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Il PD con la scuola pubblica. Ma il Governo boccia la mozione

Mentre i precari manifestano la maggioranza (assenti Berlusconi, Gelmini e Tremonti) dice no alle proposte del PD. Fioroni: “Vogliono la scuola dei ricchi e non del merito”
Siamo per la scuola pubblica. E con la bocciatura della mozione del PD da oggi è ancora più chiaro che il governo Berlusconi non lo è. Non è con gli studenti, con i precari, con le famiglie, con le scuole nei piccoli comuni.
Dario Franceschini stamattina lo ha voluto ribadire ai manifestanti fuori Montecitorio. Sono arrivati da tutta Italia i Comitati dei precari in un sit-in a cui hanno aderito anche i sindacati di categoria per chiedere l’eliminazione dei tagli alla scuola previsti dalla scorsa Finanziaria, il ritiro del ddl Aprea e la regolarizzazione di tutti i precari”. E a queste richieste il segretario del Pd ha risposto megafono alla mano: “Vogliamo che il Pd si impegni per il ritiro dei tagli da 8 miliardi al mondo della scuola, per l’assunzione dei precari storici, per il ritiro del ddl Aprea. Vi rispondiamo con tre sì. La vostra è la nostra stessa battaglia. Purtroppo in Parlamento siamo in minoranza ma abbiamo appena presentato una mozione per la stabilizzazione, perché tutti dicono di voler valorizzare la scuola, ma è la battaglia che noi stiamo conducendo in Parlamento. La mobilitazione della piazza serve a far cambiare rotta al Governo, quando questo non ascolta l’opposizione in Parlamento. Tutti dicono di voler valorizzare la scuola, pero’ il Governo va nella direzione opposta. Noi continueremo la nostra battaglia in Parlamento, e anche nel Paese se sarà necessario”.

E dopo la bocciatura della mozione le deputate democratiche componenti della commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni e Maria Coscia parlano di “un pugno in faccia alle centinaia di migliaia di precari della scuola che chiedono giustamente la stabilizzazione. Mentre fuori Montecitorio i precari manifestano contro i tagli del Governo, in Aula la maggioranza assalta il sacrosanto diritto al lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori precari e boccia quelle parti della mozione del Pd che chiedevano la stabilizzazione del personale docente e Ata su tutti i posti disponibili coerentemente con il piano triennale delle assunzioni (150mila docenti e 30mila Ata) contenuto nell’ultima finanziaria del governo Prodi”.

Per il PD a intervenire sulla mozione è stato il responabile del Dipartimento educazione, Giuseppe Fioroni che ha esordito così: “Signor Presidente, discutiamo di questa mozione sulla scuola in assenza sostanziale del Governo. Non vediamo il Presidente del Consiglio, il Ministro Tremonti e il Ministro Gelmini, che su questo tema hanno raccontato una quantità di bugie inverosimili ed oggi tutti i nodi stanno venendo al pettine. La principale delle bugie che hanno raccontato è rappresentata dalle centinaia di persone che sono fuori Montecitorio, la punta di un iceberg di coloro cui, un anno e pochi mesi fa, il Presidente del Consiglio aveva garantito che nella scuola non si sarebbe perso neanche un posto. Era una sua parola d’onore, ma come sempre la parola d’onore di questo Governo è venuta meno e si è infranta sui 225 mila dipendenti della scuola, docenti e non, che hanno perso il proprio posto di lavoro e che non rientreranno in servizio il 1o settembre di quest’anno”.

Insomma bugie che si sommano a quelle dette ai 75.000 dipendenti che dovevano essere assunti in base alla legge finanziaria approvata nel 2006 che aveva una legittima copertura di spesa. E Fioroni ricorda che “non c’era questa confusione o questa disattenzione in quest’Aula, quando il Governo trovava miliardi di euro dal bilancio dello Stato da regalare agli amici degli amici per gestire Alitalia, per servire e dare risposta a qualche migliaio di esuberi di dipendenti, malgrado che la vera bad company di questo Paese è la scuola italiana.
Il 10 settembre 225 mila dipendenti perderanno il loro posto di lavoro senza che il Governo se ne sia preoccupato se non con le parole di circostanza espresse ieri del Ministro Gelmini che diceva: questi si sapeva che sarebbero destinati ad andare a casa”.

