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Fus, Pd, Ghizzoni: maggioranza impedisce voto in commissione per non ‘andare sotto’

“Quella andata in scena oggi in Commissione Cultura alla Camera è l’ennesima figuraccia del governo e della maggioranza. Pdl e Lega, dopo aver sostenuto che i ministri Bondi e Gelmini sono “ostaggio” e “commissariati” dal ministro Tremonti, hanno impedito che si procedesse alla votazione del parere al Dpf per evitare di essere battuti ancora una volta come già capitato nei giorni scorsi. Tutto ciò non è frutto del caso ma semplicemente della politica economica irresponsabile che penalizza oltre che l’intera economia del paese soprattutto il mondo dell’istruzione e della cultura. Probabilmente i profondi tagli alla scuola e alla cultura (Fus) – di cui ormai non si hanno più neanche cifre esatte – determinano forte imbarazzo nei parlamentari del centrodestra così come è forte l’imbarazzo per una tassa sul sesso che deve finanziare la cultura ”. Lo rende noto la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

1 Commento

  1. La redazione dice

    “La «porno-tax» fantasma. Lo spettacolo lasciato a sé stesso”, di Luca Del Fra

    E alla fine si è scatenato perfino il giallo del Fus – i finanziamenti alle attività culturali: appare e scompare la «Pornotax», s’inseguono voci di un possibile reintegro di 40 milioni di euro, mentre fonti governative dicono che è tutto da rifare e se ne parlerà, forse, a settembre. Silvio Berlusconi, riferisce Gabriella Carlucci, si è detto sensibile al problema rassicurando la deputata del suo partito. Fatto sta che ieri sera nel decreto anticrisi per le attività culturali c’era la cospicua cifra di euro zero. Scenario grottesco se non fosse drammatico, considerando che il provvedimento del governo corre in soccorso di tutti i settori in affanno, a eccezione dello spettacolo che, è bene ricordarlo, è entrato in crisi proprio per i tagli ai finanziamenti dello stato alla cultura operati nella finanziaria del 2009. Attori, registi, coreografi, musicisti danzatori, tecnici che in questi giorni assieme ai parlamentari del Pd hanno dato vita a molte proteste usando come simbolo dei palloncini neri, hanno anche minacciato di bloccare la Mostra del cinema di Venezia. Ma si apre lo spiraglio per una ficcante protesta: è allo studio il congelamento di tutte le tasse e i contributi che i lavoratori e le imprese dello spettacolo versano allo Stato. «I fiscalisti ci dicono che una possibilità esiste – spiega Luca Barbareschi deputato del Pdl che si sta impegnando a favore del reintegro die fondi alla cultura -, e considerando che solo di Iva si tratterebbe di un mancato introito di 400 milioni di euro, facessero loro i conti».
    Le previsioni parlano chiaro: visti i tagli nel 2009 ci saranno 60 film in meno, questa è la versione ottimistica naturalmente, e per l’intero settore si parla di oltre 100 mila senza lavoro su un totale di oltre 200 mila occupati. A pagare il prezzo più alto sarà la parte meno commerciale delle attività culturali.
    Dopo l’appello di martedì in favore della cultura e delle attività culturali del Presidente Napolitano, si sono succedute le dichiarazioni: molto, ma molto preoccupati il sottosegretario Gianni Letta, e i presidenti di Camera e Senato Gianfranco Fini e Renato Schifani. In questi giorni da più parti si sono chieste le dimissioni del ministro della cultura Sandro Bondi, come in certo senso suggeriva ieri Giovanna Melandri esortandolo a trarre le conseguenze di fronte «al maggior decremento delle risorse dello Stato per il sostegno della produzione culturale». In una lettera al Corsera di ieri Bondi sembrava entrato in confusione: prima riconosceva che il mondo dello spettacolo «contribuisce senz’altro in misura maggiore dalle di quanto riceve dalle risorse pubbliche, all’economia del paese», descrivendo un settore dinamico, ma concludeva che le attività culturali devono «Affrancarsi dal assistenzialismo». Insomma, delle due l’una. Così ieri sera Bondi è salito a Palazzo Chigi nello studio di Gianni Letta, chissà se per farsi rincuorare o finalmente riuscire a trovare un po’ di soldi per la terremotata cultura italiana.

    L’Unità, 23 luglio 2009

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