partito democratico

Non voltiamoci dall’altra parte!

Appello di Rita Borsellino, Gianrico Carofiglio, Sergio Cofferati, David Sassòli, Debora Serracchiani, Luigi Zanda

Caro direttore, le cronache di questi giorni raccontano di un paese che non reagisce ai gravi comportamenti del presidente del Consiglio.
Non esiste nessun paese al mondo che tolleri le menzogne dei propri governanti.

Siamo un caso unico. Sono state davvero poche le voci che hanno cercato di non far passare il tempo per evitare che l’assuefazione addormenti la coscienza pubblica.
Sì, in questo momento noi crediamo che occorra uno scatto d’orgoglio di tutti gli italiani che pensano che la menzogna sia un danno al paese e alla sua credibilità. Se Berlusconi sia un santo o no interessa davvero poco.

Qui si parla di una questione politica e le domande che emergono impongono risposte non equivoche. Si può impunemente mentire al paese? Si è messa a rischio la sicurezza nazionale? Quanto si sono sovrapposti gli interessi privati alle funzioni pubbliche?
Le questioni sono decisive. Riguardano la credibilità delle istituzioni e l’autorevolezza della classe dirigente.

Non è superfluo ricordare quanto impone l’articolo 54 della nostra Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.
Quello che emerge dalle inchieste giudiziarie non può essere considerato il fatto personale di un “utilizzatore finale”. Coinvolge tutti e non può essere accantonato dalla politica. Soprattutto dal Partito Democratico.

Ecco perché invitiamo il nostro partito a utilizzare le sue feste e le sue iniziative per rilanciare nel paese una profonda riflessione sui danni che sta provocando il Presidente del Consiglio.
In questo momento tutti coloro che vogliono bene al nostro paese, in qualsiasi formazione militino, devono trovare il coraggio di non girarsi dall’altra parte.

3 Commenti

  1. Pierluigi dice

    PROPRIO PERCHE’ AVETE NOMINATO RITA ATRIA COME ESEMPIO, VI SEGNALO QUESTA NOTIZIA DA L’UNITA’ DI OGGI

    Una targa ricorda Rita la ragazza che osò sfidare le cosche mafiose

    Vent’anni fa, a una settimana dall’assassinio di Paolo Borsellino, la testimone di giustizia Rita Atria si uccise gettandosi da un appartamento in via Amelia, nel quartiere Tuscolano di Roma, dove viveva in segretezza perché testimone di giustizia.
    Un applauso ha accolto ieri l’inaugurazione di una targa in un’aiuola di fronte a quel palazzo in memoria della ragazza siciliana di 17 anni che osò sfidare le cosche rivelando dettagli su padre e fratello, affiliati alla mafia e uccisi nella guerra tra bande.
    C’erano il fondatore di Libera don Luigi Ciotti, i parlamentari Angela Napoli e Beppe Lumia, il giornalista dell’emittente Tv Telejato Pino Maniaci e Nadia Furnari, dell’associazione antimafia che porta il nome della ragazza.
    Nascosta e ben protetta dalle forze dell’ordine c’era Piera Aiello, cognata di Rita, anche lei testimone di giustizia.
    Accanto allo striscione «Il sangue non copre la verità» don Ciotti ha ricordato come «questa ragazza ha messo in gioco la sua vita e se la sua tomba a Partanna è senza nome, il suo nome qui è scritto ben chiaro. La politica si assuma le sue responsabilità noi facciamo la nostra parte».
    C’era anche la vicina di casa che trovò Rita Atria morente sul selciato e le tenne la mano fino all’ultimo, e rappresentanti dell’associazione intitolata al capitano Ultimo, che hanno letto un messaggio dell’ufficiale. Furnari ha letto alcuni brani del diario di Rita Atria. «Ho paura che vincerà lo Stato mafioso – vi si legge – La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci. Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta».

    Sono passati 20 anni da quando Rita Atria si tose la vita: Aveva osato sfidare le cosche mafiose che avevano ucciso suo padre e il fratello. Ieri una targa è stata scoperta a Roma al Tuscolano. Tra i presenti Don Ciotti.

  2. Giovanna dice

    Non è facile rispondere ad Annamaria.
    Noi donne, madri abbiamo sulle spalle una parte di questo peso.
    Possiamo dare la colpa alla televisione, alla società, agli educatori della scuola….insomma a chi vi pare ma non siamo in grado di prenderci la nostra parte di responsabilità. Siamo state corree, conniventi di un modello sì difficile da contrastare ma è nei compiti di un genitore esserci proprio lì in quei pezzi di una giovane vita che ha bisogno di esempi. Lo sapevamo ma è stato più facile far finta di niente,voltare la faccia dall’altra parte. E’ stato più facile non dire dei NO non diventare “impopolari” agli occhi dei nostri figli. Le “Rita Atria” sono rare o se preferite “estinte” mentre per le feste ….c’è la fila….

  3. Annamaria dice

    Belle, belle, BELLE queste parole.
    Mi sono sembrate una sorsata d’acqua freschissima in un’estate che sa di melma ed afa.
    L’oggi che è appena trascorso era anche l’anniversario della morte, una settimana dopo Borsellino, di Rita Atria, una ragazza che dopo avere trovato il coraggio di negare la mafiosità della propria famiglia, non ne ha trovato più per sopravvivere al massacro di quell’Uomo che non era solo Stato, ma anche comprensione, affidabilità, onestà, credibilità, rigore, sicurezza, giustizia.
    Anzi, era “Stato” proprio per essere tutte quelle cose.
    Oggi leggo di una ragazza “immagine” che si chiede che male ci sia ad andare alle feste del premier.
    Dove è finita l’Italia che produceva i Borsellino e perchè è vincente quella che difende berlusconi?

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