Poi ha ricordato il rifiuto del governo di fronte alle richieste del PD su cassa integrazione e ampliamento dell’indennità di disoccupazione: “Un trattamento di questo genere non è stato riservato a nessun dipendente del nostro sistema e questo consente di ricordarci tutti che parliamo di docenti di matematica, di filosofia, di latino, di greco che non possono essere riconvertiti o riqualificati. Questi dopo aver educato decine di migliaia di giovani nostri figli, oggi, si trovano sbattuti in strada grazie alla manovra del Ministro Tremonti. La cosa ancora più grave è l’accanimento terapeutico e vergognoso nei riguardi dei dipendenti della scuola. Non si è avuto il coraggio di tenere fuori da questa mannaia neanche l’Abruzzo”.
Già, neanche in Abruzzo si sono mantenuti i posti di lavoro di 1.150 operatori della scuola docenti e non docenti; si è preferito fargli perdere il posto di lavoro subito, per poi raccontargli che una mano caritatevole gli avrebbe dato, forse, per qualche giorno lo stipendio.

Le scuole chiuse nonostante le promesse.
Di bugie ne sono state dette tante.Fioroni si è rivolto anche ai colleghi della Lega “hanno ascoltato insieme a noi le risposte alle interrogazioni che dicevano: neanche un edificio scolastico sarà chiuso. Eppure abbiamo visto in questi giorni, in questi mesi, in queste settimane, chiudere centinaia di edifici scolastici, chiudere qualche migliaio di pluriclassi con meno di 10 alunni, costringendo i nostri figli dei comuni montani o dei comuni più piccoli a spostarsi da una classe ad un’altra dove la pluriclasse non sarà con meno di 10 alunni, ma sarà con meno di 20, e quei bambini in classi con meno di 20 alunni non avranno nulla di ciò che gli occorre.
Certo, il Ministro Tremonti con una faccia abbastanza inespressiva, ma molto determinata, ha detto: si può modulare; come si può modulare? Possiamo tagliare meno docenti quest’anno per farne un massacro il terzo anno della manovra finanziaria, oppure possiamo avere meno docenti e chiudere più scuole, oppure al netto dei docenti e delle scuole che abbiamo chiuso, e mandato a casa, possiamo anche ridurre l’orario dei nostri figli. Questa è una vergogna!”.

Il silenzio sui disabili
Nel governo non si parla, se non in modo caritatevole, di tutti quei diversamente abili, di quei ragazzi con disturbi nell’apprendimento che vedono assottigliarsi le file degli insegnanti di sostegno e non vedono neanche reintegrare e aumentare il numero degli insegnanti di sostegno che la legge finanziaria Prodi aveva previsto.

I giorni della serietà.
L’abbiamo chiesta ai nostri ragazzi, abbiamo condiviso questa serietà, ma di certo questo Governo continua a dare alle nuove generazioni un terribile cattivo esempio. Ma come si fa a chiedere serietà quando per primi noi non siamo seri, considerato che facciamo delle riforme che non possono essere applicate, ma che comportano solo un risparmio e nessuna prospettiva futura per i nostri giovani?
Poi il massimo: studieranno una materia in lingua inglese all’ultimo anno delle scuole medie superiori. Ma siamo seri! Il gap che separa gli studenti italiani da quelli dell’Europa nell’apprendimento della lingua inglese non si combatte l’ultimo anno delle scuole medie superiori, si combatte all’interno delle scuole materne e delle scuole elementari, laddove avete prese in giro gli italiani perché avete tolto gli insegnanti specialisti di lingua inglese, e a quel maestro che aveva studiato e si era formato per essere specialista gli dite: sai insegnare l’italiano; adesso devi insegnare la matematica, la storia e la geografia, e poi con cento ore, grazie a Tremonti e alla Gelmini, farai apprendere a mio figlio anche la lingua inglese.
Certo, per quel docente forse lo stipendio sarà da fame e sarà lo stesso, ma a mio figlio la possibilità di apprendere la lingua inglese non sarà data. Si è passati dalle tre «I» altisonanti della Moratti all’unica quarta «I» del duo Tremonti-Gelmini; la «I» è una sola quella dell’ignoranza che viene regalata a tutta la scuola italiana, partendo sin dalla scuola materna e passando alla scuola elementare”.

