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“La filosofia dell’utilizzatore”, di Chiara Saraceno

Il premier che «adora le donne», come ha graziosamente risposto al giornalista spagnolo che lo interrogava sulle sue frequentazioni, perde non solo le staffe, ma ogni senso della buona educazione e del limite appena una donna, una sua collega parlamentare e vicepresidente della camera, si permette di criticarlo.
Nella cultura da caserma in cui sembra trovarsi a suo agio quando tratta di donne e con le donne, non gli basta insultarla genericamente come comunista mangiabambini, come fa di consueto con gli oppositori del suo stesso sesso. Non può trattenersi dall´appoggiare il suo disprezzo ad un giudizio estetico. Confermando che per lui – per altro brutto, tinto e rifatto, oltre che piuttosto anziano – le donne si dividono in due categorie: quelle (per lui) guardabili e potenzialmente utilizzabili (se non già utilizzate), la cui intelligenza è eventualmente un optional e comunque non deve velarne il giudizio obbligatoriamente positivo nei suoi confronti, e tutte le altre. Le non convenzionalmente belle e le anziane sono accettabili solo se adoranti. Altrimenti cadono sotto la mannaia del giudizio di non esistenza.
Il leghista Castelli ha offerto un´altra variante della stessa cultura da caserma, scegliendo un altro topos classico, quello della zitella. Come se, tra l´altro, una donna senza un uomo fosse automaticamente una donna non voluta, non desiderata e non una che ha scelto di non avere un compagno (saggiamente, verrebbe da dire, se questi fossero gli unici tipi di maschi disponibili sul mercato). Per i leghisti, apparentemente, le donne non devono coprirsi il volto e il capo per motivi religiosi, ma vale sempre l´esortazione del Veneto profondo, secondo cui la donna «Che la tosa la tasa, che la piasa, che la staga a casa» – un atteggiamento non molto distante da quello degli uomini tradizionalisti mussulmani da cui gli orgogliosi leghisti nordici si sentono tanto diversi.
Con prontezza, Rosy Bindi ha reagito all´insulto osservando che ovviamente lei non appartiene alla categoria delle disponibili e utilizzabili . Ma è stata la sola a reagire alla maleducazione di Berlusconi e Castelli. Nonostante qualche faccia imbarazzata, nessuno dei maschi presenti, incluso il conduttore, ha ritenuto doveroso prendere le distanze da questo tipo di linguaggio e comportamento gravemente sessista, che rende difficile partecipare alla comunicazione pubblica le poche donne cui, raramente, si concede la parola (Bindi era la sola donna l´altra sera a Porta a Porta, in un folto parterre di uomini). Nessuno dei molti brutti, sfatti e rifatti uomini più o meno anziani che popolano la politica italiana deve temere di essere insultato e delegittimato per questo dai propri interlocutori, per quanto aggressivi. Il silenzio – complice, imbarazzato o codardo – degli uomini sia alleati a Berlusconi che all´opposizione, sia in politica che nei media è una questione politicamente seria che andrebbe affrontata, perché segnala quanto siano profonde le radici culturali del sessismo nel nostro paese. Non dimentichiamo che in Spagna Zapatero è stato attaccato dalla stampa per aver assistito in silenzio allo show in cui Berlusconi ha spiegato come intende le norme di ospitalità quando si trova di fronte una bella donna potenzialmente disponibile.
Ma c´è anche un altro silenzio che disturba: quello delle donne dei partiti di governo, a cominciare dalle ministre. Le loro voci si sono levate solo quando il capo le ha chiamate all´appello perché lo difendessero allorché scoppiarono gli scandali a catena: dalle candidature promesse alle veline a Noemi ai festini di Villa Certosa. Mai nessuna presa di distanza dalla immagine di donna – e di loro come politiche e come ministre – che emerge dalle appassionate autodifese del loro capo. Particolarmente silente è la ministra delle Pari opportunità, che pure dovrebbe parlare per dovere istituzionale. Qualsiasi siano i motivi per cui è finita lì, cerchi di ricordarsi per favore che le pari opportunità non sono un concorso di bellezza. E che non si può lasciare a dei vecchi mandrilli, per quanto ricchi e potenti, il potere di parola e di giudizio su ciò che sono, sanno e possono fare e dire le donne, a prescindere dall´età e dai canoni estetici. Lasciare insultare una collega, anche della opposizione, con argomenti che nulla hanno a che fare con la politica, ma solo con il sessismo, è un errore grave, di cui paghiamo il prezzo tutte.

La Repubblica, 9 ottobre 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    Sull’argomento segnaliamo anche questo articolo

    “Rosy Bindi: Le offese da Vespa? Le donne dicano basta. Berlusconi ci chieda scusa”, di Maria Zegarelli

    La posta elettronica della Camera è andata in tilt, come quella de l’Unità, del Pd, delle altre redazioni. Arrivano messaggi da tutta Italia, dall’America, dall’Inghilterra, dall’Iran, dal Guatemala. Gente comune, politici, intellettuali. La prima intervista l’ha rilasciata al New York Times. Un fiume di indignazione per quella frase pronunciata dal premier verso il vice-presidente della Camera. Portare a termine questa intervista con Rosy Bindi è un’impresa. Il telefono squilla in continuazione. «Romano, grazie, sì… lo so, ma non si poteva accettare quell’attacco eversivo al Presidente della Repubblica». Romano è Prodi, a cui la lega una lunga amicizia oltre che l’avventura politica dell’Ulivo.

