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Universita’, Pd: norme Gelmini non sono certo rivoluzione

Ghizzoni: bene sblocco concorso ma Governo cancelli i tagli.
“Non si tratta di una rivoluzione per cui il ministro Gelmini non si metta medaglie visto che queste norme sono in assoluta continuità con le decisioni prese dal Governo Prodi. Anzi ne sono la tardiva attuazione”. Così la capogruppo del Pd nella commissione cultura della Camera, Manuela Ghizzoni commenta le norme sull’università approvate oggi in consiglio dei ministri.

“L’agenzia di valutazione – sottolinea – è un progetto sul quale il ministro Mussi investì molto e alla fine della legislatura era già pronto per essere realizzato, ma il ministro Gelmini per un anno intero se lo è tenuto nel cassetto. Anche i 525 milioni da ripartire tra le università più virtuose sono una dote lasciata dal governo Prodi che li aveva destinati al ‘patto per l’università’. Di cosa ne voglia fare il Governo è invece ancora oscuro anche perché i tagli approvati dal governo con la scorsa manovra estiva renderà impossibile agli atenei di chiudere i bilanci. Per non parlare della battaglia contro la proliferazione dei corsi di laurea che non è certo una novità. Infine, sui concorsi finalmente si sbloccano quelli del 2008, ma di certo anche se le procedure saranno celeri, nessuno entrerà in ruolo prima del 2010 sui cui, in ogni caso, continua a pendere la spada di Damocle dei tagli sciagurati”.

2 Commenti

  1. La Redazione dice

    Università, Gelmini dà le pagelle e taglia i fondi 25-07-2009 Trento la più virtuosa

    Nuovi ritocchi all’università italiana in una sorta di lifting a più riprese che sarà completato in autunno con la riforma del reclutamento e della governance. Il cdm ha dato il via libera (in prima lettura) alla più volte annunciata Agenzia per la valutazione del sistema universitario (Anvur) e il ministro Gelmini ha firmato provvedimenti che sbloccano 1.800 concorsi e distribuiscono, per la prima volta in Italia, una parte (7%) dei fondi destinati alle università in base al merito e dunque soldi in più soltanto agli atenei migliori. «Non c’è alcun intento punitivo, ma la volontà – ha tenuto a precisare il ministro – di spronare tutti a dare il meglio, a non accontentarci di un sistema universitario che ha luci e ombre. Se vogliamo rispondere alla crisi si parte dalla scuola, dall’università con la capacità di difendere ciò che funziona ma anche di mettere mano ai problemi». Mentre parlava Gelmini è stata interrotta da un deputato Idv che voleva dal governo conto sui comuni tipo Fondi non sciolti benché ci siano infiltrazioni criminali.
    La nuova Agenzia valuterà la qualità di atenei ed enti di ricerca e il suo giudizio sarà determinante per distribuire una parte del Fondo di finanziamento ordinario a chi raggiungerà i risultati migliori. L’Anvur (che sostituisce e unifica Cnvsu e Civr, i due comitati di valutazione attualmente esistenti) metterà sotto la lente la didattica (anche con riferimento ai livelli di apprendimento degli studenti e al loro inserimento nel lavoro), le strutture, l’acquisizione di finanziamenti esterni, lo scambio di ricercatori, la qualità della ricerca (con il sistema peer review, cioè la valutazione anonima di illustri accademici internazionali). Non solo. L’Agenzia propone anche i requisiti per l’istituzione di nuovi atenei o sedi distaccate, per l’attivazione dei corsi di studio, dei dottorati, dei master e delle scuole di specializzazione. Ogni anno redigerà un Rapporto sullo stato dell’arte. L’Anvur sarà composta dal presidente, da un consiglio direttivo e dal collegio dei revisori dei conti. Tutti resteranno in carica per 4 anni e non potranno essere nuovamente nominati.
    Atenei virtuosi

