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Università, Pd: maggioranza in stato di disagio, governo battuto per 61esima volta

Ghizzoni: vogliamo stessa coerenza quando voteremo su risorse e ricercatori. “Siamo alla 61esima volta che il governo viene battuto alla Camera. Oggi come ieri è un chiaro segnale di disagio di alcune forze della maggioranza che cercano di prendere le distanze dal provvedimento Gelmini. Ci aspettiamo la stessa coerenza quando arriveremo ad affrontare i nodi fondamentali che rimangono irrisolti, in particolare quello delle risorse e delle risposte alle istanze dei ricercatori”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commenta il voto con cui il governo è stato battuto per la 61esima volta nell’Aula della Camera sul ddl Università del ministro Gelmini.

3 Commenti

  1. scusate se replico con qualche giorno di ritardo, ma il DDL Gelmini mi sta tenendo molto occupata.
    @ Luca. Scusa la franchezza, ma non posso condividere la tua valutazione. Quelle che seguono sono le parole che ho pronunciato in discussione generale alla Camera dei deputati il 22 novembre:
    “… E ancora: è necessario riformare il sistema universitario per investire davvero sul valore dei giovani ricercatori e dar loro l’occasione di lavorare per il proprio Paese, inserendosi stabilmente nel sistema universitario. Mi chiedo se, al netto dei principi dell’internazionalizzazione del sapere e della mobilità dei ricercatori, su cui si sono soffermati altri colleghi, il Governo sia davvero consapevole di quanta formazione l’Italia faccia a vantaggio degli altri Paesi. Infatti, sono numerosissimi i nostri giovani che vanno all’estero, perché, naturalmente, qui li aspetta un futuro di precariato e di avvilimento…
    …Un provvedimento inadeguato a valorizzare la maturità scientifica e didattica del personale docente e ricercatore e che condanna a una condizione di precarietà i tanti giovani di talento che, già ora, offrono le loro competenze e il loro sapere a vantaggio degli atenei, con contratti che non prevedono alcuna tutela sociale. A costoro state dicendo, non senza cinismo, di prendere la via dell’estero o, in alternativa, di iniziare daccapo un nuovo lungo e incerto cammino di precariato, che, forse, dopo dodici anni potrà approdare alla chiamata da parte dell’università…”
    Ma l’attenzione alle istanze dei ricercatori precari è dimostrata soprattutto dai nostri numerosi emendamenti, che hanno lo scopo di tutelarne il lavoro e di garantirne reali prospettive di stabilità. In particolare, ti segnalo quello (aggiuntivo dell’articolo 5-bis), bocciato dalla maggioranza, per permettere vere immissioni in ruolo finalizzate agli attuali ricercatori precari nell’Università.

    E non è finita, domani alla ripresa dei lavori, dovremo affrontare gli articoli 19,21, e 25 ai quali abbiamo presentato molti emendamenti in favore dei precari.
    Proseguiremo con convinzione la nostra battaglia.

  2. Caro Massimiliano, non credo proprio che pensino ai ricercatori precari!
    Non avendo peso politico sufficiente (anche se siamo il presente-futuro prossimo della ricerca) nessuno ci considera una priorità: quindi è considerato più urgente da TUTTE le parti politiche promuovere i ricercatori (quarantenni) ad associato piuttosto che salvare dall’annientamento i ricercatori precari (trentenni).
    Così si uccide una generazione di “cervelli” e, cosa di cui nessuno parla, si uccide la speranza di fare ancora ricerca in Italia.
    Ci troverempo con ancora più professori e nessun ricercatore.
    Purtroppo per me non è più un’opinione, è una certezza.

    Un saluto

    Luca

  3. Massimiliano De Iuliis dice

    Dove per “ricercatori” si intendono sia quelli inquadrati che SOPRATTUTTO quelli precari….. mi voglio augurare.

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