Poi Fioroni ha invitato la maggioranza a fare i conti con la realtà: “Siete stati definitivamente bocciati sulla scelta delle 24 ore. Hai voglia a dire che le famiglie non hanno scelto. Quando chi sceglie quel modello è meno dell’1 per cento bisognerebbe vergognarsi di ciò che abbiamo presentato agli italiani. Mandate a casa – questo è il vostro modello culturale – i bambini alle 12,30, e fate un doppio grave danno. Quando i bambini non vogliono uscire, e voi li mandate a casa alle 12,30, li mandate davanti a quella perversa baby sitter che è la televisione; di fronte a quella televisione voi avete in testa un unico ed esclusivo modello culturale. Pensate che i nostri bambini siano più educati dai Cesaroni che da Giulio Cesare, perché a voi servono non dei cittadini consapevoli, che sviluppano il senso critico in quell’età, ma dei consumatori ubbidienti. Si dirà che penso male, ma credo che questo pensiero più che malvagio sia vero.
Cosa dire al centrosud del nostro Paese che aveva chiesto il tempo pieno? Che cosa dire laddove Falcone e Borsellino ci dicevano che era necessario, per sconfiggere la mafia e riportare la legalità, un esercito di maestre? Voi fate la cosa contraria: mandate i maestri a casa e mandate per le strade un esercito di personaggi variopintamente colorati, come sono le ronde, aiutati da militari che potrebbero fare altro altrove.

Nel DPEF più risorse per la scuola.
Le famiglie hanno capito lo la bugia di Berlusconi sul tempo pieno: non c’è nessun raddoppio. Se vorranno pagarsi quello che non è più un tempo pieno ma è forse un tempo scuola dovranno mettere le mani in tasca. Allo stesso modo per passare da 22 a 24 ore pagano i fondi di istituto esangui che non ci sono. Pagano le famiglie. Allo stesso modo pagano i gessi, i cancellini, le fotocopie e la carta igienica. Certo, dovete mettere anche i soldi per la riqualificazione e per l’aggiornamento e dovete mettere i soldi per la valutazione, affinché si possa premiare il merito e si possa anche favorire la progressione di carriera. Ma per questo occorre applicare il contratto. Qualcuno lo dica al Ministro Brunetta: non si dà l’eccellenza dividendo 80 euro lordi all’anno solo tra i bravi. Si mettono le risorse aggiuntive e si applica il contratto, perché se no purtroppo si prende in giro la gente.

Insomma il governo vuole una scuola buona soltanto per chi se la può permettere, e soprattutto (cosa ancor più grave) una scuola dove la differenza sarà la fortuna dove sei nato e i soldi che hai in tasca, mentre il merito sarà tolto, consegnandola soltanto alla ricchezza della famiglia, ai raccomandati, o, per i più fortunati e magari militanti in altri partiti, per il casting.

Marco Laudonio www.partitodemocratico.it

2 Commenti

  1. La redazione dice

    MOZIONE CONCERNENTE MISURE A FAVORE DELLA SCUOLA PUBBLICA

    La Camera,
    premesso che:

