attualità

“Il tribunale di Bologna: sì all’analisi preimpianto dell’embrione”, di Margherita De Bac

Saltano gli stec­cati della legge sulla feconda­zione artificiale, sotto i colpi dei giudici. Un’ordinanza del tribunale di Bologna deposi­tata due giorni fa aggiunge novità e rafforza, con una se­rie di chiarimenti, la senten­za della Corte Costituzionale dello scorso marzo che in pra­tica aveva abbattuto i paletti più invisi alla comunità scientifica.
Le tecniche potranno esse­re utilizzate anche da coppie non sterili che hanno già avu­to bambini concepiti natural­mente, ma che sono nati con gravi patologie di origine ge­netica. Si afferma che «il di­vieto di diagnosi preimpian­to pare irragionevole e incon­gruente col sistema normati­vo se posto in parallelo con la diffusa pratica della dia­gnosi prenatale, altrettanto invasiva del feto, rischiosa per la gravidanza, ma perfet­tamente legittima». Questa procedura deve dunque esse­re ritenuta «ammissibile co­me il diritto di abbandonare l’embrione malato e di otte­nere il solo trasferimento di quello sano».
L’ordinanza dispone inol­tre che si proceda «previa dia­gnosi preimpianto di un nu­mero minimo di 6 embrio­ni ». Il medico deve eseguire i trattamenti in modo da assi­curarne il miglior successo «in considerazione dell’età e del rischio di gravidanze plu­rigemellari pericolose» e de­ve provvedere al congelamen­to «per un futuro impianto degli embrioni risultati ido­nei che non sia possibile tra­sferire immediatamente e co­munque di quelli con patolo­gia ». L’ordinanza, firmata da Chiara Gamberini, risponde a una coppia fiorentina che si era rivolta al centro Tecno­bios di Bologna per avere un secondo figlio dopo aver pro­vato il dolore di un bambino colpito da distrofia di Du­chenne, trasmessa dalla ma­dre. Il centro aveva dichiara­to di non poter analizzare l’embrione. I genitori lo scor­so luglio avevano presentato un ricorso attraverso Gianni Baldini, esperto di biodiritto. Il tribunale si è espresso dopo la Consulta che ha smontato alcuni dei divieti. Secondo Baldini «i giudici bo­lognesi offrono un contribu­to decisivo per la corretta in­terpretazione della legge 40 da parte della Consulta. Dub­bi e spiegazioni strumentali vengono spazzati via. Altri non sono stati cancellati. Vie­ne riconosciuto alla coppia non sterile ma che ha già fi­gli il diritto alle tecniche del­la provetta». La sentenza del­la Corte aveva lasciato spazio ad alcuni interrogativi. Se­condo il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella la diagnosi preimpianto sareb­be rimasta comunque impra­ticabile mentre la produzio­ne di un numero di embrioni superiori a 3 e congelamento avrebbero avuto limiti stret­ti.

Il Corriere della Sera, 2 luglio 2009

2 Commenti

  1. Alessandra dice

    Io rispetto le sue parole sig. Sergio, ma la prego di rispettare anche lei la libertà di ognuno.
    Sì perchè di questo si tratta, la scienza a servizio della libertà di ognuno. C’è una importante pratica scientifica a disposizione della società chi vuole può utilizzarla, chi non vuole no!
    Concorderà con me che la Legge 30 è una brutta legge, cieca e subdola. Chi possiede mezzi e danaro può permettersi di andare all’estero gli altri no: dimenticavo anche una legge discriminante!
    Quindi la prego di non fermarsi al mero giudizio su un punto solo, la guardi complessivamente e nel farlo usi la pietà verso le persone che soffrono ….ma tutte, proprio tutte.
    Anche questo è amore.

  2. MA L’AMORE DEI GENITORI PUO’ AMMETTERE CONDIZIONI?

    Come non pensare con estrema preoccupazione alle dinamiche psicologiche che si innescano nella mente di un bambino che è stato voluto solo a condizione che fosse “sano”?

    L’amore che un figlio si aspetta dai propri genitori non ammette condizioni.

    Sergio

I commenti sono chiusi.