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“Epifani duro: per la strage ci sono responsabilità”, di Felicia Masocco

Un faccia a faccia tra Dario Franceschini e Guglielmo Epifani per parlare di rappresentanza sociale e rappresentanza politica ai tempi della crisi. Ma Viareggio dista poche decine di chilometri dalla rocca dove la Cgil organizza ogni anno i suoi “gli incontri”. Una vicinanza che rafforza il lutto e l’indignazione per la tragedia ferroviaria. Impossibile non partire da qui ed è su questo che si concentrano le domande ancora prima che il dibattito inizi.
pesante denuncia

Attacca Epifani, torna sulla pesante denuncia pronunciata il giorno prima a proposito dei materiali vecchi in circolazione, parole che il vertice di Trenitalia ha definito “fuori luogo”. Il leader della Cgil precisa, ma non arretra. «Avevo detto che vi poteva essere un problema sui materiali perché spesso è così. Dal punto di vista degli effetti poco cambia se il vagone sia delle Ferrovie dello Stato o di una compagnia straniera: il risultato è che c’è la responsabilità di qualcuno che non ha controllato bene». E quell’asse probabilmente arrugginito ha potuto stroncare 17 vite e ferirne molte altre. Omesso controllo sui materiali, dunque. Da parte di chi?
Il filo viene ripreso sul palco. Né Franceschini né Epifani sono a caccia di capri espiatori. Ma per entrambi servono «regole vincolanti e principio di responsabilità». La liberalizzazione del trasporto ferroviario diventa cattiva protagonista. Ecco vagoni costruiti in un paese, affittati da un altro, che circolano sul territorio di un paese terzo. «È la metafora di una globalizzazione che se non è regolata non rende possibili i conrolli» , stupito per i controlli fatti «non per chilometri percorsi, ma per anzianità di servizio, neanche fosse il tagliando di un’utilitaria!». È una regola da rifare. Le Fs in questo possono «non entrarci», «ma ce n’è anche per loro: devono porsi seriamente il problema della sicurezza. Una parte del nostro tracciato ferroviario è indegno di un paese civile». I treni dei pendolari, le tratte del Sud, il trasporto merci. Epifani propone di rottamare. «Basta con vagoni vecchi, o con le carrette del mare. Se si rottamassero si darebbe lavoro alle nostre imprese e si metterebbero in sicurezza i cittadini». Il governo è chiamato in causa, «abbia un progetto, non basta farsi scudo con la Ue».
Anche per Dario Franceschini la prima cosa è «accertare le responsabilità e punire i responsabili», perché se è vero che occorre essere «prudenti» nel puntare l’indice, è pur vero che di fronte a tragedie come queste non si può invocare «l’inesorabilità». «L’Italia deve investire sui trasporti su rotaie – aggiunge-. Sì all’alta velocità, è indispensabile, ma si deve pensare anche al resto. Sui treni pendolari si viaggia in condizioni inaccettabili», è la denuncia.
dibattito sulla crisi

Il dibattito prosegue sulla crisi, Epifani annuncia una mobilitazione per l’autunno. Un corteo dei lavoratori delle aziende in crisi e un gazebo permanente davanti a Palazzo Chigi. «È insopportabile che Berlusconi dica che la crisi è un problema psicologico», gli fa eco Franceschini «servono misure per fronteggiare l’emergenza perché milioni di italiani non possono aspettare il 2011». In autunno ci sarà anche il congresso del Pd. Epifani chiede di mettere un argine alle divisioni spesso dettate «da logiche di potere, come si è visto nelle amministrative». «Sottoscrivo», la risposta del leader Pd.

L’Unità, 2 luglio 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    “Il macchinista del caso Eurostar: «Io lanciai l’allarme, sono stato licenziato»”, di A. St.

    MILANO — «È stato un incidente tipico e prevedibile. Chi si occupa di sicurezza sa che prima di un fatto così grave arrivano molti avvisi…». E gli allarmi, «purtroppo sono rimasti inascoltati», sostiene Dante De Angelis, 48 anni, il macchinista-sindacalista licenziato dalle Ferrovie nel 2008 per aver parlato di «inadeguatezza della manutenzione» dopo il caso degli Eurostar «spezzati»: «Ci sono stati due incidenti analoghi solo negli ultimi venti giorni. Rottura degli assi. Uno a San Rossore (Pisa) e un altro a Vaiano (Prato). Insomma: questo tipo d’incidente si ripete con frequenza impressionante sui treni merci, almeno uno o due al mese. Solo leggendo questi ultimi segnali sarebbe stato possibile prevenire la tragedia di Viareggio». Ora, insiste De Angelis, «saranno presi tutti i provvedimenti necessari, certo. Tardi. I controlli sono risultati inadeguati e non lo dico io, lo hanno dimostrato i fatti».
    È il punto: l’ex sindacalista sostiene che per «rendere più efficaci» le verifiche bisognerebbe «monitorare assi, ruote e freni anche durante la marcia dei treni, come per gli Eurostar». I materiali sono vecchi? «L’età non è necessariamente un indice di pericolosità. Il problema è un altro: i ferrovieri vengono intimiditi e sanzionati ogni volta che segnalano episodi anche gravi e preoccupanti. E terrorizzare i dipendenti non è il modo migliore per ottenere sicurezza».

    Il Corriere della Sera, 2 luglio 2009

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