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Il PD che serve all’Italia

Franceschini e Fassino: Orgogliosi del partito che aspettavamo da tutta la vita”. Ritrovare l’orgoglio e puntare al futuro. È a questo che deve pensare il Partito Democratico in questo momento, è a questo che pensano Dario Franceschini e Piero Fassino,organizzatori dell’incontro dal titolo “Il PD che serve all’Italia”.
Dopo mesi passati ad arrancare e a fustigarsi Franceschini, segretario uscente e candidato, invita i democratici ad essere fieri della loro appartenenza. “Ci sono stati molti limiti – ammette – ma dobbiamo avere anche un po’ di orgoglio, non passare la giornata ad elencare i nostri difetti. Ha funzionato il radicamento, abbiamo più di 6mila circoli, ma i circoli non devono essere solo strumenti per le conte congressuali, devono essere luoghi in cui si parla dei problemi della comunità in cui si trovano”. Inoltre “siamo riusciti nel mescolamento tra Ds e Margherita ma ha funzionato meno l’apertura a chi non proviene da questi due partiti, lavoreremo affinché ci sia spazio per chi vuole iniziare col PD”. C’è anche la questione delle donne, “nel PD ce ne sono tante, ma sono ancora troppo poche”.Infine Franceschini cita i tantissimi militanti che fanno capo al PD: “Sono persone che scelgono un vero e proprio volontariato sociale, è un patrimonio inestimabile, da difendere”.

Posti i punti fermi da cui partire al Partito Democratico resta da capire dove vuole andare e come ha intenzione di farlo. Spunti di riflessione su cui Piero Fassino modella il suo intervento, articolato in quattro domande. “Sono ancora attuali le ragioni per cui abbiamo dato vita al PD?”, chiede il responsabile Esteri, e la risposta è ovviamente affermativa: “Venti mesi dopo la nascita del PD le ragioni per costruirlo sono ancora più fondate ma dobbiamo rimotivarle perché tante persone hanno visto frustrate le loro speranze verso questo partito”.

“Quali sono le idee forza che definiscono l’identità del Pd?”, chiede ancora Fassino, prima di indicare ai presenti poche ma essenziali parole-chiave. “La prima è libertà, una parola rubataci dalla destra e di cui dobbiamo riappropriarci. Libertà di avere tutti un lavoro, libertà dalla paura, libertà nelle scelte di vita. A questo concetto si lega indissolubilmente quello di dignità, in primo luogo del lavoro e della vita quotidiana, ma anche dei tanti giovani che vedono mortificate le loro aspirazioni”. Ci sono poi la legalità, la laicità, il merito, l’innovazione, la responsabilità, la democrazia.

Quale forma di partito? È il terzo quesito della dettagliata analisi: finora “il Pd è apparso indeterminato e confuso, preso da tendenze correntizie, con un’immagine fragile e precaria che ne ha offuscato la credibilità, dobbiamo sgombrare il campo dalle caricature, dalla falsa distinzione tra chi vuole un partito e chi insegue la chimera di un movimento di opinione – dice Fassino-, io e Dario vogliamo un partito, con una forte base di iscritti” – ma, avverte – “non ci sono partiti leggeri o pesanti, ci sono i partiti e non c’è contraddizione tra l’innovazione e il radicamento. Le primarie sono state un’esperienza positiva che ha consentito a tanta gente di partecipare e la sfida che lanciamo io e Franceschini è per un partito vero, solido, non fondato sulla nostalgia per il passato ma sull’innovazione che promuova una nuova leva di dirigenti che viene dagli enti locali e dal Parlamento”.

Infine l’ultimo quesito: quale sistema istituzionale sceglie il Pd? “La vocazione maggioritaria non è mai stata autosufficienza solitaria – chiarisce Fassino – è evidente che servono alleanze per vincere ma oggi ci sono solo due grandi campi e due grandi forze politiche che possono esprimere leadership e programma, non credo che faticheremo a realizzare riforme che consolidano questo scenario”. È certo comunque che non si tornerà mai ad esperienze disastrose come quelle dell’Unione, responsabile di aver affossato le ottime idee e azioni del Governo Prodi: “le alleanze si faranno in base ad un programma condiviso, fatto sulla base delle esigenze dei cittadini”.

Le ultime battute sono sull’imminente congresso che “non deve essere una sfida tra persone ma una grande opportunità per parlare al Paese, per dare credibilità all’opposizione e accelerare la nostra proposta alternativa di governo. Questo non sarà un congresso ordinario perché è il primo e anche perché avviene nel pieno di una crisi economica di fronte alla quale il governo ha mostrato tutta la sua inadeguatezza. L’Italia è un paese a rischio – avverte illustrando i dati economici – non perché non abbia le risorse per risollevarsi ma perché chi lo guida è piccolo e non ce la fa e noi dobbiamo sentire la responsabilità di offrire al paese un’alternativa, un progetto che mobiliti, che trasmetta speranza e fiducia, perciò è importante che al centro del congresso del Pd ci siano l’Italia e le sue richieste”. Piero Fassino, in quest’avventura, accompagnerà Dario Franceschini che in questi mesi “è stato capace di mantenere dritta la barra su temi come la laicità e la collocazione del PD in Europa”, una scelta “non facile ma giusta”.

