Giorno: 24 maggio 2011

“Chiudere il tempo prolungato è miope e sbagliato”

L’on. Manuela Ghizzoni replica alle parole del dirigente scolastico provinciale Malaguti. Ecco la sua dichiarazione. «La decisione di cancellare il tempo prolungato, conseguenza dei tagli agli organici della scuola, rappresenta un errore politico e culturale frutto della miopia del Ministro Gelmini. Tutti gli indicatori suggeriscono di andare in direzione opposta, incrementando invece questo tipo di esperienza che rappresenta un supporto prezioso in grado di sostenere studenti nei processi di apprendimento e in una fascia d’età difficile e delicata. Abbiamo chiesto con un’interrogazione parlamentare quali iniziative intenda assumere il Ministro al fine di garantire quei modelli educativi che fanno della scuola pubblica modenese un modello di alta qualità, ma purtroppo le dichiarazioni del dirigente provinciale Malaguti confermano la volontà di scaricare sul mondo della scuola e sui giovani gli effetti delle scelte scellerate assunte dal Governo. Per la scuola media modenese, rispetto all’organico di fatto dell’anno scolastico 2010/2011, gli alunni crescono complessivamente di 421 unità, di cui 275 solo nelle classi prime, ma i posti assegnati in organico di diritto sono, rispetto all’organico di fatto dell’anno …

"Le centrocampiste del welfare", di Dario Di Vico

Del Rapporto annuale dell’Istat presentato ieri si possono fare due usi. Il primo è quasi scontato. Il presidente Enrico Giovannini, economista e statistico di rango, non ha usato i guanti di velluto e ci ha fornito una fotografia impietosa della situazione economica e sociale del Paese. La gallery dei dati Istat abbraccia un periodo di tempo sicuramente più lungo della legislatura in corso ma non c’è dubbio alcuno che quella raffica di numeri impallina, al netto della crisi, il governo in carica, concorre a rafforzare l’opinione che l’esecutivo guidato da Berlusconi sia pienamente responsabile dell’accresciuta vulnerabilità del Paese. Questo, dunque, è il primo utilizzo che si può fare del lavoro dell’Istat e l’opposizione ieri vi ha fatto ampiamente ricorso, incoraggiata nei suoi raid anche dagli imbarazzati commenti degli uomini di governo. Ma pagato il (quotidiano) tributo alla rissosità della vita politica italiana e alla contingenza elettorale, c’è un altro uso — diciamo economico-scientifico— che si può fare delle analisi e delle parole di Giovannini. Grazie all’autorevolezza dell’Istat e del suo presidente si può cominciare a …

"Il tempo pieno all'elementare dovranno pagarlo le famiglie", di Tiziana De Giorgio

Anche il tempo pieno sarà a pagamento. Perché da settembre gli insegnanti saranno talmente pochi da non riuscire più a coprire le ore in cui i bambini sono a mensa. E i genitori, pur di non rinunciare alle ore di lezione pomeridiane per propri figli, dovranno sborsare soldi per una cooperativa esterna per poter mettere una toppa sulla voragine lasciata dalla riforma Gelmini. L’ultima frontiera della scuola scarnificata dai tagli è stata toccata al comprensivo Tolstoj, in via Zuara, a Milano: una delle primarie più colpite dalla terza tranche della “dieta dimagrante” forzata del governo, che spazza via altri 455 insegnanti solo a Milano, per un totale di 1.178 posti in meno nelle elementari nel giro di tre anni. Già l’anno scorso la preside aveva dovuto fare i salti mortali per garantire a tutti il tempo pieno scelto da mamme e papà: il provveditorato non aveva infatti concesso organico sufficiente per tutti gli studenti che ne avevano fatto richiesta — con due partite sulla carta a tempo normale — e si è dovuto giocare su …