    Per la prima volta in Italia il ministero ha assegnato una parte dei fondi destinati alle università, il 7% del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), cioè 525 milioni di euro, in base alla qualità della ricerca (2/3) e della didattica (1/3). Da una prima ricognizione emerge che l’Università di Trento, i Politecnici di Milano e di Torino sono tra le Università migliori in base ai nuovi parametri. Hanno ottenuto meno finanziamenti invece 27 Università, tra cui anche i due atenei della Capitale Roma Tre e La Sapienza, che non hanno gli standard qualitativi previsti. Tra i parametri presi in considerazione per l’assegnazione dei fondi, la capacità di intercettare finanziamenti europei per la ricerca, la percentuale di laureati che trovano lavoro a 3 anni dalla laurea, la presenza di corsi affidati a propri insegnanti di ruolo, la regolarità degli esami.
    Il ministro Gelmini ha inviato alle Università una nota in cui sono contenute una serie di misure per eliminare i corsi di laurea non necessari (quelli, ad esempio, con pochi studenti). Già ne sono stati tagliati il 20%, ora sarà possibile ridurli ulteriormente (i corsi di specializzazione di medicina, ad esempio, sono passati da 1600 a 1200). Ridotti anche i settori disciplinari.
    Con la direttiva firmata ieri dal ministro Gelmini si avviano le procedure per la formazione delle commissioni di concorso in base alle nuove regole per il reclutamento dei professori universitari e dei ricercatori. I concorsi banditi nelle due tornate nel 2008 erano stati sospesi dalle nuove norme contenute nel DM 180 che impongono le nuove e più trasparenti modalità di formazione delle commissioni. Si tratta di 1800 concorsi. Per quanto riguarda i ricercatori la valutazione avverrà secondo parametri riconosciuti anche in ambito internazionale.

    di G.V. L’Unità 25.07.09

  2. La Redazione dice

    Pubblichiamo una riflessione di Nadia Urbinati sul sistema di valutazione delle Università italiane:

    Quelle pagelle da rivedere
    Nel World university rankings 2008, il nostro sistema universitario piazzava soltanto 7 atenei e per giunta nei posti bassi della classifica: il primo ateneo italiano menzionato era quello di Bologna e si trovava al 192° posto.

    Altre sei università (Roma-La Sapienza, il Politecnico di Milano, gli atenei di Padova, Pisa e Firenze e l´università Federico II di Napoli) erano tra le prime 400. Si tratta senza dubbio di una inequivocabile bocciatura, resa nota per giunta proprio mentre la Gelmini (era il mese di febbraio) si apprestava a mettere a punto la strategia dei tagli agli “sprechi”. Il ministero ha compilato pagelle e dato voti. In palio ci sono i soldi: più a chi ha passato l´esame dei requisiti decisi dal ministero, meno agli altri. Tra i requisiti ovvero gli incentivi ci sono vari fattori, tra i quali la capacità degli atenei di usufruire delle risorse europee e nazionali per la ricerca o di aver sfornato più laureati. Ma due criteri di giudizio su tutti spiccano: la qualità della ricerca e la qualità della didattica. Nel primo caso pare si sia tenuto conto delle valutazioni della conferenza dei rettori sulla qualità della ricerca in base a parametri internazionali, del numero dei ricercatori e dei docenti che hanno partecipato a progetti di ricerca italiani valutati positivamente e della capacità delle università di intercettare finanziamenti europei per la ricerca. Nel secondo caso, la qualità della didattica è stata valutata in base “alla percentuale dei laureati che trovano lavoro a tre anni dal conseguimento della laurea, alla capacità degli atenei di limitare il ricorso a contratti e docenti esterni evitando il proliferare di corsi ed insegnamenti non necessari e affidati a personale non di ruolo”.
    Per dare una valutazione complessiva di questa distribuzione proporzionale delle risorse pubbliche agli atenei pubblici occorrerà tempo. Un altro tema che occorrerebbe poter valutare è chi seleziona i “giudici” che stilano pagelle e come i criteri vengono applicati. Ho avuto modo di partecipare a una commissione di valutazione di un ateneo americano e posso dire che si tratta di un lavoro complesso che ha portato via un intero anno accademico. La ministra ha messo in piedi la sua pagella in pochissimo tempo benché con molta propaganda. È sperabile che i suoi tagli e le sue pagelle abbiano considerato il fatto che nell´Unione Europea, l´Italia si colloca alle ultime posizioni per numero di giovani laureati; che molte delle nostre biblioteche universitarie versano in condizioni pietose; che molti atenei sono costretti ad accorpare dipartimenti con l´esito prevedibile che mentre il ministero risparmia, gli studenti e la ricerca ci perdono. La logica da “economia domestica” che ha caratterizzato fin dall´inizio questo ministero rende obbligata la diffidenza nei confronti di strategie punitive che sembra tendano a fare dell´accademia italiana quello che è stato fatto con le Ferrovie dello Stato: l´Alta Velocità come specchio per le allodole per far dimenticare o non far vedere in quali condizioni disastrate e disastrose versa la maggioranza dei treni, con grandissimi disagi per la stragrande maggioranza degli italiani.

    La Repubblica, 25 Luglio 2009

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