    Bindi, «Più bella che intelligente». Come si è sentita in quel momento?
    «Mi è toccata quella volgarità perché ho osato interromperlo, contraddire le sue gravi affermazioni contro Napolitano e la Consulta. Per la prima volta è stato interrotto un suo monologo in tv. Non ci sono rimasta male per me, ma per il fatto che ancora una volta siamo di fronte alla visione malata e strumentale che il premier ha delle donne».

    Veronica Lario prima e Patrizia D’Addario poi hanno messo in evidenza il rapporto che il premier ha con il potere e le donne. Siamo oltre il gossip?
    «L’altra sera Berlusconi ha di nuovo mostrato il rapporto distorto che ha con le donne e il potere e le due cose si sono incontrate nella mia persona. Ci ho pensato dieci secondi prima di rispondergli perché la tentazione di contraccambiare con un’offesa era forte. Alla fine gli ho detto che non sono una donna a sua disposizione. Non ne posso più di assistere a questi attacchi indecorosi che vanno avanti da mesi contro le donne, non abbiamo reagito abbastanza. E’arrivato il momento di dire basta, di ribellarsi. Mi hanno molto colpito tutta questa solidarietà e lo sdegno della gente, vorrei che si trasformasse in un movimento di vigilanza in difesa delle regole della democrazia».

    E’ vero che stanno stampando magliette con su scritto: “Non sono una donna a sua disposizione”?
    «La protesta sta prendendo anche questa forma su facebook. Evidentemente sta crescendo la consapevolezza che è il momento di dire basta a questo sistema malato: prima si usava il denaro per corrompere il potere, ora si è passati al corpo delle donne».

    In studio con lei a Porta a Porta c’erano diversi uomini. Nessuno è intervenuto per fermare lo sproloquio del presidente del Consiglio. Ci è rimasta male?
    «In privato Barenghi e Casini mi hanno espresso la loro solidarietà. In studio mi sono difesa bene da sola».

    Vespa le ha detto qualcosa?
    «A parte quel “presidente la prego”, nulla. Ma una cosa voglio chiederla io a lui: come mai Berlusconi è intervenuto durante una trasmissione registrata? Lo ha avvisato qualcuno di quello che stavamo dicendo, oppure Berlusconi controlla tutto in bassa frequenza?»

    Sta dicendo che c’è un Grande fratello?
    «Sto dicendo che Berlusconi sapeva quello che stava accadendo in studio».

    Bonaiuti ha tentato di presentare una sorta di giustificazione per quella frase: “C’era concitazione”. Pretende scuse?
    «Delle loro scuse non so che farmene, l’unica riparazione possibile è il ritiro degli attacchi eversivi che ha fatto a Napolitano e alla Consulta. Aggiungo: le scuse le deve presentare a tutte le donne, non a me. Rispondo anche a Castelli, a proposito del suo “zitella petulante”: sono molto riconciliata con la mia bellezza, il mio stato civile e la mia intelligenza».

    A Porta a Porta è andato in onda un attacco senza precedenti alle istituzioni. Come si ricompone una frattura così profonda?
    «Le responsabilità sono a senso unico, c’è una sola persona che sta aggredendo Corte Costituzionale, Presidente della Repubblica, magistratura, stampa, opposizione. La sentenza è giuridicamente ineccepibile, il comportamento del Capo dello Stato è ineccepibile e nessuno di noi sta delegittimando la maggioranza. E’ Berlusconi che sta usando questa sentenza per sovvertire di fatto il sistema democratico».

    Ci vorrebbe un’opposizione in buona salute. Il Pd che fa?
    «Noi non dobbiamo minimamente offrire pretesti per le affermazioni del premier. Non chiediamo le dimissioni del governo ma dobbiamo mettere fine a questa commistione tra pubblico e privato che sta devastando il paese. Basta con i Lodi, c’è bisogno di interventi e riforme per far ripartire l’economia e la società. Di Pietro deve smetterla di prestargli il fianco e noi del Pd dobbiamo proporci come forza alternativa di governo. Dobbiamo vigilare la Costituzioni e le istituzioni.

    Stracquadanio ha già una proposta: cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza in 3 mesi e poi sottoporla al giudizio del popolo.
    «Questo è il loro piano, non arrivano a caso questi ripetuti attacchi al Quirinale. Temo davvero che Berlusconi abbia in testa lo stravolgimento delle regole democratiche. Ma ricorda che se pensa di avere la forza in parlamento noi avremo dalla nostra parte gli italiani che già una volta hanno impedito che il centrodestra ferisse la Costituzione». A proposito, qui ha migliaia di messaggi. E dal Colle? «Ho ricevuto una telefonata dal Quirinale che mi ha fatto molto piacere».

    L’Unità, 9 ottobre 2009

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