Giorno: 20 ottobre 2011

Università, Pd: con regolamento Gelmini stipendi prof sganciati da dirigenti dello Stato

Ghizzoni: ancora una norma che penalizza retribuzioni docenti e ricercatori. “Con il regolamento sul trattamento economico dei professori e dei ricercatori universitari all’esame della commissione Cultura della Camera, il Governo sgancia definitivamente la retribuzione dei professori universitari da quella dei dirigenti generale di livello A dello Stato. Si tratta di una decisione grave che dimostra la volontà del Governo, del ministro Gelmini in primis, di colpire i docenti e i ricercatori universitari”. Lo dichiara la capogruppo del Pd nella VII commissione di Montecitorio, Manuela Ghizzoni che sottolinea come “questo intervento deve essere valutato tenendo conto del blocco degli scatti stipendiali e del fatto che la riforma universitaria del ministro Gelmini prevede la mancata ricostruzione di carriera e la trasformazione degli scatti di carriera da biennali a triennali. Siamo al depauperamento delle retribuzioni dei docenti e ricercatori universitari”, conclude Ghizzoni.

Bruxelles boccia il Ponte sullo Stretto «Non è una priorità», di Pino Stoppon

Il Ponte sullo Stretto non è una priorità per l’Europa. Bruxelles non l’ha inserito tra i progetti prioritari per l’Europa. 31,7 miliardi di euro da utilizzare per 15 opere tra le quali la Napoli-Bari. Il Ponte di Messina non è una priopriorità per l’Europa. La Commissione Ue, che ha dato il via libera alla proposta di regolamento, non l’ha inserita tra i progetti nel quadro delle grandi reti transeuropee per il periodo 2014-2020. Nella lista figurano i collegamenti ferroviari Napoli-Bari, Napoli-Reggio e Messina-Palermo, ma non il ponte sullo Stretto. Il piano Ue prevede fondi per circa 31,7 miliardi di euro. Per l’Italia il piano prevede oltre 15 opere infrastrutturali. Le principali novità riguardano l’inserimento nel corridoio Baltico-Adriatico dei collegamenti ferroviari e delle piattaforme multimodali di Udine, Venezia e Ravenna, nonché dei porti della stessa Ravenna, di Trieste e di Venezia. Al Nord confermata poi la priorità assegnata alla Torino-Lione, al tunnel del Brennero e al collegamento ferroviario Genova-Milano-Svizzera. Nel Mezzogiorno, al potenziamento della ferrovia Napoli-Reggio Calabria è stata affiancata la priorità assegnata anche ai lavorida …

"L’onda antipolitica della Fiat passa dagli spot della Panda", di Francesco Cundari

La lingua italiana contiene un’espressione preziosa per capire cosa sta succedendo: «Giocare allo sfascio». Perché spaccare tutto può essere anche un gioco, con le sue regole e i suoi principi. Un modo di giocare allo sfascio è quello di Silvio Berlusconi, per ragioni talmente evidenti e talmente note che non c’è bisogno di ripeterle. Un altro, forse meno indagato, è invece il modo di Sergio Marchionne, riuscito ieri in un piccolo capolavoro retorico: quello di mostrarsi ugualmente sprezzante, nello stesso discorso, con la presidente di Confindustria, con i lavoratori in sciopero ad Atene e con i manifestanti di Roma. «Lo abbiamo visto con gli scioperi in Grecia per due giorni, sono cose che non risolveranno niente – ha detto il manager – scioperare, protestare non serve a niente». E nella stessa occasione ha aggiunto: «Non chiedetemi nemmeno di esprimere, per quanto riguarda la Fiat, un’opinione sulla ex presidente di Confindustria». Non si trattava di una battuta fuori tema. Giusto ieri, infatti, Emma Marcegaglia rispondeva con una lettera sul Corriere della Sera alle accuse del professor …

"Come diceva D’Alema tre anni fa…", di Stefano Menichini

A chi nel Pd offriva letture negative del voto in Molise, Massimo D’Alema ha risposto in maniera secca: dicano quello che vogliono, io presiedo una Fondazione e faccio analisi. Intendeva dire che la sua valutazione positiva era fondata su dati oggettivi, non sulle opportunità dello scontro politico interno. D’Alema ha ragione: presiede Italianieuropei, che è un luogo dove si svolgono studi seri. Talmente seri, che è proprio da una di queste analisi di Italianieuropei – una delle più ampie, articolate e approfondite svolte in tempi recenti – che muove da qualche anno l’intero impegno di Europa per tenere ancorato il Pd al progetto e alle ambizioni originarie, contro i pericoli di riflusso, di ripiegamento, e in sostanza di rassegnazione alla ineluttabilità delle attuali percentuali elettorali. Era il 14 maggio 2008 e Berlusconi aveva da poco vinto le elezioni. Il gruppo dirigente del Pd venne chiamato da D’Alema in piazza Farnese per ascoltare dai più validi analisti alcune ragioni profonde del voto: non solo i flussi, ma la qualità e le motivazioni del comportamento elettorale degli …

