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Fus, Pd piena adesione a manifestazione attori e registi contro i tagli del governo

De Biasi: alla Camera daremo battaglia contro ‘scippo’ alla cultura.
“E’ piena e convinta la nostra adesione alla manifestazione di oggi contro i tagli al Fus”. Così la deputata del Pd, componente della commissione Cultura della Camera, Emilia De Biasi comunica l’adesione all’iniziativa di oggi pomeriggio che vede attori, registi, tecnici, musicisti e danzatori scendere in piazza contro il governo Berlusconi. “Per noi – sottolinea De Biasi – il ripristino del Fondo Unico per lo Spettacolo è condizione essenziale per garantire la sopravvivenza di uno dei settori strategici del nostro paese e per poter tornare ad investire veramente in cultura. Per questo – sottolinea De Biasi – abbiamo presentato un emendamento al dl anticrisi che chiede l’immediato ripristino dei 200 milioni che il governo ha letteralemte ‘scippato’ al mondo della cultura. Alla Camera ci batteremo duramente, in aula e in commissione, – conclude De Biasi –per scongiurare la chiusura di ogni forma di produzione culturale nel nostro Paese”.

3 Commenti

  1. La Redazione dice

    Riportiamo il comunicato stampa del FERA (Federazione Europea Autori dell’Audiovisivo) contro i tagli al FUS del governo

    FERA ATTACKS ITALIAN CULTURE CUTS
    The European Federation of Film Directors wishes to make clear its extreme concern at the massive 25% plus cuts proposed by Prime Minister Berlusconi for the Italian F.U.S. Cultural Funds.
    In particular Italian cinema is threatened with a reduction down to one fifth of its 2009 subsidy, seriously endangering the entire Italian film culture: Istituto Luce, the Centro Sperimentale and the Venice Film Festival as well as the production and distribution of high quality independent Italian films.
    European directors have always held up Italy as one of the pillars of European art and culture. In the land where many of the masterpieces of cinema were made this would be vandalism of the highest order.
    We call on Prime Minister Berlusconi to recall these plans immediately and to find another solution.

    FERA Brussels 20 July 2009

  2. La Redazione dice

    Non sarà sfuggito ai nostri attenti lettori che il PD ha da tempo manifestato il proprio impegno contro i tagli al Fondo Unico dello Spettacolo. Ne è stata data notizia in conferanza stampa proprio da Dario Franceschini e noi ne abbiamo dato ampio risalto su questo sito
    https://www.manuelaghizzoni.it/?p=4857
    La prima vera iniziativa contro questi tagli è avvenuta proprio con la mozione del PD, che di seguito riportiamo, mentre non si ha notizia della mozione del Sen. Giambrone dell’IDV richiamata nell’articolo dell’Unità che precede questo commento.

    La VII Commissione,

    premesso che:

    il Fondo unico per lo spettacolo (FUS), istituito con la legge n. 163 del 1985, è lo strumento finanziario attraverso il quale lo Stato sostiene le attività del settore dello spettacolo, sia del cinema che dello spettacolo dal vivo, esso, rifinanziato ogni anno con la legge finanziaria, viene ripartito tra i vari settori con un decreto del Ministro per i beni e le attività culturali;

    la gestione del suddetto Fondo consente, infatti, di assegnare contributi ad enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese operanti nei settori delle attività cinematografiche, musicali, della danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante, nonché di promuovere e sostenere manifestazioni ed iniziative di carattere e rilevanza nazionali da svolgere in Italia o all’estero;

    la legge finanziaria 2007 del Governo Prodi aveva provveduto a reintegrare il FUS di 50 milioni annui per il triennio 2006-2008, prevedendo una dotazione di 444 milioni per il 2007 e di 544 milioni di euro per il 2008 e il 2009;

    la legge finanziaria 2009, riconfermando una politica disinteressata al settore dello spettacolo, decurta tale fondo di circa 200 milioni di euro portando i finanziamenti al minimo storico;

    l’inadeguatezza e la scarsità di tali stanziamenti per la produzione e l’industria dello spettacolo italiani potrebbero determinare, di fatto, la chiusura di interi settori di attività che, al contrario, sono da considerare strategici per la ripresa del Paese e necessitano di adeguatezza progettuale, sia in termini di finanziamento, sia in termini di programmazione e di politica di interventi;

    la gravissima situazione finanziaria che interessa, in particolare, lo spettacolo dal vivo mette a rischio la possibilità di portare a termine la riforma del settore, attesa da più di trent’anni, attualmente in discussione in sede di comitato ristretto presso la Commissione VII della Camera, con inedite e positive convergenze e con proficue innovazioni nei contenuti e nel metodo di lavoro;

    lostato in cui versano le fondazioni lirico sinfoniche richiede un intervento urgente;

    il cinema italiano vive una stagione felice, che potrà essere interrotta dalla mancanza di adeguate risorse per la crescita e la qualità del prodotto cinematografico e audiovisivo e dalla sottovalutazione dell’importanza dell’industria dei contenuti, essenziale per ricollocare l’Italia nel mercato europeo e globale della comunicazione;

    lo spettacolo in Italia, nel suo complesso, conta all’incirca 250.000 addetti, tra artisti, tecnici, operatori, maestranze e una tale esiguità di finanziamenti pubblici mette in serio rischio i livelli occupazionali dell’intero comparto e il sistema dei diritti e degli ammortizzatori sociali;

    assemblee, mobilitazioni, scioperi hanno chiamato a raccolta tutto il mondo dello spettacolo fortemente preoccupato per i consistenti tagli;

    è urgente intervenire al fine di evitare il blocco di ogni attività,
    impegna il Governo
    a reperire risorse adeguate a garantire il ripristino del Fondo unico dello spettacolo almeno ai livelli stabiliti dalla legge finanziaria 2007 per il triennio, a mettere in atto tutte le iniziative necessarie a prevenire una crisi del settore, che potrebbe avere riflessi devastanti sull’intera industria culturale nazionale, e ad intraprendere con decisione la strada della valorizzazione e della crescita delle attività dello spettacolo, parte essenziale dell’identità nazionale.

