Giorno: 12 ottobre 2011

Opposizioni unite: “Usciremo dall’Aula per il discorso del premier”

Bersani: “Quella di domani non è una fiducia ordinaria e la situazione non può rimanere come è stata finora”. Le opposizioni unite usciranno dall’Aula durante le comunicazioni del premier mentre rientreranno venerdì per esprimere il loro NO al voto di fiduciam”Quella di domani non è una fiducia ordinaria e la situazione non può rimanere come è stata finora”. Lo ha detto il segretario del PD, Pier Luigi Bersani al termine della riunione del gruppo del PD parlando della nuova richiesta di fiducia da parte del governo Berlusconi arrivato in maniera inequivocabile al suo capolinea dopo la sonora bocciatura sul rendiconto generale dello Stato. “La situazione non può rimanere come è stata finora. Lasciamo Berlusconi da solo quando parla”, ha ribadito il leader dei democratici avanzando una proposta comune per tutte le opposizioni parlamentari. E infatti le opposizioni terranno una linea comune: usciranno dall’aula durante le comunicazioni del premier mentre rientreranno venerdì per esprimere il loro NO al voto di fiducia. Un segnale forte, quello voluto dal PD, per sottolineare che “il voto di venerdì non …

Unica soluzione sono le dimissioni

Il partito Democratico non accetterà escamotage per far passare il rendiconto generale dello Stato, dopo la bocciatura ieri del primo articolo, e ritiene inutile un nuovo voto di fiducia al governo. A chiarirlo è stato Dario Franceschini |pagina ufficiale|, intervenendo in aula dopo le comunicazioni del presidente Gianfranco Fini. “Vorrei che avessimo tutti chiaro che per la prima volta non ci troviamo di fronte non solo a un dato con conseguenze politiche evidenti, ma anche a un atto che comporta conseguenze giuridiche e costituzionali che non si possono ignorare o affrontare solo con gli strumenti della politica”, ha spiegato. L’affossamento del primo articolo ha come “conseguenza dovuta e obbligata” la decadenza dell’intero provvedimento e “come scrivono i costituzionalisti, comporta inevitabilmente come conseguenza politica le dimissioni del governo. Non ci sono precedenti perche’ quando in quest’Aula c’era ancora la politica il governo si dimetteva in caso di bocciatura anche di una sola tabella del bilancio”, ha insistito il capogruppo del Pd. Per questo, “abbiamo chiesto al presidente Fini di riferire” al Quirinale “il parere comune di …

Scuola. Pd, perché Gelmini non ha rinviato concorso per dirigenti? Da ore sono in attesa di poter fare i quiz

“I candidati al concorso per dirigente scolastico sono da ore in attesa di prendere visione dei quiz ai quali dovranno rispondere. Tale estenuante attesa dipende presumibilmente da un controllo ulteriore effettuato sulle sequenze di quiz sorteggiate al fine di verificare la presenza di domande errate, eventualità da non escludere visti i recenti precedenti. Ma invece di ‘sequestrare’ i candidati, il ministro Gelmini non poteva accogliere il suggerimento avanzato dal Pd per un breve rinvio affinché la prova si potesse svolgere in condizioni di serietà, rigore e pari opportunità?”. Lo dicono i deputati Pd in commissione Cultura Manuela Ghizzoni e Giovanni Bachelet.

"Stipendi, merito, bocciati, le nuove favole di Gelmini", di Franco Labella

Devo esprimere, nonostante tutto, gratitudine al giovane Ministro. E’ vero, ha eliminato lo studio del Diritto e dell’Economia nelle scuole superiori e l’ha fatto proprio nel momento in cui risulta più evidente quanto improvvida sia stata la scelta . E’ vero, non ha attivato l’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione nel momento in cui la Carta è la più citata da tutti, destra, sinistra e centro, come la fonte da stravolgere o da avere come riferimento, a seconda degli orientamenti, per il progresso del Paese reale. Però la giovane scrittrice di favole ha un cuore e, nel mio caso, mi ha salvato. O per lo meno ha salvato la mia seconda passione dopo il Diritto e la Costituzione. Il venerdì è il giorno in cui comincio a pensare al contenuto degli Spicchi e questa settimana ero già rassegnato a saltare un giro. Non riuscivo a “chiudere” il pezzo. Anche perché nei giorni precedenti si era fatto il pieno. Di fanta-tunnel, di dimissioni e di statistiche sui bocciati un po’ farlocche. Ma chi ha a cuore le …

