Giorno: 21 maggio 2011

"La corsa in rosa del chirurgo per sconfiggere il cancro al seno", colloquio con Riccardo Masetti* di Federica Fantozzi

Riccardo Masetti, direttore del dipartimento di chirurgia senologica del Policlinico Gemelli e presidente della branca italiana della Susan G. Komen Foundation, il maggiore ente no profit americano contro i tumori alla mammella, è la dimostrazione vivente che nella vita seguire la linea retta non paga. Figlio di un ammiraglio di Marina, a 12 anni viveva al limitare di un campo da golf a Washington e faceva il raccattapalle. A pagamento. A 17 anni era in piazza a Roma: «Era il ‘68. Il liceo Castelnuovo era il quartier generale di Potere Operaio e Lotta Continua. Ho fatto i moti studenteschi in grande spolvero. Ma da cane sciolto, senza legarmia nessun carro». A 19 anni, lasciando tutti di stucco, si iscrive all’Università Cattolica: «Meditavo se diventare medico o avvocato. Il primo concorso era in medicina. L’ho vinto ed è diventata la mia strada». Oggi, a 56 anni e con buona pace di predestinazione e sentieri segnati, Masetti organizza la Race For The Cure, maratona anti cancro con 53mila partecipanti. Le donne operate che vogliono offrire la loro …

"Il Gattopardo a cinque stelle", di Claudio Fava

Grillo dice di non essere di destra né di sinistra, di non volere la Moratti né Pisapia, di non votare De Magistris ma neanche Lettieri. È il trucco di sempre: attaccare tutti per non cambiare niente. Ci sono solo due politici in Italia, con un passato di brillanti intrattenitori (l’uno di piazze, l’altro di crocieristi) che pensano di dover esercitare il mestiere della politica in perfetta, onnipotente solitudine, senza mai incrociare le parole e la faccia con un avversario: sono Silvio Berlusconi e Beppe Grillo. Dei quali non si ricorda, negli ultimi dieci anni, un solo pubblico confronto (tv, teatro, strada) con qualcuno che non la pensi come loro. Ci sono stati solo due politici capaci di dire, senza tema di apparire ridicoli, «io non sono né di destra né di sinistra: io sono oltre». Uno era Charles De Gaulle (e forse qualche titolo lo aveva), l’altro è Beppe Grillo: sul suo blog, due giorni fa. E siccome le parole sono cosa seria, sempre sul blog, dopo averci comunicato che il suo movimento ha preso …

"Telecomizi di un leader stanco", di Michele Brambilla

Il Silvio Berlusconi che ieri è riapparso sulla scena dopo quattro giorni di silenzio è sembrato al tempo stesso un uomo potente e un uomo stanco. Potente perché ha dimostrato quasi ostentato – di disporre come nessun altro del principale mezzo di persuasione di massa: la televisione. E stanco perché stanca era la sua faccia, stanchi i suoi occhi cerchiati, stanche e vecchie soprattutto le sue parole, con quella ripetizione ossessiva del pericolo comunista. Bersani ha annunciato che protesterà contro l’autorità che controlla le comunicazioni, e c’è da capirlo. Il presidente del Consiglio ha parlato a reti praticamente unificate, diffondendo i suoi monologhi (faceva tenerezza sentire i conduttori dei tg che li chiamavano «interviste») senza alcun contraddittorio. Bersani ha parlato di Bielorussia ed è certamente un’esagerazione perché non siamo in Bielorussia e oggi ci saranno altri media a dare spazio a opinioni diverse da quelle del premier; però è un fatto che quella di ieri sera è parsa una prova di forza che assomiglia molto a una prova di prepotenza. Ma proprio per questo non …

"Portiamo Napoli fuori dal buio", di Marco Rossi Doria

Se De Magistris riesce a vincere ci sono le condizioni per dare battaglia al malaffare e far ripartire la città. Poi ci vorranno grandi energie e le migliori intelligenze per un grande cantiere aperto a tutti. Uscire dal buio, fare la speranza: è questo il fatto di questi giorni. La frase me la dice Gino, dal suo cellulare:«Non mi interessa la politica ma fuori dal buio sì». Non è uno studente universitario. È un ragazzino del mio quartiere che lavora in un bar. Ma ha la stessa voce dei ragazzi che hanno gridato durante l’inverno sui tetti e nelle vie. E che ora vanno a votare. Anche a Napoli c’è un vento nuovo. E se c’è una città che ne ha bisogno è Napoli. Il suo buio è stato ed è ancora fitto. La povertà e la disoccupazione hanno i tassi più alti del paese. Siamo ultimi per qualità di vita. Quasi centomila persone sono andate via. Questo governo e la destra c’entrano. Eccome. Ma in quasi venti anni di amministrazioni di centro- sinistra non …

