partito democratico

Franceschini: intanto facciamo opposizione con una voce sola

La campagna congressuale non deve far dimenticare che il compito principale del Pd è fare opposizione e parlare con una voce unica e collegiale. Dario Franceschini, candidato alla guida del partito, nell’inaugurare la sede del suo comitato elettorale, ricorda quale è il primo «dovere», nonostante l’impegno nella campagna interna in vista del congresso di ottobre.

«Tutti, anche i candidati, non dobbiamo dimenticare nemmeno per un secondo che nei prossimi mesi che mancano al congresso il nostro principale dovere è occuparci dei problemi degli italiani e fare opposizione, alzando la voce quando è
necessario per denunciare questo governo distratto che continua a girare la testa dall’altra parte». Franceschini ci tiene a
«garantire il mio impegno affinchè nei prossimi mesi faremo come abbiamo fatto nei quattro mesi che abbiamo alle spalle e
che sarà così anche dopo il 25 ottobre». Cioè, spiega il leader democratico, «un Pd che discute al suo interno ma che poi dice le stesse cose con collegialità». Perchè «non dobbiamo mai dimenticare di mantenere su due piani distinti il confronto congressuale dalla linea politica all’opposizione e dal messaggio collegiale che esce all’esterno» di un partito che parla con una voce sola. «Questa scelta – garantisce – non sarà ostacolata dalla campagna congressuale».

Ieri il segretario Franceschini in vista della sfida congressuale aveva incassato l’appoggio degli Ecodem di Ermete Realacci. Lo stesso Realacci non si candiderà al congresso, come pure si era ventilato.

L’Unità 08.07.09

2 Commenti

  1. La Redazione dice

    PD voglia di tregua Bersani-Franceschini
    di Fabrizio Nicotra La Stampa 09.07.09
    Gli sfidanti abbassano i toni e provano a riportare un po’ di serenità nel Pd dopo una settimana di polemiche, con i toni del confronto congressuale che stavano superando il livello di guardia. Il segretario Dario Franceschini si dice pronto a un dibattito anche aspro in vista del congresso di ottobre, e tuttavia avverte: la priorità è l’opposizione al governo e bisogna presentarsi uniti e compatti. Pier Luigi Bersani usa lo stesso aplomb e avverte le fazioni: dobbiamo discutere, non litigare.

    Il primo inaugura la sede del proprio comitato elettorale in via del Tritone, pieno centro di Roma, e annuncia che presenterà la piattaforma congressuale il 16 luglio: «Il congresso – spiega Franceschini – deve essere un percorso virtuoso e positivo, una prova di maturità. Non dobbiamo temere il confronto interno anche se ci saranno punte di asprezza, senza dimenticare mai che il nostro dovere è di occuparci dei problemi degli italiani». E allora ecco la richiesta di un’assunzione di responsabilità da parte di tutto il partito (di fronte soprattutto alla crisi economica), che il leader intende onorare per primo: «La garanzia che do, come segretario ma che ho condiviso con gli altri candidati, è che il Pd terrà distinti il confronto congressuale interno dal ruolo di opposizione e dalla necessità di parlare con la stessa voce agli italiani».

    Un invito che tradisce la preoccupazione per un Pd che, se lo scontro dovesse diventare troppo cattivo, potrebbe arrivare all’autunno con le ossa rotte. Un timore che sembra aver ben presente anche Bersani: «Dobbiamo discutere, ma non litigare. Da parte mia non polemizzerò con nessuno e metterò al centro del dibattito i contenuti. Dobbiamo parlare dell’Italia, del progetto che abbiamo per far ripartire questo paese». Toni soft, dunque, ma le differenze tra i due restano tutte e se nel campo di Franceschini le parole d’ordine sembrano “il nuovo” e “l’innovazione” (con i veltroniani e i cosiddetti giovani che insistono nella loro battaglia contro “l’apparato”), Bersani parla chiaro: «L’innovazione è questione di fatti e non di parole. Il nuovo, se non vuol essere nuovismo, ha bisogno di radici solide». L’ex ministro, che incontra domani a Milano un centinaio di amministratori locali, ribadisce poi che la “vocazione maggioritaria” non può voler dire «faccio tutto da solo». Tradotto, la linea autosufficiente di Veltroni è stata un errore, si riparte con le alleanze. Parole molto apprezzate da Enrico Letta, sponsor di Bersani, che osserva: «Non è l’ora degli scattisti, c’è bisogno di un Messner, di uno scalatore».

    Insomma, la partita è aperta, ma il clima sembra essere più disteso e anche il protagonista principale delle ultime polemiche, e cioè Massimo D’Alema, abbassa i toni: «Ci confronteremo, dovremo solo evitare lacerazioni e crisi». L’ex premier precisa che il confronto interno può essere anche duro, ma questo non vuol dire rottura: «Ci rispettiamo, siamo amici ad intensità variabile, ma quando si deve discutere lo facciamo. Lo dico con affetto per Piero Fassino, con dispiacere per le polemiche, ma sono certo che torneremo a lavorare insieme».

  2. Alberto dice

    Sono d’accordo con Franceschini e credo lo siano anche gli altri candidati e soprattutto è quello che vogliono gli iscritti e i simpatizzanti del PD: va bene il congresso, ma il Paese, la gente, il lavoro, l’economia e questo brutto governo richiedono oggi più di ieri l’attenzione, la sapienza e tutta la concretezza del nostro fare politica. Quindi non perdiamo di vista i problemi che affliggono la nostra democrazia

I commenti sono chiusi.