«È finita, il governo non ha più la fiducia Noi siamo pronti», intervista a Dario Franceschini di Maria Zegarelli

L’intervista parte con unosfogo. «Quello che è successo oggi in Aula non è casuale, è grazie al lavorìo dell’opposizione. Per loro è stata una Caporetto: abbiamo mandato sotto il governo e bloccato il dl sulle intercettazioni, vorrei che qualcuno prendesse nota perché va bene prenderci i rimproveri della nostra gente quando sbagliamo, ma poi quando otteniamo risultati come questo vorremmo che non si attribuisse al caso. È una vittoria parlamentare costruita». Dario Franceschini capogruppo Pd alla Camera ha da poco concluso un incontro, «informale» con il resto dell’opposizione parlamentare. «Siamo tutti d’accordo: le dimissioni di Berlusconi sono un atto dovuto, per noi la vicenda si chiude qui». Franceschini,voi chiedete le dimissioni del premier, ma dal Pdl minimizzano. La definiscono «una situazione assolutamente occasionale». È davvero solo questo? «Partiamo dall’aspetto politico: oggi (ieri per chi legge, ndr) in Aula il fallimento di Silvio Berlusconi è stato plateale. Al momento della votazione è arrivata la scoperta, per lui drammatica, di non avere più i numeri. Ormai questa maggioranza è in grado di tenersi in piedi soltanto quando …

"Lega, il lungo assedio al Cerchio magico", di Curzio Maltese

«Ma Maroni che fa, cosa aspetta a prendere il partito?». Il giorno dopo l’impossibile, la contestazione aperta a Umberto Bossi nella sua Varese, gli animi della base leghista sono tutt’altro che rasserenati. Troncare, sopire è la manzoniana parola d’ordine. Radio Padania l’ha presa alla lettera e da due giorni chiude i microfoni in faccia ai militanti che vogliono discutere soltanto dello strano caso di Maurilio Canton. L’unico politico del mondo a essere elettoa una carica, segretario provinciale della Lega a Varese, senza nemmeno prendere la parola durante il congresso, per paura di contestazioni. La scusa dei minzolini in salsa verde è imbarazzata e imbarazzante: «Qui si discute di politica nazionale e non di beghe di provincia». A parte che la provincia sarebbe Varese, la culla del movimento, che cosa c’è di più importante da discutere dei fischi al Senatur? Nella storia della Lega tre sono le date decisive, dicono gli esperti. Il 12 aprile 1984, data di nascita davanti a un notaio di Varese. L’11 marzo 2004, il giorno dell’ictus di Umberto Bossi. E il …

"Un cerotto adesso non basta", di Stefano Folli

Non era mai accaduto, a memoria, che il Rendiconto generale dello Stato, ossia il bilancio consuntivo, fosse bocciato dal Parlamento. Ieri l’articolo 1 è caduto per un voto, in un contesto clamoroso e carico di simbologie: il premier che ha appena votato, evento raro per lui; il ministro dell’Economia che invece resta fuori dell’aula; Umberto Bossi, stampella ufficiale dell’esecutivo, che non fa in tempo ad arrivare; altri assenti che invece sono da annoverare fra i nemici di Tremonti e della Lega. Da tempo ci si chiedeva quando e come sarebbe risuonato il colpo di pistola di Sarajevo; ossia quando si sarebbe verificato l’episodio in grado di far saltare i consunti equilibri della legislatura. Ora la domanda è: il voto mancato di ieri sera è la pistola di Sarajevo per il governo Berlusconi? Forse non lo è, se dallo smacco ci si aspetta che derivino le dimissioni automatiche e immediate di Berlusconi, come ovviamente reclama l’opposizione e come sostengono alcuni costituzionalisti (e così senza dubbio sarebbe avvenuto ai tempi della Prima Repubblica). Ma quel segnale può …