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"Sogno un centrosinistra che cambi il Paese questa città è il modello", intervista a Piero Fassino di Diego Longhin

Quella che mi lascia Chiamparino è una eredità alta. Mi dà la forza di continuare sulla sua strada
Saremo subito al lavoro per mettere a punto un piano straordinario per il lavoro e iniziative su welfare e famiglie. «Qualche cosa sta cambiando. Il vento del Nord spira dalla parte giusta». Parola di Piero Fassino, che a Torino ha vinto al primo turno con un risultato schiacciante, quasi 30 punti di differenza rispetto al candidato del centrodestra.
Fassino, il vento del Nord è il vento di Torino, dove il centrosinistra vince al primo turno?
«Qui a Torino c´è un centrosinistra che ha una cultura di governo, un centrosinistra riformista che si misura con le cose concrete, che non ha paura di rischiare e che ha fondato la sua azione sulla sfida del cambiamento, nel segno della trasformazione. Il risultato dimostra che i cittadini si riconosco e apprezzano il lavoro che è stato fatto e vogliono che si continui su questa strada».
Il sindaco Chiamparino sostiene che Pd e centrosinistra possono ispirarsi al modello Torino per diventare una vera alternativa al centrodestra a livello nazionale. È così?
«Questo voto cambia in maniera radicale lo scenario politico. Non solo c´è il successo di Torino, ma il risultato di Milano di Pisapia che segna in maniera inequivocabile la débâcle personale e politica di Berlusconi e di come ha gestito la campagna elettorale. La destra esce sconfitta in modo clamoroso. Rispetto alle Regionali di un anno fa il centrodestra ha perso migliaia e migliaia di voti».
La crisi del governo Berlusconi è più vicina?
«Si è votato per eleggere i sindaci, tuttavia Berlusconi aveva molto caricato di significato questo test elettorale. E non potrà far finta di nulla, qualche considerazione dovrà farla. Anzi, sarà costretto a farla».
Queste elezioni rappresentano la riscossa del Pd al Nord?
«Ho sempre sostenuto che chi vuole governare il Paese deve governare la parte più forte. Questo voto può segnare la svolta. Dimostra che centrosinistra e Pd sono in grado di rappresentare le domande e le istanze del Nord e di essere una forza che può ambire a governare il Paese».
Ora i Democratici cosa devono fare?
«Se a Milano il ballottaggio andrà bene, Torino e Milano possono rappresentare un asse strategico, un laboratorio in grado di cambiare in profondità la politica nazionale. E Sergio Chiamparino, in questa nuova fase, avrà di sicuro un ruolo politico di primo piano. Voglio ringraziare Chiamparino, il voto che io ho raccolto è anche un dovuto e giusto riconoscimento per come si è governata la città in questi dieci anni. Ripartiamo da questo patrimonio».
L´eredità di Chiamparino sarà pesante da gestire?
«Non sarà un´eredità pesante, ma un´eredità alta, una bella eredità. Questo risultato mi dà la forza di continuare sulla stessa strada, quelle delle trasformazioni e del cambiamento per continuare a far crescere Torino».
Qual è il suo primo impegno?
«Sento tutta la responsabilità di questo risultato e mi metterò subito al lavoro. Non voglio perdere tempo. Questo consenso mi sprona a interpretare il ruolo di sindaco di tutta la città e di tutti i torinesi. Inizierò a comporre la squadra di governo, che sarà formata, per la metà, da donne e da persone giovani. Poi trasformeremo gli impegni della campagna in provvedimenti concreti, a iniziare dal lavoro, che è il primo problema per i cittadini, soprattutto per i giovani, non solo a Torino, ma in tutto il Nord e il Paese».
Qual è la sua ricetta per dare una prospettiva ai giovani e a chi ha perso il lavoro?
«Promuoverò subito un incontro con le altre istituzioni e con le parti sociali per mettere a punto un piano straordinario per il lavoro. Insedierò poi il gruppo, formato di esperti e rappresentanti anche della società civile, che avrà il compito di scrivere il piano strategico 2011-2021 di Torino. Altra priorità sono il welfare e le politiche per la famiglia su cui bisogna incalzare il governo».
Cosa ha intenzione di fare?
«Nomineremo subito il garante per l´infanzia, perché vogliamo che Torino sia sempre più una città a misura di bambini, e metteremo a punto un piano di interventi per la popolazione più anziana e per la famiglia. Con gli altri candidati sindaci del centrosinistra delle grandi città ci siamo impegnati in campagna elettorale».