    i tagli, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, indiscriminati e insostenibili di risorse e personale per la scuola (pari ad una riduzione di 8 miliardi di euro e di 132.000 docenti e personale ata nell’arco di tre anni), previsti dal decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (la cosiddetta «manovra d’estate»), convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, hanno determinato un grave impoverimento della scuola pubblica, privandola delle risorse indispensabili per lo sviluppo dell’azione didattica, educativa, di istruzione e ricerca e smantellandone punti essenziali di qualità;
    le opzioni che le famiglie hanno espresso con le iscrizioni all’anno scolastico 2009-2010 hanno evidenziato il mancato apprezzamento per l’ipotesi del maestro unico nell’ambito di 24 ore, previsto dalla suddetta «manovra d’estate 2008», privilegiando, con percentuali che superano il 90 per cento, l’opzione del modulo a 30 ore ed il tempo pieno nella scuola primaria e il tempo prolungato nella scuola secondaria di primo grado;
    il larghissimo movimento composto da studenti, insegnanti, personale della scuola e genitori e da una larga parte degli amministratori locali ha espresso, con numerose e partecipate manifestazioni, una netta contrarietà all’impoverimento e alla dequalificazione della scuola pubblica;
    la petizione popolare promossa dal Partito democratico, che è stata sottoscritta da centinaia di migliaia di cittadini in tutto il Paese, richiede un impegno forte del Parlamento per riformare la scuola con l’obiettivo di realizzare:
    a) una scuola pubblica, di qualità, più autonoma e radicata nel territorio;
    b) una scuola che valorizzi il merito e non lasci indietro nessuno, capace di educare al rispetto e alla responsabilità e di rendere effettivo il diritto all’istruzione, costituzionalmente garantito per tutti e per ciascuno, e il raggiungimento di un diploma o di una qualifica professionale almeno triennale, come garanzia minima della realizzazione dei diritti di cittadinanza e di accesso ai «gradi più alti degli studi»;
    c) una scuola più sicura e qualificata per allievi, insegnanti, dirigenti e personale ata, con adeguate risorse finanziarie e di personale, con la stabilizzazione dei rapporti di lavoro e con interventi per la sicurezza, la funzionalità e il decoro delle strutture scolastiche;
    inoltre, per i comuni e le popolazioni interessati dagli eventi sismici che hanno colpito la regione Abruzzo il 6 aprile 2009, il Partito democratico ha presentato, nel corso dell’esame del disegno di legge Atto Senato n. 1534 («Conversione in legge del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile»), poi approvato in via definitiva (legge 24 giugno 2009, n. 77), una serie di emendamenti finalizzati a garantire il funzionamento ed il proseguimento dell’attività didattica in Abruzzo e la tutela dei livelli occupazionali nelle scuole abruzzesi,

    impegna il Governo:

    a dare una risposta alle famiglie in merito alle richieste sul tempo scuola (tempo pieno, modulo a 30 ore, tempo prolungato), sulla scuola dell’infanzia e sulla qualità della didattica ed a porre in essere misure che rafforzino il patto educativo scuola-famiglie;
    ad assegnare risorse adeguate alle scuole, per il loro funzionamento e l’offerta formativa;
    ad adottare tutte le iniziative necessarie per ridurre in modo considerevole il taglio degli 87.341 docenti e dei 44.500 lavoratori ata precari, a partire dall’anno scolastico corrente 2008-2009;
    ad attuare un piano straordinario nazionale per la messa a norma degli edifici scolastici, per il risparmio energetico, per la realizzazione di laboratori e attrezzature didattiche, anche con la riduzione dei vincoli del patto di stabilità, che blocca gli investimenti degli enti locali, e lo snellimento delle procedure amministrative;
    ad evitare la chiusura delle piccole scuole – in montagna e nelle isole minori – laddove queste costituiscono presidio pubblico insostituibile per l’educazione dei bambini e per la comunità;
    ad adottare, inoltre, iniziative urgenti al fine di modificare in modo sostanziale i provvedimenti che riguardano:
    a) i tagli di 8 miliardi di euro e di 132.000 lavoratori della scuola, attuati con la cosiddetta manovra finanziaria estiva del 2008;
    b) il piano programmatico e i regolamenti attuativi della predetta manovra finanziaria relativi alla scuola elementare e media, nonché alla chiusura delle scuole;
    c) le disposizioni relative al maestro unico, all’orario di 24 ore settimanali e all’abolizione delle compresenze dei docenti nella scuola elementare;
    ad adottare iniziative urgenti e interventi diversificati, al fine di garantire la più rapida ripresa delle attività scolastiche nei comuni colpiti dal terremoto in Abruzzo, tenendo conto che i decreti ministeriali emanati in data 17 aprile 2009 dal Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, onorevole Gelmini, hanno ad oggetto misure di primo intervento ancora, secondo i firmatari del presente atto di indirizzo, largamente insufficienti per dare risposte esaustive e durature alla complessità dei problemi presenti in quei territori duramente colpiti;
    a sospendere per la regione Abruzzo, colpita dagli eventi sismici del 6 aprile 2009, le previste riduzioni di organico di personale docente e di personale ata, congelando gli organici per i prossimi tre anni, in modo da facilitare la riorganizzazione dell’intera rete scolastica;
    a riconoscere la validità ad ogni effetto di legge dell’anno scolastico per gli studenti e per tutto il personale della scuola, compreso quello a tempo determinato;
    ad assumere iniziative volte a riconfermare tutto il personale a tempo determinato anche per il prossimo anno scolastico;
    a rendere disponibili quote aggiuntive di permessi, sia per il personale in servizio residente nelle zone colpite dal sisma, che per sostenere eventuali iniziative di volontariato finalizzate all’attività di docenza;
    ad intervenire su alcune procedure amministrative in atto che riguardano il personale della scuola, al fine di snellirne al massimo le modalità e di rendere non perentorie le scadenze per coloro che risiedono e/o prestano attività lavorativa nelle zone coinvolte dal sisma;
    a garantire, infine, le necessarie forme di flessibilità per i lavoratori attualmente ospitati in strutture lontane dalle sedi di servizio;
    a mettere in atto, a seguito di un’approfondita discussione che coinvolga tutte le forze politiche, provvedimenti volti a:
    a) garantire per gli studenti il diritto allo studio ed al successo scolastico, finanziando, d’intesa con le regioni e gli enti locali, un piano nazionale straordinario per assicurare borse di studio, libri gratuiti per i dieci anni della scuola dell’obbligo, mense e trasporti, garantire il successo scolastico dei bambini disabili e svantaggiati e la piena integrazione dei bambini immigrati e contrastare la dispersione e l’abbandono scolastico;
    b) realizzare un piano straordinario di aggiornamento in servizio dei docenti, partendo dalla scuola media e dal biennio dell’obbligo, con priorità per la matematica, le discipline scientifiche e linguistiche;
    c) attivare un sistema di valutazione delle scuole e dei docenti, gestito da una «autorità esterna», riguardante docenti e dirigenti scolastici e relativo al funzionamento delle scuole e ai risultati di apprendimento conseguiti dai ragazzi, in termini di crescita relativa, al fine di individuare e diffondere le migliori esperienze e di incentivarle e di sostenere le situazioni di svantaggio;
    d) assegnare un numero certo e stabile di insegnanti e di personale ata (organico funzionale) alle scuole sulla base di criteri oggettivi, in modo da garantire continuità didattica e autonomia, per realizzare un piano dell’offerta formativa di qualità, nel rispetto delle norme nazionali;
    e) avviare, d’intesa con le regioni, da subito, sperimentazioni in varie province, come già stabilito dalla legge finanziaria per il 2008 del Governo Prodi, per migliorare l’efficacia e l’efficienza della spesa per l’istruzione, lasciando le risorse risparmiate ai territori e alle scuole che le hanno realizzate, premiando cosi le realtà più virtuose;
    f) avanzare una proposta di riforma partecipata della scuola superiore, che valorizzi i saperi tecnici e scientifici, porti a sistema il meglio delle sperimentazioni realizzate nelle scuole superiori e mantenga l’unitarietà del sistema, inclusi gli istituti professionali di Stato, garantendo, inoltre, e rendendo effettivo, secondo la normativa approvata dal Governo Prodi, l’obbligo di istruzione a 16 anni;
    g) riconoscere l’apprendimento per tutta la vita come diritto di ogni cittadino, potenziando, a tal fine, il raccordo scuola-università, i centri territoriali per l’educazione degli adulti, la formazione professionale e le università degli adulti e della terza età;
    h) stabilizzare dall’anno in corso 50.000 docenti e 10.000 lavoratori ata, in attuazione del piano di assunzioni previsto dalla legge finanziaria per il 2007 del Governo Prodi, prorogare tale piano per altre due annualità e attribuire un’indennità di disoccupazione per due anni (pari al 60 per cento della retribuzione nel primo anno e al 50 per cento nel secondo) ai precari, il cui contratto non possa essere assolutamente rinnovato, che hanno lavorato per almeno 180 giorni nell’anno scolastico 2008-2009.

    (1-00204) «Ghizzoni, Coscia, Soro, Sereni, Bressa, Fioroni, Bachelet, De Biasi, De Pasquale, De Torre, Levi, Lolli, Mazzarella, Nicolais, Pes, Picierno, Rossa, Antonino Russo, Sarubbi, Siragusa, Marco Carra».

