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“I Sindacati allarmati scrivono a Letta: incontro urgente”, di Massimo Franchi

«Un urgente incontro in vista dell’adozione delle misure necessarie ». Cgil, Cisl e Uil lo chiedono al governo sulla vicenda Telecom. La lettera è firmata dai segretari generali delle tre confederazioni sindacali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e per mittenti ha il presidente del Consiglio Enrico Letta e il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato. «La modifica dell’azionariato di Telecom Italia – si legge nella missiva – provoca conseguenze rilevantissime su tutto il comparto delle telecomunicazioni, settore strategico per il futuro del nostro Paese. Siamo a richiederle – conclude la lettera – un urgente incontro per un esame della situazione in vista dell’adozione delle misure necessarie ». La risposta del governo è stata immediata. Ma, come nel caso della legge di stabilità, per ora non c’è una data per l’incontro. «Li incontro volentieri », ha twittato il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato. Poche e decise righe dunque per far emergere il più possibile nella vertenza Telecom la questione occupazionale, finora ai margini delle polemiche su italianità e sicurezza della rete, mentre negli ultimi 6 anni i sindacati si sono trovati a gestire ben 13mila esuberi nel gruppo. La posizione dei sindacati su questo punto è totalmente unitaria. La preoccupazinne è rivolta alla certezza che al passaggio societario seguirà un piano industriale diverso da quello sottoscritto in maniera unitaria a marzo. La richiesta è dunque quella di avere al più presto risposte chiare in materia di salvaguardia dei livelli occupazionali del gruppo in Italia, tenendo conto del fatto che fino al 2015 ben 33mila lavoratori (sui 46mila totali in Italia) sono già in regime di solidarietà. Telefonica poi in patria ha da poco venduto o esternalizzato i servizi di call center e Information technology e se lo facesse anche in Italia a rischio ci sarebbero 16mila posti di lavoro (4mila nei call center e 12mila nella ft). C’è poi il tema dello scorporo della rete e del fatto che potrebbe arrivare in un momento nel quale l’Agenda digitale è la parola con cui tutti si riempiono la bocca. «Finora siamo davanti ad un semplice cambio di assetti societario – spiega Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil – noi vogliamo però immediatamente sapere di più dalla nuova proprietà, soprattutto sulle prospettive occupazionali». «Il problema di Telecom è di struttura dell’asset: arriva Telefonica che è ancora più indebitata, il governo deve intervenire su questo», attacca Vito Vitale, segretario generale Fistel Cisl.

«UN’OPERAZIONE MIOPE» La priorità Telecom si integra poi in una preoccupazione più complessiva che riguarda i casi così simili di Alitalia e Ansaldo Energia, Breda e Sts, per non parlare di Mps. Senza usare la parola «italianità », i sindacati chiedono che il Paese non perda asset strategici. Lo aveva ribadito in mattinata lo stesso segretario della Cgil Susanna Camusso. «Su Telecom si sta compiendo una operazione di svendita assolutamente miope, rispetto alla capacità di questo Paese di riprendersi. A coloro che dicono che c’è la ripresa vorrei chiedere come si immaginano possa esserci senza avere più grandi imprese. Non possiamo essere l’unico Paese europeo senza una rete pubblica ». Più in generale, per Camusso «paghiamo il prezzo di privatizzazioni fatte male e di una scarsa presenza di capitali industriali, ma soprattutto l’assenza di un indirizzo della politica di governo». Ancora più duro e sarcastico il leader Cisl Raffaele Bonanni: «Quella di Telecom nei fatti è una svendita, ma non poteva che andare a finire così. C’è stato un inizio di liberalizzazioni e privatizzazioni da manuale, da manuale di rapina». E sulla rete attacca: «Secondo noi deve restare in mano pubblica». Il segretario generale Uil Luigi Angeletti si sofferma invece sulle conseguenze occupazionali del passaggio a Telefonica: «Le rassicurazioni di Letta sui livelli occupazionali non valgono assolutamente nulla. Quando dovranno decidere cosa vendere e dove fare gli investimenti penso che verrà privilegiata, come noi pretenderemmo a parti invertite, l’occupazione della Spagna, piuttosto che quella dell’Italia, del Brasile o dell’Argentina». ”

L’Unità 26.09.13

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“CONFINDUSTRIA E SINDACATI: ABBATTERE IL COSTO DEL LAVORO”, di Giorgio Pogliotti

