Giorno: 3 ottobre 2011

"Gli investimenti crollano al Nord", di Gianni Trovati

La casa domina il cantiere condiviso fra manovra e federalismo intorno ai conti degli enti locali, ma non è da sola: tra i dossier che affollano i tavoli dei tecnici e della politica, e che saranno al centro del confronto con i sindaci per ricucire gli strappi provocati dalla manovra, ci sono anche i nodi della «virtuosità», che dovrebbe distribuire sconti ai migliori, e della Robin Tax, chiamata ad alleggerire il conto complessivo su Comuni, Province e Regioni. Tutte le biglie sono in movimento, e da come si fermeranno dipende la sorte di molti bilanci locali per il prossimo anno. Dal momento che i saldi sono “sacri”, il campo d’azione principale per chi vuol dare più spazio finanziario ai sindaci è quello delle entrate, con una sorta di scambio fra riduzione di risorse e maggiore autonomia fiscale. Una parte di questo scambio è già stata scritta nella manovra-bis, con l’anticipo al 2012 dello sblocco totale per l’addizionale Irpef, ma non è bastata ad abbassare la temperatura nel rapporto fra Governo e Comuni. Nasce da qui …

"La crisi finirà solo quando cambieremo l'economia", di Paolo Mastrolilli

Bisogna cambiare, ora. Anche se non volessimo, la «Terza rivoluzione industriale» è già cominciata, e la crisi economica in corso dovrebbe solo convincerci ad affrettare il passo verso un nuovo paradigma per la nostra società. Un modello che richiede di abbandonare la dipendenza energetica dal petrolio, ma anche di mutare radicalmente i rapporti economici, la politica, l’ambiente, l’istruzione. Così scrive Jeremy Rifkin nel suo ultimo libro, intitolato appunto «The Third Industrial Revolution: How Lateral Power Is Transforming Energy, the Economy, and the World». Durante un’intervista fatta ad agosto, ci aveva anticipato i contenuti con queste parole: «Verso la fine degli Anni Settanta è terminata la Prima rivoluzione industriale, nel senso che abbiamo smesso di vivere grazie alla ricchezza che producevamo. Siamo entrati nella Seconda rivoluzione industriale, in cui poco alla volta abbiamo bruciato i nostri risparmi e cominciato a vivere di debito». Questo ci ha esposto a crisi ricorrenti: «Ogni volta che c’è una recessione, facciamo sempre la stessa cosa: pompiamo soldi nel mercato e diciamo che vogliamo tagliare le spese. Ma la ripresa si …

"La persona è il vero motore della crescita", di Elio Borgonovi

Da quando è scoppiata la crisi, analisti, governi e consiglieri dei governi concordano sul fatto che senza crescita non è possibile affrontare con successo i problemi della riduzione del debito pubblico e della lotta alla disoccupazione. Il Governo sta predisponendo un decreto per lo sviluppo i cui contenuti non sono ancora noti e tutti sottolineano come sia necessario coniugare provvedimenti per la crescita con la necessità di mantenere, anzi migliorare, la situazione dei conti pubblici. Tuttavia si è detto poco di un’altra fondamentale condizione riconducibile a quello che viene definito come “capitale umano” e che sarebbe meglio definire come “qualità, valori, comportamenti delle persone”. Una condizione che si articola in tre dimensioni: 1) accettazione diffusa del principio di legalità sostanziale, cui anche il cardinal Bagnasco ha fatto riferimento in apertura della recente conferenza della Cei, sottolineando l’esigenza di «purificare l’aria»; 2) recupero della fiducia nel futuro, da parte dei giovani e dei meno giovani, da cui possono derivare in tempi brevi nuovo slancio imprenditoriale, orientamento all’innovazione (in campo tecnologico e di logiche politiche), scatto di …