    (2 luglio 2009)

  2. La Redazione dice

    Trascriviamo, di seguito, l’intervento di ieri alla Camera dei Deputati dell’On. Giuseppe Fioroni sulla mozione Ghizzoni e altri per una scuola pubblica di qualità. A sostegno di questa mozione, il Partito Democratico ha raccolto centinaia di migliaia di firme nel Paese. Anche la federazione modenese del PD si era mobilitata negli scorsi mesi (raccogliendo l’interesse di tante donne uomini che firmarono la petizione per una scuola pubblica di qualità) e, in occasione di una visita del Segretario del PD Dario Franceschini, sono state consegnate all’On. Ghizzoni e alla Senatrice Bastico le firme raccolte a sostegno della mozione. Dagli atti della Camera emerge invece l’assoluto disinteresse del Governo e del Ministro per una mobilitazione che ha coinvolto così tante persone.

    Giuseppe Fioroni – Signor Presidente, discutiamo di questa mozione nel completo disinteresse del Governo (e di chi, anche in modo molto degno – e lo ringrazio – lo rappresenta preso da altre faccende), ma soprattutto nell’assenza del Presidente Berlusconi, del Ministro Tremonti e del Ministro Gelmini, che su questo tema hanno raccontato una quantità di bugie inverosimili ed oggi tutti i nodi stanno venendo al pettine. La principale delle bugie che hanno raccontato è rappresentata dalle centinaia di persone che sono fuori Montecitorio, la punta di un iceberg di coloro cui, un anno e pochi mesi fa, il Presidente del Consiglio aveva garantito che nella scuola non si sarebbe perso neanche un posto. Era una sua parola d’onore, ma come sempre la parola d’onore di questo Governo è venuta meno e si è infranta sui 225 mila dipendenti della scuola, docenti e non, che hanno perso il proprio posto di lavoro e che non rientreranno in servizio il 1o settembre di quest’anno.
    Si tratta di bugie ancora più gravi se si pensa che questo numero si ottiene non soltanto dai tagli, ma anche dalle mancate assunzioni dei 75 mila dipendenti che dovevano essere assunti in base alla legge finanziaria approvata nel 2006 che aveva una legittima copertura di spesa. Tali assunzioni non si sono trasformate in chiamate a tempo indeterminato a causa di quelle mancate risorse che servono a ripianare il bilancio dello Stato, ma anche a sfasciare il nostro sistema di istruzione.
    La cosa più grave è che non c’era questa confusione o questa disattenzione in quest’Aula, quando il Governo trovava miliardi di euro dal bilancio dello Stato da regalare agli amici degli amici per gestire Alitalia, per servire e dare risposta a qualche migliaio di esuberi di dipendenti, malgrado che la vera bad company di questo Paese è la scuola italiana.
    Il 1o settembre 225 mila dipendenti perderanno il loro posto di lavoro senza che il Governo se ne sia preoccupato se non con le parole di circostanza espresse ieri del Ministro Gelmini che diceva: questi si sapeva che sarebbero destinati ad andare a casa.
    Non sono stata accolte neanche la cassa integrazione, né l’ampliamento dell’indennità di disoccupazione. Un trattamento di questo genere non è stato riservato a nessun dipendente del nostro sistema e questo consente di ricordarci tutti che parliamo di docenti di matematica, di filosofia, di latino, di greco che non possono essere riconvertiti o riqualificati. Questi dopo aver educato decine di migliaia di giovani nostri figli, oggi, si trovano sbattuti in strada grazie alla manovra del Ministro Tremonti.
    La cosa ancora più grave è l’accanimento terapeutico e vergognoso nei riguardi dei dipendenti della scuola. Non si è avuto il coraggio di tenere fuori da questa mannaia neanche l’Abruzzo. Neanche in Abruzzo, infatti, è stata data la possibilità di risparmiare il posto di lavoro a 1.150 operatori della scuola docenti e non docenti; si è preferito fargli perdere il posto di lavoro subito, per poi raccontargli che una mano caritatevole gli avrebbe dato, forse, per qualche giorno lo stipendio.
