Giorno: 14 ottobre 2011

Il governo salvo per un voto

La fiducia passa con 316 sì, uno in più rispetto alla maggioranza richiesta. Bersani: “Questo governo morirà di fiducia. Oggi ha avuto un voto al ribasso. L’opposizione ha dimostrato di non accettare giochi di sopravvivenza sulla pelle del Paese. Noi continueremo la nostra battaglia sia con la manifestazione nazionale a Roma del 5 novembre, sia con la costruzione di un’alternativa che in questi giorni si è evidentemente rafforzata”. Le Opposizioni non hanno partecipato alla prima chiama in Aula tranne i 5 deputati radicali. E’ un Sì stiracchiato quello che è passato nel voto alla Camera sulla 53esima fiducia posta dal governo. Dopo la bocciatura di martedì scorso sull’ Articolo 1 del Rendiconto generale del bilancio dello Stato, questa volta i voti favorevoli sono stati 316 e i voti contrari 301. IL governo continua a perdere colpi dopo le defezioni tra i “responsabili” e gli “scajoliani”. “Questo governo morirà di fiducia. Oggi ha avuto un voto al ribasso. L’opposizione ha dimostrato di non accettare giochi di sopravvivenza sulla pelle del Paese. Da domani il problema politico …

"Aumentano i giovani neet. Nè studenti nè lavoratori", di Carlo Buttaroni

Li chiamano neet, con un acronimo inglese che indica coloro che non studiano, non lavorano, non si formano, non cercano un’occupazione. In Italia sono circa due milioni, giovani e giovanissimi, spesso donne. Una popolazione in costante aumento. Ci sono quelli che hanno una licenza elementare o un diploma di scuola media e si accontentano di piccoli lavori saltuari, spesso mal retribuiti e pagati in nero. Ci sono i diplomati, sfiduciati perché non sono riusciti a trovare un’occupazione stabile. Ci sono i laureati, rassegnati perché troppo avanti con gli anni o con competenze che non soddisfano i nuovi bisogni delle imprese. Un esercito – cresciuto negli ultimi mesi di oltre 140 mila ragazzi e ragazze – in deficit di futuro e di fiducia, che vive i sintomi di una socialità mancata. Ma i neet rappresentano solo la punta di un iceberg la cui parte sommersa è costituita, oltre che dai disoccupati ufficiali (coloro che cercano lavoro e non lo trovano), anche dalla massa di sotto-occupati, con un lavoro intermittente e parziale, la cui attività remunerata produce …

"Discorso modesto per scelte svogliate", di Stefano Folli

Silvio Berlusconi avrebbe potuto fare uno sforzo e pronunciare alla Camera un buon discorso, percorso da un minimo di «pathos»: in fondo ne andava della sopravvivenza del governo. Invece quello letto ieri è stato uno dei peggiori interventi del presidente del Consiglio. Privo di novità, ripetitivo, generico: un elenco di vaghi propositi mai sostenuti da un impegno concreto, o almeno da una notizia utile ai giornali. Un discorso senza tempo identico ad altri già ascoltati nel passato recente o meno recente. Altro che contrattacco. Come mai questa disattenzione in un momento cruciale per la vita della legislatura? Forse la risposta è che Berlusconi non aveva interesse a preparare o a farsi preparare un intervento di qualità, consapevole che non è su questo che si decidono le sorti del governo. Il premier sa che stamane la fiducia gli sarà data o negata (e probabilmente l’avrà) non certo per quello che ha detto o taciuto in un discorso di maniera. Bensì per l’assenza di qualsiasi scenario alternativo degno di essere preso in considerazione. Il fatidico governo tecnico …

"Berlusconi a caccia di voti tra sbadigli e banchi deserti", di Nini Andriolo

«Io non faccio passi indietro e se mi votate la sfiducia rischiatela poltrona con il voto anticipato». Un prevedibile Berlusconi si ripresenta alla Camera e non incanta. E adesso teme la tenuta dei suoi e il rebus Quirinale. Plateali gli sbadigli di Umberto Bossi. Dodici, indimenticabili, uno al minuto. Per il resto, i 23 minuti che Berlusconi ha impiegato per mettere in riga i suoi con un eloquente “se mi sfiduciate si vota e perdete la poltrona” non rimarranno scolpiti nella storia di Montecitorio. «Penosa prova di sbandamento» secondo Bersani il discorso di ieri del Cavaliere. Scontato il premier che non compie passi indietro perché i mercati strangolerebbero il Paese. Prevedibile il richiamo al sacrificio cui Silvio si costringe non per «potere» ma perché il suo governo non ha «alternative». Priva di sorprese l’accusa di sfascismo lanciata alla sinistra. Meno consueti, per la verità, gli apprezzamenti al Quirinale e l’applauso rivolto al Colle dagli scranni a destra dell’Aula (vuoti quelli dell’opposizione che ha scelto di non offrire platee al «vulnus costituzionale» inventato per dribblare la …