"Laureati finiti all´estero: +40% in 7 anni", di Luisa Grion

Allarme Ance: in dieci mesi si sono trasferiti oltre confine 65 mila giovani. Via dall´Italia in cerca di successo, di reddito, di lavoro. Via da un paese di vecchi: con un progetto in testa e la certezza che per realizzarlo bisogna andarsene, nei primi dieci mesi dello scorso anno si sono trasferiti all´estero 65 mila giovani italiani. Tutti sotto i trenta anni, tutti convinti che è tempo di migrare. E´ come se una cittadina di medie dimensioni si svuotasse completamente: Savona o Viterbo deserte in meno di un anno. Un fenomeno in crescita visto che fra il 2000 e il 2007 gli italiani laureati che lavorano in paesi Ocse sono aumentati del 40 per cento. Il fatto in sé potrebbe essere positivo se non fosse che si sposa con un tasso interno di disoccupazione giovanile del 27,8 per cento. Non si va quindi, per fare esperienza e poi tornare: sempre più spesso si va per restare. Intelligenza ed energia sottratta al futuro del paese. Lo hanno fatto notare i giovani dell´Ance (l´associazione dei costruttori) che …

La missione impossibile delle donne in carriera "Vera parità solo nel 2601", di Marina Cavallieri

Le magistrate arriveranno per ultime. Le società italiane con un top management al femminile almeno per il 20 per cento possono vantare risultati migliori. È un calcolo statistico. Una proiezione. Sembra un paradosso. La neutralità dei numeri viene usata per capire quanto tempo le donne dovranno aspettare per raggiungere i vertici delle professioni. Il risultato? Sconfortante. Decine di anni, in alcuni ambiti secoli. «È il caso della magistratura, se le donne crescono a questo ritmo la parità si avrà nel 2601». Lo sostiene, grafici alla mano, la demografa Rossella Palomba, ricercatrice del Cnr, che ha provato a vedere quando le donne avranno i ruoli degli uomini. E il calcolo che ne viene fuori appare un miraggio. «Ovviamente se le donne e gli uomini continuassero a crescere nei posti al vertice ai ritmi attuali la parità non verrebbe mai raggiunta poiché si manterrebbe sempre lo stesso divario», spiega Rossella Palomba che porterà queste ed altre cifre al festival di antropologia contemporanea “Dialoghi sull´uomo” che si terrà dal 27 al 29 maggio a Pistoia. «Quindi bisogna fare …

"In cerca di borghesia per rilanciare la società civile" di Piero Ignazi

In questi mesi i segnali di una insofferenza dei ceti imprenditoriali e delle professioni nei confronti dell’operato del Governo, e più in generale della politica, erano stati numerosi. Ultimo, in ordine di tempo, quello dell’Assise generale della Confindustria a Bergamo dove, non a caso, non erano stati invitati i politici per evitare la consueta, stucchevole passerella mediatica in casa d’altri; e dove le critiche all'(in)azione del Governo, pur non gridate, risuonavano a ogni angolo. La disaffezione che da tempo monta nella borghesia italiana non riguarda solo la maggioranza di governo, ma investe tutta la classe politica. Certo, il voto di Milano attesta un distacco ormai consumato tra centro-destra e ceti produttivi in senso lato. Ma non si può nemmeno parlare di un “cambio di cavallo”. Per quanto Giuliano Pisapia abbia saputo attrarre esponenti illustri dell’imprenditoria meneghina capitanati da una personalità quale Piero Bassetti, l’impressione è che questa componente sociale sia ancora alla finestra, in attesa degli eventi. Se allora colleghiamo insofferenza diffusa e assenza d’interpreti politici, c’è da chiedersi se siamo alla vigilia di un …