    Di bugie ne sono state dette tante. In questa sede anche i colleghi della Lega hanno ascoltato insieme a noi le risposte alle interrogazioni che dicevano: neanche un edificio scolastico sarà chiuso. Eppure abbiamo visto in questi giorni, in questi mesi, in queste settimane, chiudere centinaia di edifici scolastici, chiudere qualche migliaio di pluriclassi con meno di 10 alunni, costringendo i nostri figli dei comuni montani o dei comuni più piccoli a spostarsi da una classe ad un’altra dove la pluriclasse non sarà con meno di 10 alunni, ma sarà con meno di 20, e quei bambini in classi con meno di 20 alunni non avranno nulla di ciò che gli occorre.
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    Certo, il Ministro Tremonti con una faccia abbastanza inespressiva, ma molto determinata, ha detto: si può modulare; come si può modulare? Possiamo tagliare meno docenti quest’anno per farne un massacro il terzo anno della manovra finanziaria, oppure possiamo avere meno docenti e chiudere più scuole, oppure al netto dei docenti e delle scuole che abbiamo chiuso, e mandato a casa, possiamo anche ridurre l’orario dei nostri figli. Questa è una vergogna!
    C’è un altro modo di fare. Avevamo presentato un quaderno bianco che in quest’Aula è stato più volte ritenuto utile anche dai Ministri Gelmini e Tremonti; ma di ciò non se ne è fatto nulla.
    Si parla di federalismo. Ma quale federalismo è possibile se poi si smantella la possibilità per le regioni, comuni, province e autonomie scolastiche di poter decidere su come tagliare sprechi e lussi per mantenere il servizio di istruzione che funziona? Come non modulare l’abbattimento dello 0,50 per cento del rapporto docenti-alunni in cinque anni, invece che in tre, smantellando la scuola italiana? Di tutto questo non se ne è neanche parlato, così come non si parla di che fine faranno i comuni montani che senza la scuola saranno chiusi, né si parla, se non in modo caritatevole, di tutti quei diversamente abili, di quei ragazzi con disturbi nell’apprendimento che vedono assottigliarsi le file degli insegnanti di sostegno e non vedono neanche reintegrare e aumentare il numero degli insegnanti di sostegno che la legge finanziaria Prodi aveva previsto.
    Certo, avete detto che avete ristrutturato gli istituti tecnici e professionali. In realtà, avete fatto il franchising delle proposte che vi abbiamo lasciato e la stessa cosa è avvenuta per le iniziative sui licei. Ma come si fa a leggere ciò che l’OCSE ci dice e non rendersi conto che si fanno queste riforme semplicemente come metodo per fare cassa? Si definisce prima il contenitore delle ore in base ai soldi che dobbiamo risparmiare, al netto di quelli risparmiati con i docenti e con gli edifici scolastici, senza parlare mai dei contenuti e delle competenze che nostri ragazzi devono studiare. Ma come si fa a non mettere una lira per riqualificare e riaggiornare i docenti che fino all’altro giorno lavoravano sul tornio e a cui oggi chiediamo di far apprendere ai nostri ragazzi la meccatronica e la multimedialità? Questa è una presa in giro. Come si fa a costruire nuovi istituti tecnici, nuovi istituto professionali, senza una lira? Come si fa a realizzare dei laboratori scientifici nei licei e dei laboratori tecnologici e professionali all’interno degli istituti tecnici?
    Certo, il Ministro parla tutti i giorni della serietà. L’abbiamo chiesta ai nostri ragazzi, abbiamo condiviso questa serietà, ma di certo questo Governo continua a dare alle nuove generazioni un terribile cattivo esempio. Ma come si fa a chiedere serietà quando per primi noi non siamo seri, considerato che facciamo delle riforme che non possono essere applicate, ma che comportano solo un risparmio e nessuna prospettiva futura per i nostri giovani?
    Poi il massimo: studieranno una materia in lingua inglese all’ultimo anno delle scuole medie superiori. Ma siamo seri! Il gap che separa gli studenti italiani da quelli dell’Europa nell’apprendimento della lingua inglese non si combatte l’ultimo anno delle scuole medie superiori, si combatte all’interno delle scuole materne e delle scuole elementari, laddove avete prese in giro gli italiani perché avete tolto gli insegnanti specialisti di lingua inglese, e a quel maestro che aveva studiato e si era formato per essere specialista gli dite: sai insegnare l’italiano; adesso devi insegnare la matematica, la storia e la geografia, e poi con cento ore, grazie a Tremonti e alla Gelmini, farai apprendere a mio figlio anche la lingua inglese.
