Giorno: 10 ottobre 2011

Incidenti sul lavoro. Non abbassare mai la guardia

“La 61esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, ci pone davanti ad uno dei problemi più seri e drammatici del nostro Paese”, ha commentato il Segretario del PD, Pier Luigi Bersani. “Come ha giustamente detto il Presidente Napolitano, non possiamo abbassare la guardia. E’ inaccettabile che in Italia ogni giorno muoiano in media tre persone a causa del lavoro. L’ultima, drammatica, strage accaduta a Barletta chiama tutti noi ad un’assunzione di responsabilità. Occorre riportare non soltanto il lavoro, ma la dignità del lavoro alla dimensione che le è dovuta. La crisi non può essere considerata un scusa per non agire – ha proseguito Bersani – anche perché questa crisi economica può essere risolta solo da un punto di vista etico, riportando al centro la persona”. Il Segretario democratico ha condiviso le riflessioni che vengono dalla parte più consapevole del mondo imprenditoriale, cosciente che “solo superando le nostre arretratezze, potremo riprogettare un nuovo modello economico più moderno e rispettoso dei diritti delle persone, e partendo da qui, le forze imprenditoriali potranno incontrare le …

"Spintoni e tessere strappate. Critiche al leader: basta capetti", di Marco Cremonesi

«Per il bene della Lega, dichiaro Maurilio Canton segretario…». Andrea Gibelli, negli scomodissimi panni di presidente dell’assemblea, non riesce a finire la frase. Perché la platea del congresso varesino esplode in un coro duro, insistito: «Voto, voto, voto». L’inimmaginabile accade, l’inaudito si verifica: Umberto Bossi è contestato apertamente nella sua Varese, culla del movimento e cuore di Padania. Il capo minimizza: «Ho visto in seconda, terza fila dei fascisti…». Ma difficilmente ricorderà il congresso provinciale di ieri come una tra le pagine migliori del Carroccio: addirittura, tra alcuni militanti si arriva al contatto fisico. E se la rissa, sfiorata, non esplode, di certo un partito sotto choc ha poco da festeggiare. Sono in molti coloro che sottoscriverebbero l’amarezza del sindaco di Castronno varesino, Mario De Micheli, all’uscita dal congresso: «È il giorno più brutto da quando sono in Lega». Un delegato esce a grandi passi dal congresso: «La tessera, questa volta, la brucio». Alla fine, certo, Umberto Bossi porta a casa il risultato. Riesce a far nominare il segretario da lui prescelto per Varese. Eppure, …

Dopo “forza gnocca” ora c'è “forza condono”

Nonostante le smentite di facciata, l’ipotesi di un condono tombale cresce all’interno della maggioranza. Cicchitto afferma che le polemiche non lo intimidiscono ma non sa bene quale sia l’effetto del condono. Letta: “E’ risibile pensare che sia lo strumento per abbattere il debito”. Fassina: “Si umiliano lavoratori e imprenditori che, nonostante la crisi, continuano a fare faticosamente il loro dovere”. Ora non si capisce se è una questione di implosione personale di Berlusconi o di esplosione della sua maggioranza. Ogni giorno, incuranti delle sorti e delle difficoltà in cui versa il Paese, il premier e i suoi compagni di merenda continuano a giocare a “buoni e cattivi” sorretti dalla solita stampa di famiglia che tira fuori dossier e accuse verso il traditore quotidiano. La questione del nuovo condono tombale è l’ennesimo esempio lampante. Nonostante le smentite di Palazzo Chigi (una in più, una in meno, non si riescono più a contare), i veti da parte della Lega e la contrarietà del ministro del Tesoro, il tema condono resta all’ordine del giorno. Il capogruppo Pdl alla …