Proprio sui meriti riconosciutigli da Fassino riparte il segretario PD. Prima di tutto la laicità. “L’autonomia della scelta politica dei cattolici si fa ascoltando anche la Chiesa, ma poi si decide sempre rispettando il principio della laicità dello Stato” sottolinea.
“Il principio della laicità dello Stato è ancora indispensabile perché dobbiamo rispettare tutti i principi e i valori che convivono nella società ricordando che nessuno di quei principi può essere vincolante per tutti, diventare legge, se non rispetta il principio condiviso per cui lo Stato laico deve rispettare tutti”. Per Franceschini, bisogna evitare “uno Stato e un Parlamento che fanno una legge di notte su una ragazza, che prende una decisione nei confronti di questa ragazza e della sua famiglia”.

Su questo e su tanti altri argomenti il Partito Democratico dovrà ritrovare la sua identità, quella che le permetterà “di sconfiggere i pregiudizi e la paura alimentati dalla destra”. Poco importa se per fare ciò sarà necessari scontrarsi all’interno del partito. L’importante è che alla fine “si esca con una sola voce ed un pensiero chiaro”.

Sulla corsa alla segreteria alla fine dice: “Vinceremo questo congresso senza sconfiggere nessuno. Vinceremo per far vincere il partito che abbiamo aspettato tutta la vita”.

Iv.Gia www.partitodemocratico.it

1 Commento

  1. La Redazione dice

    Pd, Fassino benedice Franceschini: «Dario ha tenuto ferma la barra della laicità»

    Dario Franceschini supera l’esame della base ex Ds, convocata questo pomeriggio allo spazio Etoile. Alla convention in cui Piero Fassino ha spiegato le ragioni del sua appoggio a Franceschini al congresso del Pd, l’intervento di Franceschini è stato scandidato da applausi soprattutto quando l’attuale segretario del Pd ha rivendicato la laicità come tratto distintivo del partito. La laicità «così come è nella Costituzione». Sui temi eticamente sensibili il Pd saprà decidere votando – spiega Franceschini -, ferma restando la libertà di coscienza.

    Fassino sembrava rivolto soprattutto a quanti nella sua base sono ancora dubbiosi sulla decisione di puntare su Franceschini anzichè su Bersani, verso cui l’ex segretario Ds ha ribadito «amicizia». Sulla forma partito, punto su cui è forte l’attrattiva di Bersani e del modello tradizionale, Fassino ha invitato a «sgombrare il campo da false contrapposizioni». «Noi tutti che sosteniamo Franceschini vogliamo un partito», con «una base associativa di iscritti larga», con circoli che «abbiano una attività politica permanente». Le primarie «sono state un importante e positivo strumento che hanno consentito a migliaia di italiani di incontrarci, e non mettono in discussione lo strumento partito».

    Anche sulle alleanze la distanza da Bersani si assottiglia: la vocazione maggioritaria «non è autosufficienza solitaria» ma un modo diverso di costruire una coalizione, «non eterogenea» come fu l’Unione, ma con un «forte baricentro» costituito dal Pd e dal suo programma.

    L’appoggio a Franceschini – spiega Fassino – nasce da «ragioni profonde che attengono alla natura del Pd» e non solo dal fatto che «Dario ha tenuto ferma la barra della laicità», al momento della discussione sul testamento biologico.

    Fassino ha ricordato che nel 2007 portò tutti i Ds a sostenere Veltroni, per evitare «lacerazioni». «Fu una scelta fatta nell’interesse del Pd; oggi c’è una scelta diversa nelle forme ma identica nell’obiettivo», perchè appoggiare un candidato sulla base della provenienza porterebbe ad «azzerare 20 mesi di lavoro». Insomma, Fassino sa di proporre «una scelta non facile, ma giusta», e sul piatto della bilancia mette la sua leadership, ricordando come nel 2001 ereditò i Ds «in crisi» e in cinque anni li ha portati al «successo elettorale del 2006».

    Franceschini a sua volta rende omaggio a Fassino. riconoscendogli «intelligenza politica, coerenza e coraggio». La forza del suo Pd – spiega – saranno i «circoli», da dove devono arrivare i volti nuovi: «non dobbiamo cercarli sulla luna». Ma circoli e primarie non sono in contrapposizione perchè «avere un partito solido non significa rifare un partito come 50 anni fa, quando la società è cambiata». E sulle alleanze: ci sarà una coalizione «costruita attorno al Pd, ai suoi contenuti, ai suoi leader». Insomma «non si torna indietro» al modello dalemiano di «una sinistra alleata con un centro».

    D’Alema da Forlì gli risponde: «Quello delle alleanze – ha detto – è l’unico cammino da percorrere. Negli ultimi 15 anni quando ci siamo presentati da soli ha vinto Berlusconi».
    http://www.unita.it

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