    Certo, per quel docente forse lo stipendio sarà da fame e sarà lo stesso, ma a mio figlio la possibilità di apprendere la lingua inglese non sarà data. Si è passati dalle tre «I» altisonanti della Moratti all’unica quarta «I» del duo Tremonti-Gelmini; la «I» è una sola, quella dell’ignoranza che viene regalata a tutta la scuola italiana, partendo sin dalla scuola
    Pag. 22materna e passando alla scuola elementare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
    Siete stati definitivamente bocciati sulla scelta delle 24 ore. Hai voglia a dire che le famiglie non hanno scelto. Quando chi sceglie quel modello è meno dell’1 per cento bisognerebbe vergognarsi di ciò che abbiamo presentato agli italiani. Mandate a casa – questo è il vostro modello culturale – i bambini alle 12,30, e fate un doppio grave danno. Quando i bambini non vogliono uscire, e voi li mandate a casa alle 12,30, li mandate davanti a quella perversa baby sitter che è la televisione; di fronte a quella televisione voi avete in testa un unico ed esclusivo modello culturale (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico). Pensate che i nostri bambini siano più educati dai Cesaroni che da Giulio Cesare, perché a voi servono non dei cittadini consapevoli, che sviluppano il senso critico in quell’età, ma dei consumatori ubbidienti. Si dirà che penso male, ma credo che questo pensiero più che malvagio sia vero.
    Cosa dire al centrosud del nostro Paese che aveva chiesto il tempo pieno? Che cosa dire laddove Falcone e Borsellino ci dicevano che era necessario, per sconfiggere la mafia e riportare la legalità, un esercito di maestre? Voi fate la cosa contraria: mandate i maestri a casa e mandate per le strade un esercito di personaggi variopintamente colorati, come sono le ronde, aiutati da militari che potrebbero fare altro altrove.
    Per questo vi chiediamo di mettere all’interno di questo DPEF le risorse aggiuntive che servono a far sopravvivere la scuola e a rilanciare l’autonomia scolastica. Le famiglie hanno capitolo la bugia di Berlusconi sul tempo pieno: non c’è nessun raddoppio. Se vorranno pagarsi quello che non è più un tempo pieno ma è forse un tempo scuola dovranno mettere le mani in tasca. Allo stesso modo per passare da 22 a 24 ore pagano i fondi di istituto esangui che non ci sono. Pagano le famiglie. Allo stesso modo pagano i gessi, i cancellini, le fotocopie e la carta igienica. Certo, dovete mettere anche i soldi per la riqualificazione e per l’aggiornamento e dovete mettere i soldi per la valutazione, affinché si possa premiare il merito – concludo Presidente – e si possa anche favorire la progressione di carriera. Ma per questo occorre applicare il contratto. Qualcuno lo dica al Ministro Brunetta: non si dà l’eccellenza dividendo 80 euro lordi all’anno solo tra i bravi. Si mettono le risorse aggiuntive e si applica il contratto, perché se no purtroppo si prende in giro la gente.
    Qualcuno ci chiede di ragionare insieme in Commissione per una nuova governance della scuola italiana e per una nuova autonomia. Il discorso è affascinante, si tratta di una sfida intelligente. Non ci si può chiedere di condividere la governance di qualcosa perché, se non cambia nel DPEF e non cambia nella finanziaria, vuol dire che ci chiedete solamente di buttare il sale sulle ceneri di quella scuola che avete distrutta, trasformandola da una scuola dell’opportunità a una scuola soltanto buona per chi se la può permettere, e soprattutto (cosa ancor più grave) una scuola dove la differenza sarà la fortuna dove sei nato e i soldi che hai in tasca, mentre il merito sarà tolto, consegnandola soltanto alla ricchezza della famiglia, ai raccomandati, o, per i più fortunati e magari da altre parti politiche seduti, per il casting (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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