"Sei mamma? Ti licenzio", di Flavia Amabile

Quasi un milione di donne è stata licenziata o costretta a dimettersi per aver deciso di avere un figlio. Lo denuncia l’Istat nel rapporto annuale sulla situazione del Paese nel 2010 insieme a molti altri dati molti chiari su che cosa significhi essere madri in Italia. Una madre su 3 ha dovuto lasciare il lavoro per motivi familiari. Nella metà dei casi l’abbandono è dovuto alla nascita di un figlio, per un totale di oltre 800 mila donne. Una donna su cinque fra quelle che lavorano e hanno meno di 65 anni hanno lasciato il lavoro per il matrimonio, la gravidanza o per altri motivi familiari. Non c’è molto da fare, figlio e lavoro sono ancora troppo spesso inconciliabili: l’uno esclude l’altro. Le donne di cui stiamo parlando infatti non hanno scelto di non lavorare: sono state costrette a non farlo, come sottolinea anche l’Istat. Più si è in avanti con gli anni, meno si è esposte a rischi. Le interruzioni imposte dal datore di lavoro, infatti, «riguardano più spesso le donne più giovani: si …

"Quei sedicenni annoiati che abbandonano la scuola, così cresce la marea degli "inattivi": 2,1 milioni", di Maria Novella De Luca

Il 18,8% di ragazzi in Italia lascia gli studi subito dopo gli anni dell´obbligo e non cerca lavoro. In un anno il numero dei “Neet” è salito di 134.000 unità. La crisi arriva tra i 16 e i 17 anni: ci si sente grandi e le regole vanno strette, la scuola appare faticosa, noiosa, staccata dalla realtà, i prof, poveracci, degli adulti che guadagnano poco e si sgolano in classe, e il lavoro poi, un miraggio, una chimera, e studiare o non studiare in fondo è lo stesso. Storie di ragazzi che un giorno hanno detto no. Che una mattina hanno deciso di non entrare più in classe. Di buttare alle ortiche libri, quaderni, interrogazioni, compiti in classe, voti, giudizi. Ma anche le cose belle della scuola, come le gite, gli amici, lo sport. C´è un numero enorme di giovani (il 18,8%) che in Italia continua ad abbandonare gli studi, subito dopo gli anni dell´obbligo, e che a vent´anni, quando si entra nell´età adulta, si ritrova sperduto, senza nulla in mano. Perché se è vero …

"I senza futuro", di Chiara Saraceno

Una società mobilitata per far fronte ai bisogni quotidiani e alle difficoltà provocate da una crisi economica da cui non è ancora uscita.Ma anche una società con poco fiato per orizzonti un po´ più lunghi e larghi. È questa l´immagine dell´Italia che emerge dal Rapporto Annuale dell´ISTAT relativo al 2010. In questo quadro emerge, ancora una volta, il ruolo fondamentale giocato dalle famiglie come ammortizzatore sociale a tutto campo. Ma emergono anche le tensioni, i punti di rottura, di un sistema troppo sovraccarico ed anche troppo squilibrato. Così, a fronte della insicurezza nel mercato del lavoro, alla riduzione delle occupazioni a tempo indeterminato e al prolungarsi dei periodi di disoccupazione, si è erosa anche la tradizionale capacità di risparmio delle famiglie. E se è vero che la solidarietà famigliare ha contenuto l´impatto della perdita di occupazione, ciò si è tradotto in un rafforzamento della dipendenza economica dei giovani dai propri genitori. La percentuale di giovani tra i 15 e i 24 anni che non sono né in formazione né occupati è ulteriormente aumentata, raggiungendo il …

"Cresce l’esercito di quelli che non studiano né lavorano", di Raffaello Masci

Se il «Rapporto annuale» dell’Istat è come il biblico libro delle Lamentazioni, il capitolo dedicato ai giovani è particolarmente drammatico. Dopo il dossier consegnato dal Censis alla Camera dei deputati, la settimana scorsa, anche l’Istituto di statistica affida all’opinione pubblica un quadro altrettanto sconfortante sugli italiani tra i 18 e i 29 anni: disoccupati, precari, scoraggiati, senza un futuro a breve, transitano con sempre maggiore frequenza nella categoria dei neet (not in education, employment or training), cioè di quelli che non ne possono più di cercare, bussare, aspettare, e neppure di sperare, per cui abbandonano tutto. Si tratta – spiega l’Istat – di due milioni e centomila ragazzi, ben 134 mila in più rispetto all’anno precedente e pari a quasi un quarto (22,1%) di tutti gli under 30, una percentuale doppia rispetto alla media europea. Se era noto che la disoccupazione giovanile aveva sfiorato il 29% a marzo di quest’anno (28,6% per l’esattezza), la novità di oggi è che neppure la scuola – da sempre vissuta come ascensore sociale – è più in grado di …