"Deregulation edilizia e fiscale. Berlusconi senza sviluppo", di Bianca Di Giovanni

Berlusconi alza le mani: «sullo sviluppo non posso fare niente». Lite tra Tremonti e Romani sulle risorse. Domanici sarà solo un primo esame. Tra le norme, concordato fiscale e silenzio assenso per costruire. Deregulation edilizia e fiscale. Queste le linee della bozza del decreto sviluppo filtrata ieri dalle stanze del governo. Tra le misure allo studio, anche la possibilità di deliberare lo stato d’emergenza per le infrastrutture strategiche nel caso in cui «si evidenzino gravi difficoltà – si legge nel testo – o particolari complessità nella realizzazione». Si pensa alla Tav in Val di Susa o al Ponte sullo Stretto? Non si sa. Sta di fatto che il governo sceglie la legislazioned’emergenza per le opere pubbliche. E non solo. Rispunta anche il silenzio assenso per il permesso a costruire. In sostanza c’è l’assenso se non viene espresso un «motivato diniego» entro 90 giorni dalla richiesta. Una norma che era già comparsa nel decreto di maggio e che probabilmente oggi si vorrebbe rinforzare. Sul fronte fiscale si parla ancora di un concordato, anche questo già presente …

l boom degli obiettori "Tra cinque anni in Italia non si potrà più abortire", di Maria Novella De Luca

Ha fatto dimezzare gli aborti e reso le coppie più consapevoli verso la maternità. Ha spezzato la clandestinità e spinto fuori dal silenzio il dramma secolare di milioni di donne. Adesso però la legge 194 rischia di scomparire. Nell´arco di cinque anni o poco di più. Travolta da un esercito di obiettori (il 70,7% dei ginecologi) che hanno desertificato i reparti di interruzione volontaria di gravidanza, mentre per i pochi medici non obiettori la vita è diventata una trincea: emarginati, vessati, costretti a fare soltanto aborti e a turni massacranti, penalizzati nella carriera. «Ho smesso perché non ce la facevo più – racconta M. G. ginecologa – lavoro in un ospedale pubblico delle Marche, dove la direzione sanitaria ha fatto dell´obiezione di coscienza la sua bandiera. Otto anni senza ferie, senza potermi occupare di né di parti né altri interventi, solo e soltanto aborti. Nel gelo e nel disprezzo degli altri colleghi, come fossi una ladra. Ho avuto un esaurimento. Ho detto basta. Adesso il servizio Ivg è chiuso». Infatti. I non obiettori sono ormai …

"In duemila contro il Galan grande", di Guido Moltedo

Hanno superato quota duemila le firme raccolte dalla Nuova Venezia. Ieri sera, alle 8.45, erano 2063. Firme di intellettuali (tra i primi firmatari, Andrea Zanzotto), ma soprattutto di cittadini, di veneziani ma anche di tanti amanti di Venezia, che hanno sottoscritto un appello pubblicato dal quotidiano veneto e rivolto a Giancarlo Galan, nel quale si chiede al ministro per i beni culturali di rinunciare alla designazione di Giulio Malgara e di «non cancellare l’esperienza di Paolo Baratta alla presidenza della Biennale con una nomina inadeguata, come rischia di accadere, garantendo invece una reale continuità con il lavoro che egli stava svolgendo anche a favore della città, offrendo nel caso una rosa di nomi su cui anche Venezia possa esprimersi». (http:// temi.repubblica.it/nuovavenezia-a ppello/?action=vediappello&idappell o=391224). L’ennesimo appello di intellettuali, che non lesinano la propria firma sotto qualsiasi pezzo di carta antiberlusconiano, pur di “esserci”? Non è il caso di questa iniziativa veneziana, di carattere e di portata “popolare”. In epoca di “indignados”, anche questa raccolta di firme è nel segno dell’indignazione. Indignazione per una decisione chiaramente dettata …