"Blindato oggi, perdente domani", di Stefano Menichini

In un discorso vuoto come quello di ieri conta solo il sound-bite, il concetto che passa qua e là, ripetuto, e certifica delle vere intenzioni. Berlusconi oggi tenta banalmente il replay dell’operazione 14 dicembre: una fiducia guadagnata non sulla base di un rilancio politico e programmatico ma solo grazie a un rastrellamento di voti sotto la minaccia di elezioni anticipate che decimerebbero i suoi. È probabile che l’operazione riesca. Oggi come dieci mesi fa è stata fatta terra bruciata intorno all’unica soluzione che restituirebbe all’Italia fiato e tempo per riprendersi. La retorica dell’unico governo a investitura popolare ha ormai una valenza esclusivamente distruttiva: Berlusconi la usa come fuoco di sbarramento contro una transizione guidata da altri – magari provenienti dalla sua stessa maggioranza – e mente sapendo di mentire quando si attribuisce la forza politica necessaria a fare le riforme, o addirittura a prendere «le misure impopolari» che servono al paese. Non ci saranno riforme, non ci saranno misure né popolari né impopolari. Ci sarà trascinamento, nell’illusione che intanto Bossi e Berlusconi possano rianimare i …

"La mossa per salvarsi", di Tito Boeri

A meno di sorprese, oggi il Parlamento darà la fiducia a un non-governo. È infatti ormai evidente che ciò che è rimasto della coalizione uscita vincente alle elezioni del 2008 non è più in grado di fare altro che spendere rapidamente ogni risorsa in più che affluisce alle casse dello Stato. È il caso dei proventi dell´asta sulle frequenze del digitale terrestre, che potevano essere utilizzati per ridurre il debito pubblico. A dire il vero fa ancora peggio: pianifica di raccogliere altre risorse, magari pregiudicando entrate future come nel caso dei condoni ventilati da molti esponenti della maggioranza, pur di alimentare altra spesa. Stando a quanto dichiarato ieri dal ministro degli Esteri e dal sottosegretario alla Difesa Crosetto, il “pacchetto per lo sviluppo” non sarà a costo zero. I ritardi nella presentazione (come previsto slitterà ulteriormente, oltre il 20 ottobre) sono legati alla ricerca di “coperture”. Serviranno per ridurre i pochi tagli previsti dalla manovra estiva e di sviluppo ci sarà presumibilmente soprattutto quello dei bilanci dei loro ministeri. È davvero penoso assistere a questa …

"Per non dimenticare la tragdia di Barletta serve agire. Adesso", di Valeria Fedeli

Una settimana fa, l’Italia seguiva i funerali delle operaie di Barletta. Oggi, per non dimenticare è urgente agire. Mentre il Governo e il Presidente Berlusconi continuano a dimostrare assenza di rispetto delle Istituzioni, delle regole rendendo il Paese sempre più lontano dai comportamenti dei Paesi democratici, noi vogliamo stare con il Paese reale che vuole subito il suo allontanamento e il ritorno alle donne e agli uomini della possibilità di partecipare con il voto, al profondo cambiamento della politica italiana. Un Paese che non ha un Governo che rappresenta e contribuisce ad una forte e diffusa cultura e pratica della legalità, del rispetto delle regole, mina alla radice la possibilità di avere politiche di crescita efficaci, di avere sviluppo e condizioni per uscire dalla crisi che viviamo. Serve etica nell’esercizio delle funzioni pubbliche, serve onestà, servono leggi e comportamenti che costruiscano trasparenza tracciabilità di ogni processo economico, produttivo, monetario. Serve ridare alla politica qualità, autorevolezza per servire al meglio il Paese. Questa scelta contrasterebbe in modo forte anche il lavoro povero, marginale, la diffusione dell’economia …