attualità, economia, politica italiana

Parti sociali all’attacco “Un patto per crescere”, di Sergio Giovannini

Le parti sociali vanno all’attacco, chiedono «discontinuità» e misure concrete per evitare che il paese vada sott’acqua travolto dalla speculazione e dalle incertezze dell’Esecutivo. Sotto la spinta – in particolare – di Confindustria e della sua presidente Emma Marcegaglia, ieri pomeriggio, al termine di una nuova giornata difficile in Borsa, è stata diramata una nota congiunta firmata da tutte le principali associazioni imprenditoriali e sindacali del paese: oltre a Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, l’Abi, l’Alleanza cooperative italiane (cui aderiscono Confcooperative, Lega Coop, Agci), la Cia, la Coldiretti, la Confagricoltura, la Confapi, Reteimprese italia (che raccoglie Confcommercio, Confartigianato, Cna, Casartigiani, Confesercenti), l’Ugl. Una nota da cui in serata il leader della Uil Luigi Angeletti si dissocia con un pizzico di polemica: non sono state accolte una serie di sue osservazioni e proposte di modifica, il testo è «troppo doroteo». Ma la sostanza non cambia: le parti sociali denunciano l’inazione del governo. Dieci giorni dopo l’approvazione della manovra straordinaria Berlusconi e Tremonti tacciono, e intanto sui mercati fioccano gli schiaffoni. Serve un recupero di credibilità per il paese, dicono: si può fare attraverso un patto sociale che comporti «discontinuità».«Guardiamo con preoccupazione al recente andamento dei mercati finanziari», esordisce la nota congiunta delle parti sociali. «Il mercato non sembra riconoscere la solidità dei fondamentali dell’Italia», scrivono insieme le associazioni di imprese, banche, cooperative, e i sindacati. «Siamo consapevoli che la fase che stiamo attraversando dipende solo in parte dalle condizioni di fondo dell’economia italiana ed è connessa a un problema europeo di fragilità dei Paesi periferici. A ciò si aggiungono i problemi di bilancio degli Stati Uniti». Ma, sottolinea la nota congiunta, «queste incertezze dei mercati si traducono per l’Italia nel deciso ampliamento degli spread sui titoli sovrani e nella penalizzazione dei valori di borsa. Ciò comporta un elevato onere di finanziamento del debito pubblico ed un aumento del costo del denaro per famiglie ed imprese». Per le parti sociali, «per evitare che la situazione italiana divenga insostenibile occorre ricreare immediatamente nel nostro Paese condizioni per ripristinare la normalità sui mercati finanziari con un immediato recupero di credibilità nei confronti degli investitori. A tal fine si rende necessario un Patto per la crescita che coinvolga tutte le parti sociali; serve una grande assunzione di responsabilità da parte di tutti e una discontinuità capace di realizzare un progetto di crescita del Paese in grado di assicurare la sostenibilità del debito e la creazione di nuova occupazione».
Come detto, Luigi Angeletti dissocia la Uil: «è un comunicato che, in altri tempi,si sarebbe definito in puro stile doroteo». A parte le modifiche non accolte, per il segretario Uil si sarebbero dovute esplicitare le proposte concrete emerse ai tavoli sullo sviluppo avviati da mesi dalle parti sociali, un negoziato congelato dai casi Fiat e mai più ripreso. Dall’opposizione, come ovvio si plaude, a cominciare da Bersani che definisce il comunicato «un segnale di discontinuità». «Da molto tempo – dice da Parma il leader del Pd sto dicendo che non è solo una questione della politica: anche le parti sociali devono pronunciarsi perchè adesso e in prospettiva futura la situazione è molto critica per il nostro paese».Per Maurizio Zipponi, dell’Idv, l’appello «certifica l’incapacità del governo». In serata la risposta del minisro del Welfare Sacconi che minimizza: a sentir lui non si tratta di un attacco al governo: «le parti sociali non invocano conflittualità ma coesione per lo sviluppo».

La Stampa 28.07.11

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Camusso: “Paese depresso, ora una scossa”, di Luisa Grion

Tutti insieme perché la situazione è grave, la depressione che offusca il paese è «insopportabile» e la mancanza di credibilità all´interno e all´esterno esige «un´azione immediata, una svolta». Tutti insieme soprattutto perché ora «non c´è più tempo da perdere». Vedere la firma di Susanna Camusso, leader della Cgil; sotto un documento che chiede «discontinuità» con l´azione di governo, non stupisce nessuno. Ma questa volta il suo nome è in ampia e variegata compagnia.
Segretario Camusso, che effetto le fa questa marea di firme sotto un documento così critico?
«Mi dà il senso della gravità della situazione, una gravità di cui tutte le parti sociali sono consapevoli, ma di cui il governo non si rende conto, visto che ha ripreso a parlare d´altro. Ma mi fa anche pensare che se ci fossimo mossi assieme prima, se non si fosse subìto, accettato e aspettato tanto, non saremmo arrivati a questo».
Nella nota comune si parla di discontinuità. Cosa s´intende di preciso?
«In generale che le politiche finora seguite non vanno bene»
Tutto qui?
«È chiaro che, fosse stato per noi, saremmo stati più espliciti, non è da ora che chiediamo al governo di andarsene. La nota è frutto di una mediazione, ma dà il segnale di quanto sia grave e generalizzata la preoccupazione per questo quadro economico e sociale. Tutti quelli che hanno firmato il documento chiedono un patto per la crescita che non c´è. Come non c´è occupazione e nemmeno credibilità del paese. C´è solo il vuoto: Tremonti, dopo la manovra, è sparito dalla scena. E il governo che dice, che pensa delle azioni della Ue o delle conseguenze della situazione americana?».
D´accordo, ma tutti quelli che hanno firmato la nota pensano o no ad un governo tecnico?
«Su questo punto non c´è unità di vedute, le opinioni sono troppo differenti per fare un discorso collettivo che non è ancora maturato e non so se mai maturerà. Per ora c´è un forte spirito collettivo, la voglia di reagire alla depressione».
Cosa vi aspettate da questa presa di posizione comune?
«Se fossimo un paese normale con un governo normale questo documento aprirebbe un confronto sulle politiche per la crescita e, per quanto ci riguarda, per la ridistribuzione del reddito. Ma temo che paese e governo non siano normali».
E allora?
«Allora riapriremo noi l´agenda. Ci eravamo fermati sugli ammortizzatori sociali, ma riprenderemo il lavoro partendo dalle infrastrutture, dagli investimenti, dalla necessità di evitare la svendita di questo paese. Per quanto ci riguarda partiremo dalla manovra, che oltre a non aver tranquillizzato i mercati, è insopportabilmente depressiva e quindi inaccettabile».
Siete tutti d´accordo su questo giudizio?
«Non è messo nero su bianco, ma è così».

La Repubblica 28.07.11