"Basta condoni sono una truffa", di Gian Antonio Stella

Sul promontorio di Capo Vaticano, che Giuseppe Berto definì «uno dei luoghi più belli della Terra», svettano due ville «transgeniche». I proprietari hanno scavato due enormi buche, ci hanno costruito dentro il pavimento e le pareti e chiesto il condono: vasche di irrigazione. Poi, tolta l’acqua, rimossa la terra intorno, aperte le finestre, ci hanno piazzato sopra un tetto et voilà : due ville. Uno Stato serio le butterebbe giù con la dinamite: non prendi per il naso lo Stato, nei Paesi seri. Da noi, no. Anzi, nonostante sia sotto attacco da anni l’unica ricchezza che abbiamo, cioè la bellezza, il paesaggio, il patrimonio artistico, c’è chi torna a proporre un nuovo condono edilizio. L’ha ribadito Fabrizio Cicchitto: «Se serve si può mettere mano anche al condono edilizio e fiscale. L’etica non si misura su questo ma sulla capacità di trovar risorse per la crescita». Ricordare che lui e gli altri avevano giurato ogni volta che sarebbe stata l’«ultimissimissima» sanatoria è inutile. Non arrossiscono. Ma poiché sono trascorse solo sei settimane dalle solenni dichiarazioni berlusconiane …

"La domenica niente visite ai musei", di Antonello Cherchi

Ieri è toccato ai musei archeologici Villa Frigerj e La Civitella di Chieti, costretti a tenere le porte sbarrate nei giorni festivi fino alla fine dell’anno. Prima di loro le chiusure domenicali (e festive in genere) avevano colpito una serie di istituti culturali statali in provincia di Brescia e il museo Sanna di Sassari, al quale di recente si è aggiunto l’antiquarium di Porto Torres, sempre in provincia di Sassari. Il problema si sta pian piano estendendo e se non si correrà ai ripari la gran parte di musei e aree archeologiche si vedrà costretta alle serrate festive. Il problema ruota intorno agli straordinari dei custodi, cioè coloro che devono garantire la sicurezza dei luoghi d’arte. Il nodo da sciogliere non è però – e di questi tempi di ristrettezze finanziarie è quasi un paradosso – economico. I fondi per pagare il lavoro festivo ci sono. La questione è che non ci sono abbastanza custodi per assicurare la turnazione durante le festività, così come vuole il contratto nazionale. Le regole di categoria prevedono, infatti, che …

"Legge-bavaglio, cinque anni di guerra per coprire gli scandali del Cavaliere", di Massimo Giannini

Potente e minacciosa, la forza di fuoco dispiegata nelle ultime settimane dal presidente del Consiglio sulle intercettazioni. «Voi parlamentari approvate al più presto la legge: la situazione attuale non è da Paese civile» (Agi, 6 ottobre). «Vi è un’urgenza a cui abbiamo il dovere di rispondere… Il cittadino alza il telefono e sente di poter essere controllato: è intollerabile, è un sistema barbaro a cui dobbiamo mettere fine» (Ansa, 7 ottobre). Silvio Berlusconi prepara con queste parole, scagliate come pietre contro i pm, il prossimo «giorno del giudizio». Giovedì la Camera voterà la legge-bavaglio, dalla quale può dipendere la sopravvivenza del suo governo. Il premier cerca di dimostrare l’indimostrabile: quella sulle intercettazioni non è la «sua» guerra, ma deve essere la guerra di tutti gli italiani che hannoa cuore la libertà. È l’ennesima, disperata torsione del principio di verità. È la pretesa di impunità spacciata per diritto alla privacy. Non è un teorema giornalistico. Sono i nudi fatti di questi ultimi cinque anni. Ogni volta che Berlusconi ha forzato la mano alla sua maggioranza e …

"Siamo tutti prigionieri del Cavaliere", di Marcello Sorgi

Incredibile quanto si vuole, la situazione è questa: a diciott’anni dalla scomparsa della Dc, le sorti del governo, ogni giorno di più, dipendono da un gruppetto di democristiani, che vorrebbero democristianizzare Berlusconi. Per chi ha ancora memoria della Balena bianca, la domenica di ieri ha avuto uno strano effetto déjà-vu: riuniti a Saint-Vincent, grosso modo nello stesso periodo e nello stesso luogo in cui si riunivano sempre i seguaci della corrente di Donat-Cattin, i nuovi Dc hanno cercato in tutti i modi di convincere il democristianissimo e contrarissimo segretario del Pdl Alfano che il Cavaliere deve trovare il coraggio di dimettersi, aprire la crisi, e magari ricandidarsi alla guida di un Berlusconi-bis per il fine legislatura. Che poi le probabilità per il premier di succedere a se stesso siano minime e le possibilità di aprire un negoziato sui posti e sul programma inesistenti, i Dc non lo danno per inteso. Per loro infatti la crisi non sarebbe che una delle tante, decine e decine, vissute ai bei tempi della Prima Repubblica. E che alla fine …