Abbattere il carico fiscale che grava sul lavoro e sulle imprese per favorire la ripresa e sostenere l’occupazione. I leader di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil, rispettivamente Giorgio Squinzi, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, si sono incontrati ieri mattina per rilanciare le richieste contenute nel documento di Genova del 2 settembre, in attesa di un confronto con il premier Enrico Letta in preparazione della legge di stabilità. Sindacati e Confindustria pongono la questione fiscale al centro delle richieste, sollecitando l’eliminazione della componente lavoro dalla base imponibile Irap, per favorire le imprese che assumono e investono. Considerano «non più rinviabile » l’abbattimento del prelievo sui redditi da lavoro attraverso le detrazioni per lavoratori e pensionati, con l’obiettivo di rilanciare i consumi. La ripresa poggia anche su una maggiore efficienza della Pa ed una razionalizzazione della spesa pubblica. Nel corso dell’incontro i leader delle parti sociali hanno anche discusso dell’attuazione dell’accordo interconfederale dello scorso 31 maggio sulla rappresentanza, la democrazia e l’esigibilità dei contratti; entro fine mese verrà sottoscritto il regolamento per garantire l’applicazione delle misure. Susanna Camusso si è rivolta al Governo: «È arrivato il momento che per fare una scelta strategica ci sia un confronto con il sindacato». Un incontro con l’Esecutivo viene sollecitato dai sindacati anche sulla vicenda Telecom che suscita forti preoccupazioni per le ricadute occupazionali. Bonanni ha sottolineato che con le imprese c’è una «alleanza per fare della questione delle tasse un punto di ripresa economica», bisogna «alleviare le condizioni dei lavoratori e delle imprese perché i livelli di tasse sono altissimi», serve «una detassazione forte degli utili che vengono investiti e dei nuovi investimenti». Dalla legge di stabilità Angeletti si aspetta «una seria riduzione delle tasse sul lavoro, senza la quale non credo che il Governo abbia un futuro». Le stesse richieste sono state ribadite dal vicepresidente di Confindustria, Stefano Dolcetta, che intervenendo nel pomeriggio in un’audizione alla commissione lavoro alla Camera ha ricordato che dal 2007 la produzione industriale ha perso il 25%, il tasso di disoccupazione è raddoppiato, il reddito per abitante è tornato ai livelli del 1997, è alto il rischio di distruzione della nostra base industriale. «Oggi si cominciano a vedere primi indizi di recupero – ha aggiunto Dolcetta – ci auguriamo che questi segnali si consolidino e risultino confermate le previsioni di avvio della ripresa a fine anno. Siamo in un’emergenza, dobbiamo riconquistare la crescita, creare lavoro, riaffermare la centralità delle imprese». Il recupero di competitività per Confindustria poggia anzitutto su un «abbattimento significativo del costo del lavoro ». Dolcetta, accompagnato in audizione dal direttore generale delle relazioni industriali di Confindustria, Pierangelo Albini, ha rilanciato il Progetto per l’Italia dello scorso gennaio che punta su una «terapia d’urto » per eliminare completamente il costo del lavoro dalla base imponibile Irap, tagliare di n punti gli oneri sociali che gravano sulle imprese manifatturiere e conseguentemente dell’8% il costo del lavoro. Le riduzioni proposte su un arco di più anni in totale ammontano a circa 21 miliardi tra Irap e contributi, i2,5 miliardi di minor Irpef. I risultati economici attesi sono stimati in io punti di Pil e 1,1 milioni di occupati in più – al 2017 – rispetto allo scenario in assenza di politiche. La ripresa, secondo Dolcetta poggia anche sulla «correzione delle troppe rigidità del nostro mercato del lavoro», nell’attuale clima di incertezza è «un errore non puntare sul contratto a termine». Il vicepresidente di Confindustria ha citato la proposta delle imprese al tavolo sull’Expo di un “contratto di inserimento lavorativo”, di natura temporanea, acausale, caratterizzato da una disciplina snella per non sovrapporsi ad altri istituti come l’apprendistato. Per la ripresa dell’occupazione va favorito l’incontro tra domanda e offerta di lavoro: «Non bisogna perdere l’occasione del piano straordinario per i giovani», la Youth Guarantee europea che destina circa 50o milioni all’Italia, per «rendere più efficiente i nosei servizi per l’impiego favorendo forme di collaborazione tra pubblico e privato e ampliando la sfera di azione delle agenzie private».

Il Sole 24 Ore 26.09.13