"Ricostruiamo la fiducia e la speranza per il Paese", di Pier Luigi Bersani

“Serve riabilitare l’Italia con rigore, riforme e prospettiva europea” Sintesi della relazione del segretario Pier Luigi Bersani alla Direzione nazionale del PD del 3 ottobre 2011 Il primo passo deve essere quello di aggiornare la nostra analisi, nel solco di ciò che abbiamo affermato da tempo. Noi abbiamo visto non da oggi il dato strutturale di una crisi nella quale la questione democratica e la questione sociale si sono intrecciate. Abbiamo indicato per tempo una fase di un lungo, difficile, incerto e fiammeggiante tramonto. C’è da aggiungere quel che è avvenuto in questi mesi estivi: un salto di qualità negativo su tre punti fondamentali. Primo: nel quadro di una crisi finanziaria sostanzialmente fuori controllo, l’Italia si trova sul fronte più esposto ed è oggi realmente la maggior preoccupazione per l’Europa e per il mondo. Secondo: la stagnazione economica tende a prendere la forma di una recessione, la questione sociale e quella del lavoro si accentuano, si allarga la forbice sociale e l’incertezza che ne deriva comincia a prendere la forma dell’allarme e in alcuni strati …

"Che cosa ci insegnano i bambini disabili", di Isabella Bossi Fedrigotti

Ci sono storie che vanno a toccare i nervi scoperti di una società, la nostra, all’apparenza così sicura di sé. In questo caso storie, tra loro opposte, di bambine down: una esclusa dalla fotografia di classe in una cittadina della Basilicata, l’altra invece fotografata e mostrata per amore dalla propria madre americana. Storie di handicap infantile. Ed ecco che la Rete si infiamma, s’indigna, soffre e gioisce. La discussione comincia con due articoli sul Corriere, di venerdì e sabato, poi continua con un intervento sul blog La 27esimaora. Ma presto tracima, moltiplicandosi, su altri forum. Il tema del dibattito è, appunto, l’handicap infantile, in particolare la sindrome di Down. Hanno scritto padri e madri, zii, fratelli, parenti, vicini di casa, narrando la vita con un bambino Down. Vita non facile, vita spesso faticosa. Ansie e angosce, riguardanti, sì, il presente, è cioè l’organizzazione quotidiana, la custodia e la salute, sovente malferma, dei piccoli «diversamente abili», nonché le reazioni non sempre garbatissime degli altri, però riguardanti assai di più il futuro lontano. Ansie e angosce che …

"Settecento arresti a New York. Indignados contro Wall Street", di Marina Mastroluca

Fermata dalla polizia la marcia degli indignados americani, 700 arrestati. Da due settimane stazionano davanti a Wall Street contro l’ingordigia della finanza. «È la protesta del 99% contro lo strapotere dell’1%». Per qualcuno è stata una trappola. La marcia degli «indignados», che da due settimane stazionano pacificamente nei pressi di Wall Street, sabato scorso è finita peggio che si trattasse di hooligan scatenati a fine partita: settecento arrestati, e presto rilasciati, e una sfilza di accuse per disturbo dell’ordine pubblico, per aver bloccato il traffico sul ponte di Brooklyn. Che cosa sia davvero successo non è chiaro nemmeno a molti dei manifestanti. Un imbuto all’ingresso del ponte, la folla che si divide, qualcuno sui marciapiedi, altri intenzionati ad occupare la corsia. «Gli agenti guardavano e non facevano nulla, piuttosto sembravano guidarci verso la strada», ha raccontato Jesse A.Meyerson, uno dei coordinatori di «Occupy Wall Street». «Non c’era un solo poliziotto a dire: “Non lo fate” ha detto al New York Times Etan Ben-Ami, psicoterapista di 56 anni -. Ho pensato che ci scortassero per garantirci …

"Perché la disoccupazione mondiale crea pantano morale e speranza", di Giulio Sapelli

I dati sulla disoccupazione diffusi all’inizio del 2011 dall’Istituto internazionale del lavoro erano preoccupanti (210 milioni), ma si inserivano in una visione ottimistica dell’andamento ciclico dell’economia mondiale. I disoccupati nel mondo, nel pieno della crisi, sono aumentati — in meno di sei mesi — di oltre 8 milioni. Quello che però conta è che ora essi si presentano in gran parte sotto l’aspetto di disoccupazione strutturale di lunga durata, ossia una condizione sociale destinata a modellare sotto il suo peso le stesse forme morali delle società mondiali. E questo va al di là del numero dei disoccupati Paese per Paese. Mi spiego. Se si guarda al rapporto tra disoccupati di lungo periodo e disoccupati in generale, si vedrà che la Spagna, con il numero di disoccupati più alto in Europa — il 21,2% — ha una percentuale di disoccupazione strutturale di lungo periodo — il 40% — che è minore del 47% della Germania, che pure è una delle nazioni che ha abbastanza resistito all’avvento della disoccupazione totale, facendo registrare un tasso del 7%. Questo …