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"Scuola, memoria corta dei precari e le responsabilità del governo", di Amalia Perfetti

Viviamo in un Paese incredibile! Un Paese dalla memoria corta, molto corta? O un Paese in cui la “rimozione” è il più facile dei meccanismi? Il risultato è comunque lo stesso e sembra riguardare un’ampia fascia dei suoi cittadini, anche tra coloro che forse della memoria, a partire ovviamente da quella storica, dovrebbero essere i baluardi. Mi riferisco a quella categoria di cittadini di cui faccio parte, quella degli insegnanti, in particolare quella degli insegnanti precari. Sarà la condizione di precarietà ad affievolire la nostra memoria? Non lo escludo, anzi credo che questo strano fenomeno di memoria corta o di rimozione sia semplicemente il risultato di uno spirito, purtroppo naturale e banale, di sopravvivenza.

Veniamo ai fatti. In questi giorni i precari della scuola, in particolar modo gli insegnanti, sono sulle spine in attesa della sortita di normative che li riguardano molto da vicino. Immissioni in ruolo, ricorsi, aggiornamento delle graduatorie dalle quali da anni “sperano” di essere immessi in ruolo, solo per fermarci all’essenziale. In tutto ciò non mancano, anzi abbondano, voci che si rincorrono, polemiche, notizie (volutamente?) poco chiare. Prima di tutto non è dato di capire quante saranno le immissioni in ruolo, anche se sempre più sembra avvalorarsi l’ipotesi che saranno la solita avara manciata a cui ci ha abituato l’indissolubile duetto Gelmini-Tremonti. Inizialmente si è parlato di 67.000 tra docenti e A.T.A per il prossimo anno scolastico, mentre ad oggi questa cifra sembrerebbe riferirsi al prossimo triennio. Chissà!?! Su queste cifre è impazzata una delle polemiche, così tra chi vanta un successo di una parte dei sindacati e chi denuncia l’inadeguatezza, la poca chiarezza, la strumentalizzazione elettorale, per una parte dei precari sembra quasi venire meno il confine tra chi spalleggia un Governo che sta dal momento del suo insediamento prodigandosi per l’impoverimento della Scuola Statale (risparmi spacciati per riforme) e chi ne denuncia l’operato. Così ad esempio la Cisl attacca PD e Cgil e subito dopo si ritira in preghiera per i lavoratori precari, quasi ad ammettere la necessità di un miracolo per risolvere la loro situazione. E sia detto per inciso, rispetto chi crede e la forza che può attribuire alla preghiera, ma i lavoratori precari per trovare lavoro hanno purtroppo bisogno di ben altro. Prima di tutto di un Governo che si impegni a risolvere i problemi con piani programmatici e politiche serie e non attraverso conferenze stampa e proclami elettorali. E soprattutto che non obblighi a barattare le immissioni in ruolo di pochi con l’azzeramento dei diritti di tanti (immissione in ruolo e ricostruzione della carriera sulla base di tante sentenze che il “Decreto sviluppo” sembrerebbe spazzare via) e sulla meschinità dell’operazione non credo serva aggiungere altro.

In definitiva comunque ad oggi è mistero sul numero delle immissioni in ruolo. Chissà, magari passata la prossima tornata elettorale, ne sapremo qualcosa di più. Veniamo ora all’altro problema che sta suscitando una montagna di polemiche e questa volta che non riguardano tanto chi fa politica o sindacato, quanto piuttosto gli stessi precari, in quell’interminabile battaglia dei poveri a cui siamo stati costretti da anni, divisi da mille cose e ora in particolare dalla nostra collocazione geografica! Ed ecco che non solo la guerra diventa spietata, ma la memoria viene meno. Così chi ieri lottava per una cosa, oggi magari lotta per l’esatto contrario. Cosa è successo nel frattempo, ha cambiato idea (fatto sicuramente legittimo)? No, ha una diversa posizione in graduatoria, ed è quindi diventato più conveniente sostenere altre battaglie… Così chi prima si agitava per essere inserito a pettine in una provincia in cui si trovava in coda, oggi se ne infischia di diritti costituzionali e si scaglia contro chi ha sostenuto la possibilità di cambiare provincia.