La Repubblica 17.05.11

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“Fassino vola oltre il 56%, è subito sindaco”, di Paolo Griseri

I complimenti dello sfidante Coppola. Giù Lega e Terzo polo, crolla la sinistra radicale. I grillini superano Udc e Fli. Non ce la fa la delegata Fiom-Mirafiori Tra i probabili esclusi anche Giusi La Ganga. Piero Fassino è il nuovo sindaco di Torino. Passa agevolmente l´esame del primo turno con il 57 per cento dei voti. A metà pomeriggio il suo sfidante, il giovane Michele Coppola, gli telefona per congratularsi: «Abbiamo combattuto lealmente e hai vinto. Ci riproveremo tra cinque anni». Campagna elettorale dai toni moderati. La sorpresa è il partito che si chiama appunto «Moderati per Fassino» e che sfiora il 10 per cento mentre il Pd conquista quasi il 35 per cento dei consensi. Anche a Torino vanno bene i grillini (5 per cento) che ereditano una parte significativa dei voti della sinistra radicale ridotta all´1,5 e probabilmente fuori dal Consiglio Comunale.
Nel centrodestra arretra la Lega che lo scorso anno, alle Regionali, aveva superato il 10 per cento in città (trainata dalla candidatura di Roberto Cota) e oggi non raggiunge il 7 per cento. Il centrodestra paga le divisioni interne che hanno spaccato il Pdl sulla candidatura di Coppola considerato troppo moderato dagli ex An. Mezzo flop anche per il Nuovo Polo che si fa superare dai grillini.
Con 24 consiglieri su 40 per l´amministrazione Fassino non dovrebbe essere difficile governare la città. L´unica spina nel fianco potrebbe venire proprio dai grillini: «Abbiamo ottenuto consensi per il nostro programma che perseguiremo fino in fondo», prometteva ieri il candidato sindaco Vittorio Bertola. Di quel programma fa parte l´opposizione alle grandi infrastrutture (Tav con Lione in testa) che era già costata il posto lo scorso anno a Mercedes Bresso. Sulla base dei primi risultati non dovrebbe entrare in Comune Giusi La Ganga, ex braccio destro di Bettino Craxi, ricandidato da Fassino nel Pd in mezzo a mille polemiche. Esclusa anche la delegata della Fiom di Mirafiori Nina Leone, candidata in Sel fin dai tempi del referendum sul piano Marchionne. Ce la dovrebbe fare invece il medico radicale Silvio Viale, noto per le sue battaglie a favore dalla Ru 486, eletto nelle liste del Pd.
Oltre alle ipotesi sulla composizione della nuova giunta, tiene banco in città la discussione sul futuro del sindaco uscente, Sergio Chiamparino. «Ne parlerò quando avrò concluso formalmente il mio mandato», ripeteva ancora ieri. Ma è questione di ore. Due le ipotesi più accreditate: un ruolo nazionale nel Pd e la presidenza di una fondazione bancaria. Alla prima ipotesi fanno pensare le recenti parole dello stesso Bersani: «Ho una proposta da fargli, ne parleremo insieme dopo il voto, non possiamo permetterci di non utilizzare uno come lui». Quanto alla seconda ipotesi invece circola da tempo la voce (per ora smentita dall´interessato) di una futura nomina ai vertici della Compagnia di San Paolo.

La Repubblica 17.05.11

1 Commento

  1. silvia dice

    Dopo averci pensato a lungo ho poi deciso di andare a votare e ovviamente ho votato per Fassino,ma non per il PD non ho potuto ammettere la candidatura di Giusi La Ganga e con me molti altri torinesi.
    Lasciamo che il passato seppellisca il passato e dato che nemmeno io credo agli ergastoli politici, che La Ganga continui a lavorare all’interno del partito per portare la sua esperienza (buona se ce l’ha) e metta le sue capacità a disposizione di tutti, ma essere rappresentata da lui all’nterno delle istituzioni comunali no!!!!
    E vedo che molti compagni hanno fatto come me votato una lista che aveva Piero come candidato sindaco ma rifuitato la scelta fatta dal partito con La Ganga.
    Non commettiamo più errori come questi. silvia

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