattedre in meno, L’Emilia – Romagna a quota -1.193, la Toscana a -1.121 e la Sardegna, che perderà 1.037 insegnanti. A guidare la classifica delle regioni al di sotto della «quota mille» sono le Marche, che dovranno rassegnarsi a fare a meno di 795 docenti, seguita dall’Abruzzo, che perderà 679 docenti e dalla Liguria che dovrà dire addio a 491 cattedre. La Basilicata subirà un taglio di 425 posti, mentre il Friuli ne perderà 378 e l’Umbria 313. Fanalino di coda, il Molise, che dovrà rinunciare a 195 docenti. Fin qui i tagli in valori assoluti. La classica cambia se si guardano i valori percentuali. A salire sul podio, questa volta, sono le 4 regioni del Sud che vantano tagli nell’ordine di un punto percentuale in più rispetto alla media nazionale. Il primo posto spetta alla Calabria che perderà il 5,38 % dell’organico, tallonata dalla Basilicata che, a fronte di appena 590mila abitanti , sparsi in una miriade di piccoli paesi, prevalentemente di montagna, perderà il 5,18% dei docenti. Stessa percentuale per la Sardegna, che si piazza al secondo posto ex aequo nella classifica dei tagli. Il terzo posto spetta, invece, alla Sicilia, il cui organico subirà una decurtazione di posti nell’ordine del 5,06%. Il Molise perderà il 4,98%, la Pugliail 4,93%, e la Campania il 4,69%. Fin qui i tagli al Sud e nelle isole. Nelle altre regioni solo le Marche e l’Abruzzo segnano percentuali di tagli superiori al 4%, rispettivamente nell’ordine del 4,63% e 4,47%. Tutte le altre si collocano al di sotto di questa soglia. Il Piemonte perderà il 3,68% dell’organico, la Liguria il 3,49%, il Veneto il 3,39%, l’Umbria il 3,28%, il Lazio il 3,09%. Emilia, Friuli, Lombardia e Toscana, invece, dovranno dire addio solo al 3% dell’organico dei docenti. Dal quadro dei tagli distribuiti dal ministero dell’istruzione emerge una percentuale nazionale del 3,96%, che però non sintentizza le diversità effettivamente presenti su tutto il territorio. Nel Sud, infatti, la percentuale media si attesta sul 5%, mentre nel resto d’Italia non si va oltre il 3,5%. Ciò comporterà intevitabilmente forti flussi migratori di docenti precari, anche anziani (dunque con punteggi alti) da Sud a Nord, alla riapertura della graduatorie a esaurimeno prevista per il 2011. Perchè con queste prospettive la probabilità di continuare a lavorare con le supplenze nelle regioni meridionali diventerà un dato molto aleatorio.

Italia Oggi 20.04.10

1 Commento

  1. Si parla ancora di supplenze, cambio di provincia o regione; ma è chiaro che noi vecchi precari abbiamo raggiunto quasi la cinquantina? E’ possibile che invece di parlare di sistemazione definitiva si parli solo di tagli? Vorrei capire una cosa sola: dall’anno scolastico 2010/11, ci saranno circa 25.000 cattedre in più per avvenuto pensionamento, tutti questi posti vacanti che fine faranno? Quindi non parliamo più di 42.000 cattedre in meno dell’anno scorso, più 19.700 dell’anno prossimo, ma bisogna (con numeri alla mano) aggiungere anche i 25.000 posti resi liberi dai pensionamenti e non dati in ruolo.
    Concludo dicendo solo che in Italia invece di fare un passo avanti, ne stiamo facendo tre indietro.
    A VOLTE MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO……………………………….

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