Ed ecco la memoria corta il cui unico scopo è quello di difendere la propria posizione in graduatoria ed una debole possibilità di diventare di ruolo o semplicemente di continuare a lavorare. Banalmente spirito di sopravvivenza. Ma è mai possibile che questa memoria sia talmente corta da dimenticare che se non diventeremo di ruolo, neanche questa volta, non sarà stata colpa di un docente che viene dal Sud, ma dei tagli Gelmini-Tremonti?

Vorrei chiedere ai miei colleghi precari se hanno capito che in cambio di una manciata di immissioni in ruolo qualcuno ha pensato bene di vendere i nostri diritti e che a fronte della riapertura delle graduatorie con la possibilità di cambiare provincia è stata prevista però l’impossibilità di cambiarla, una volta diventati di ruolo, per ben 5 anni.

Come si può pensare di chiedere all’opposizione di appoggiare la Lega nell’estremo tentativo di bloccare le graduatorie, e addirittura di non aggiornarle? Come si può addossare la responsabilità dell’infinito precariato a chi invece aveva avviato un piano di immissioni in ruolo di ben 150.000 unità, completamente disatteso e cestinato dall’attuale Governo?

Leggendo in giro tra siti specialistici e forum di varie associazione di precari si è completamente spiazzati dal livello di polemica, feroce, di tutti contro tutti.

Personalmente me ne tiro fuori, in realtà l’ho fatto da tempo, e invito i miei colleghi precari a fare altrettanto. Continuando si fa il gioco di chi non ha che da guadagnare da questa inutile guerra tra poveri. Abbassiamo per un po’ i toni, riflettiamo su cosa sia più giusto, non per noi, ma in generale – sappiamo tutti che questo è difficile, ma è possibile – magari potremmo così arrivare a mobilitarci tutti insieme per chiedere di ritirare i nuovi tagli e di fare un congruo numero (su tutti i posti vacanti) di immissioni quest’anno e negli anni a venire, investendo e non risparmiando sulla Scuola.

Potrebbe così apparire normale e non drammatico cambiare provincia o ancora che un insegnante con quindici anni di precariato diventi di ruolo prima di uno che ne ha tre o ancora che un neolaureato che voglia dedicarsi all’insegnamento abbia una strada da percorrere per fare un mestiere meraviglioso o ancora potremmo trovare la forza di mostrare la nostra indignazione quando veniamo attaccati dal Presidente del Consiglio. Ma viviamo in un strano Paese e questo purtroppo non sembra essere ancora possibile.

*Amalia Perfetti insegnante precaria del Centro Italia Amalia Perfetti insegna lettere nella scuola media in provincia di Frosinone. E’ al suo trediciesimo anno di precariato nella scuola, a cui si sommano dieci anni di precariato nell’università. Come ha già avuto modo di raccontare al nostro giornale la precarietà nella scuola l’ha portata anche a fare domanda come collaboratore scolastico dopo aver mancato, a causa dei tagli, per poco l’agognato ruolo. Ha un figlia che voleva fare l’insegnante, ma ormai vi ha rinunciato.

L’Unità 12.05.11

1 Commento

  1. Parole sante. Leggo nei blog dei no pettine delle cose aberranti, la difesa di interessi personali ormai obnubila le menti, principi universali come mobilità e merito non contano nulla innanzi alla posizioncina privilegiata di chi ha scelto la gabbia occupazionale giusta. Un grande partito non può essere vittima di interessi personalistici, ma avere visioni lungimiranti per TUTTO il paese.
    Ad ogni modo chi la pensa in meniera egoistica avrebbe comunque votato gente come Pittoni, che sarebbe stato visto, in caso di anacronistici blocchi, come l’eroe salvatore degli indiani in riserva. Pertanto non darei molto peso a tali egoistiche proteste. La maggioranza silenziosa dei prof. non urla, non elegge Pittoni a divo.

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