    (7-00192)
    «De Biasi, Franceschini, Melandri, Ghizzoni, Levi, Nicolais, Sarubbi, Bachelet, Coscia, De Pasquale, De Torre, Lolli, Mazzarella, Pes, Picierno, Rossa, Antonino Russo, Siragusa».

  3. La Redazione dice

    Bancarotta dello spettacolo. Sciopero contro i tagli
    di Luca Del Fra
    «Pentiti scellerato, è l’ultimo momento», risposta «No, no, ch’io non mi pento,vanne lontan da me!». In questi giorni sembra di assistere all’ultimo duetto tra il commendatore e Don Giovanni: il mondo dello spettacolo protesta contro i tagli economici che lo stanno mandando in rovina e chiede un ultimo ripensamento, ovvero un reintegro del 35% dei finanziamenti decurtati dal governo Berlusconi, che ha sempre guardato con sospetto la cultura, allontanandola con sdegno.

    Monta perciò la protesta: oggi pomeriggio alle 17 sarà una manifestazione davanti a Montecitorio: l’iniziativa vedrà la partecipazione di attori, tecnici, musicisti, danzatori, che naturalmente invitano i cittadini a partecipare, ed è stata lanciata da associazioni come 0.3, Centoautori, Anec, Cgil – Slc, Fials e Anac. Allo studio anche altre forme di protesta, come un sit-in permanente sempre davanti alla Camera, con i passanti che potrebbero essere coinvolti in varie forme. Se gli artisti in piazza al centro della capitale impartissero piccoli stage e lezioni a romani e turisti, beh per la prima volta la cultura sarebbe un incentivo al turismo non solo a parole.

    A esprimere gli stati d’animo esacerbati di questi giorni è stato Dario Fo: «Tagliare così pesantemente su spettacolo, cultura, ricerca e scuola è un atto volgare che mortifica» ha detto il premio Nobel. Ma in effetti, dopo la bocciatura degli emendamenti che reintegravano i tagli del ministro Tremonti ai già scarsi finanziamenti dello stato alle attività culturali (il Fus passato dai 511 milioni di euro previsti dal governo Prodi per il 2008, ai 380 del 2009), non ci sono stati segni di risipiscenza da parte del governo. A livello parlamentare il senatore Giambrone, Idv, ha presentato una mozione che, qualora approvata, impegnerebbe il governo a una maggiore spesa per la cultura. Difficile però che l’iniziativa possa passare, proprio quando si stanno consumando gli ultimi tentativi di mediazione per inserire nel decreto anticrisi qualche misura, magari solo alcuni spiccioli per una questione d’immagine.

    La situazione è a suo modo singolare, considerando che erano iniziative bipartisan che avevano visto in prima linea a fianco del Pd anche celebri rappresentati del Pdl come Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi. Oltretutto il ministro alla cultura Sandro Bondi e il suo sottosegretario Francesco Giro avevano insistito sulla necessità di questo reintegro, peraltro promettendolo in più occasioni: possibile che personalità così esimie del centrodestra contino così poco alla corte di Berlusconi?

    Il Global summit dei produttori cinematografici, riunito a Ischia, insisteva sul boicottaggio della mostra di Venezia, ma si fa largo l’ipotesi ben più perigliosa di sciopero fiscale e contributivo: i lavoratori, gli imprenditori e le istituzioni di spettacolo dovrebbero congelare ogni pagamento per il 2009, per dimostrare che tra contributi e tasse lo Stato dalle attività culturali percepisce molto più di quanto investa. Non è difficile scorgere dietro queste iniziative anche la mano dell’Agis che, dopo il lungo direttivo di giovedì, sembra dar segno di aver dissotterrato l’ascia di guerra, tanto che il suo presidente, Alberto Francesconi, ha chiesto finanziamenti da parte dello stato per 700 milioni di euro -attualmente sono circa la metà.

    «Qui non è questione di una piccola prebenda da 30 milioni di euro che forse, ma non è detto, riusciranno a infilare nel prossimo decreto anticrisi – aggiunge Maurizio Roi presidente di Ater Teatri dell’Emilia Romagna e vicepresidente dell’Agis-: di fronte a una crisi strutturale dell’economia occidentale, gli Stati Uniti e il resto d’Europa investono in cultura, e da noi si taglia. Significa che questo governo ha una visione delle attività culturali come un parco giochi, insomma uno spreco. Tanto è vero che ogni settore produttivo ha avuto aiuti dal governo, a eccezione del nostro per cui ci sono stati solo tagli ai finanziamenti, ma nessuna agevolazione fiscale o sul credito, oltre a molte false promesse. Evidentemente a questo esecutivo interessa più qualche mega evento per creare consenso, che la cultura italiana». E certo viene in mente un teatro come il San Carlo, commissariato per il suo passivo, dove si cancellano i titoli in stagione e ci si lascia andare a megaconcerti in piazza, certo belli, suggestivi, ma molto molto estivi.
    L’unità 20.07.09

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