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“Guai ai deboli”, di Miriam Maffai

Cosa spinge un uomo a rintanarsi come una bestia dentro un garage, aspettare a lungo, pazientemente la sua vittima, e poi, quando questa arriva, calarsi un passamontagna sulla faccia, saltarle addosso, tapparle la bocca con un nastro adesivo e infine violentarla ? È uno stupratore, diciamo.
E con questo pensiamo di averlo definito, catalogato. Con questo pensiamo di aver detto tutto. Ma, appunto, chi è uno stupratore? Cosa lo spinge a commettere il suo crimine? Nel corso delle ultime settimane abbiamo registrato a Roma due casi di violenza sessuale consumati con le stesse modalità in due diversi quartieri della città, alla Bufalotta e all´Ardeatino. Forse a Roma, ci avverte la polizia, agisce uno “stupratore seriale”. La polizia lo cerca. E tra le donne si va diffondendo un sentimento fatto insieme di paura e di rabbia. Forse non è opportuno, non è prudente uscire da sole la sera.
Cosa spinge un gruppo di giovanotti romani di un civilissimo quartiere a individuare dalle finestre della propria abitazione un uomo, uno solo, di pelle nera che sta distribuendo dei volantini, e poi, senza ragione, a scendere in strada, aggredirlo, picchiarlo selvaggiamente, stenderlo a terra, e alla fine tornare tranquillamente a casa? Tra gli immigrati, regolari o meno, tra tutti coloro che hanno la pelle di un diverso colore si va diffondendo anche a Roma, un sentimento fatto insieme di paura e di rabbia.
Né le donne né gli immigrati hanno la possibilità, la capacità di reagire di fronte ad un imprevedibile gesto di violenza. Donne e immigrati sono i più deboli, i più indifesi. Il colore della pelle in un caso, il loro sesso nell´altro (non veniva definito una volta «il sesso debole»?) sembrano destinarli al sopruso, esporli alla violenza di coloro che hanno avuto la fortuna di nascere con la pelle e il sesso giusto.
Non ho nessun rimpianto per i tempi andati. Ma non c´è dubbio che Roma è andata perdendo, nel tempo, alcune caratteristiche che la rendevano più gradevole. Una certa disponibilità alla cordialità, all´ironia. Ci fu un tempo nel quale sembrava che il reato più diffuso e insopportabile fosse lo scippo. Poi c´è stato – non lo dimentichiamo – il tempo della violenza politica, da cui uscimmo dopo anni di delitti e di sofferenza. Sembrò tuttavia aprirsi, dopo di allora, una stagione diversa. La stagione di Nicolini e poi delle Notti bianche. Si è irriso molto nei confronti dei cosiddetto “buonismo” del sindaco Veltroni , ma dobbiamo alle sue amministrazioni se la città ha potuto, in quegli anni, superare le sue ferite e riconciliarsi con la sua tradizione.
Le città cambiano, naturalmente. E oggi Roma deve reggere l´urto di fenomeni prima sconosciuti. Ma ha sbagliato il sindaco Alemanno quando, solo un anno fa, nel corso della sua campagna elettorale, ha indicato come problema centrale della città quello della mancanza di sicurezza, addebitandone la responsabilità alla passata amministrazione. Un pessimo espediente propagandistico, che gli ha consentito forse di vincere. Ma di cui lo stesso sindaco Alemanno e la sua giunta pagano oggi lo scotto. Ci guardiamo bene dall´addebitare alla attuale giunta la responsabilità degli stupri della Bufalotta e dell´Ardeatino o delle ignobili aggressioni agli immigrati, l´ultima quella di ieri a Monteverde. Ma è compito suo fare in modo che la capitale esca, con l´aiuto di tutte le sue istituzioni, dalla insicurezza e dalla violenza diffusa nella quale oggi è precipitata.
La Repubblica 05.07.09

1 Commento

  1. La Redazione dice

    PAURA A ROMA SE LA SICUREZZA È UNO SPOT. POLIZIA «SVUOTATA» di Vittorio Emiliani

    Tor Carbone, per chi non conosce bene Roma, non è un «ghetto» desolato di estrema periferia: è un dignitoso quartiere neo-borghese prima della bellissima Appia Antica. Eppure qui, dopo tre falliti tentativi di violenza sulle donne, si è consumato, in uno dei garage condominiali, il quinto stupro denunciato nella capitale dall’inizio dell’anno. Eppure qui i residenti delle palazzine si sentono più isolati, abbandonati a se stessi; non vedono una pattuglia, un’auto delle forze dell’ordine, che li rassicuri.
    Cos’è cambiato a Roma dai giorni infuocati della campagna elettorale per il Campidoglio nei quali Gianni Alemanno e il centrodestra puntarono tutto, ossessivamente, sull’unico tema della sicurezza (delle donne anzitutto)? Segni concreti di una attenzione più capillare, o meglio mirata, non se ne vedono. Come non si vedono i tanto reclamizzati (da Berlusconi) poliziotti di quartiere. Secondo la Corte dei conti, sono, in tutta Italia, 3.900 operatori soltanto, contro i 5.900 previsti e a Roma vengono impiegati, essenzialmente, nei Comuni della cintura. Mentre in città si ripetono episodi di violenza xenofoba: l’ultimo in via di Donna Olimpia (che periferia certo non è) contro un rifugiato politico congolese.
    A Roma, all’inizio dell’anno, secondo l’ANFP (Associazione Nazionale Funzionari di Polizia), circa 250 auto della Ps erano bloccate in rimessa perché non c’erano i soldi per pagare la benzina, per cambiare le gomme o per rifare i freni. Il fondo 2009 per la motorizzazione della Ps, tagliato del 60%, servirà soltanto a pagare i debiti del 2008. I sindacati stimano che negli organici manchino 70.000 poliziotti. Né va meglio per uno dei corpi più amati, i Vigili del Fuoco, protagonisti anche all’Aquila, costretti a protestare tre giorni fa davanti alla Camera: guadagnano meno degli altri, hanno carenze di organico e un parco di automezzi invecchiato.
    Ovunque ti giri, l’edificio della sicurezza pubblica si presenta intaccato, nei pilastri fondamentali, dai tagli pesanti imposti da un governo che da una parte fa continui spot sul tema e dall’altra lesina o sottrae fondi, che inasprisce pene e controlli e poi non sa come attuare tali norme se non col pericolosissimo «fai-da-te». Al Nord la Lega parla già di mille volontari per le ronde che ristabiliranno l’ordine. «Nei quartieri degli immigrati», precisa subito il deputato europeo Cesare Borghezio, quello che va ai raduni della destra europea più estrema. Intanto si annunciano imponenti misure di sicurezza per il G8 all’Aquila, sempre più militarizzata.
    Tutta scena, una catena infinita di spot. Mentre nelle città mancano auto e uomini per una reale sorveglianza preventiva. Quella che serve di più. A Roma e altrove.
    L’Unità 05.07.09

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