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“Docenti precari, almeno 16.500 perderanno il posto”, di A. G.

Il calcolo, su cui pesano 8.000 soprannumerari, è stato fatto dalla Flc-Cgil. A cedere più cattedre sarà la media inferiore (6.750), soprattutto al Sud. E manca ancora l’ulteriore taglio dei 5.000 sull’organico di fatto. Previsioni pessime (per due anni si andrà avanti di questo passo), ma senza i 41.000 pensionamenti sarebbe andata molto peggio.

L’abbattimento di posti vacanti che i docenti precari della scuola non troveranno più in vista del prossimo anno scolastico sembra realizzarsi così come avevano preventivato i sindacati da alcune settimane: a fronte dei 42.102 posti da cancellare, le cui basi generali erano state fissate con la discussa Legge 133/08 e poi definiti attraverso la C.M. n. 38 dell’aprile scorso, saranno almeno 16.500 i docenti a dover ripiegare su supplenze brevi. Il calcolo è stato realizzato dalla Flc-Cgil, che è andata a verificare la consistenza dei tagli immediatamente dopo l’individuazione degli insegnanti di ruolo soprannumerari a seguito della predisposizione da parte del Miur dei trasferimenti: alla luce degli esuberi (in tutto 8.000), il sindacato guidato da Mimmo Pantaleo ha considerato che saranno poco più del doppio, circa 16.500, i docenti non di ruolo che hanno lavorato nell’a.s. 2008-09 ma che da settembre rischiano seriamente di non essere riconfermati. Numeri che senza i 41.000 pensionamenti sarebbero peraltro dovuti essere molto più altisonanti. In ogni caso potrebbero raggiungere quasi quota 20.000: risultano infatti ancora in difetto poiché vanno integrati con i 5.000 (da dividere sempre sui tre cicli scolastici) riguardanti l’organico di fatto. Quella fetta di tagli messa inizialmente in stand by, ma di recente confermata dalle istituzioni tra l’indignazione dei sindacati che avevano ricevuto rassicurazioni in senso contrario dal ministro Gelmini. Senza dimenticare i non pochi migliaia di posti in meno riguardanti il personale Ata (soprattutto i collaboratori scolastici).
Rimanendo sui docenti, la Flc-Cgil ha calcolato anche i vari livelli scolastici: ebbene, sarebbero 6.570 i docenti precari della scuola secondaria di primo grado che nel prossimo anno scolastico hanno concrete possibilità di rimanere senza lavoro. Un numero su cui pesano non poco gli oltre 2.400 professori di ruolo che non troveranno più posto nelle scuole della loro provincia, soprattutto a seguito della revisione di alcune classi di concorso (in particolare lettere ed educazione tecnica). Le regioni con più insegnanti della ex scuola media in esubero risultano quelle del Sud, dove in tutto vi sono 1.344 prof senza più cattedra a disposizione: al primo posto la Campania, con 638 prof in più, poi la Sicilia con 523 e la Calabria con 342. Va molto meglio in Umbria, dove sono appena 7 i prof in più; seguono le Marche, l’Emilia-Romagna ed il Friuli Venezia Giulia. E per i docenti senza titolarità non vi sarà altra scelta che essere collocati su posti occupati ma di fatto liberi (poiché il titolare può risultare distaccato o utilizzato in un altro ruolo) e sinora “coperti” da personale precario. Che così si dovrà accontentare di essere chiamato direttamente dai presidi attraverso le graduatorie d’istituto.
Per quanto riguarda la primaria, il sindacato ha calcolato 2.000 esuberi alla primaria, che comporteranno, sommati ai tagli derivanti principalmente dall’introduzione del maestro unico, oltre 4.000 posti annuali in meno rispetto a quelli assegnati quest’anno. Alle superiori la situazione di esubero riguarderebbe invece 3.600 insegnanti (mentre quella dei precari non confermati ammonterebbe a 6.000 unità). A determinare il decremento di organico sono bastati alcuni “accorgimenti”, come la riconduzione delle cattedre (salvo casi particolari) e 18 ore, l’elevazione del numero di alunni-studenti per classe e la “stretta” sulla concessione di incarichi alternativi all’insegnamento. E l’anno prossimo, quando la riforma entrerà in vigore nel biennio iniziale, comportando una complessiva riduzione del monte orario settimanale, si darà un’ulteriore bella “limata”. Che proseguirà nell’anno successivo, il 2011-2012, se il Governo porterà in porto anche l’ultima tranche dei tagli previsti. Sarà fondamentale, a questo punto, che passi nel decreto anti-crisi estivo l’annunciato emendamento sul contratto di “disponibilità”: una soluzione che garantirebbe agli attuali annuali che rimarranno disoccupati di percepire la metà dello stipendio e il punteggio in graduatoria come se avessero lavorato. Ed anche l’approvazione, da parte del Mef, del decreto sulle immissioni in ruolo, fortemente richieste durante la ministazione del 15 davanti a Montecitorio, potrebbe distendere un po’ gli animi. Almeno in vista della pausa estiva. Sul lungo periodo, invece, per i tantissimi precari della scuola il cielo rimane grigio. Per diverse migliaia tendente al nero.

Tecnica della Scuola, 22 luglio 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    “Via 17mila precari, 8mila prof in più. La stangata Tremonti-Gelmini”, di Salvo Intravaia

    Oltre 8 mila soprannumerari, si chiamano in questo modo i docenti di ruolo che restano senza cattedra, e quasi 17 mila supplenze in meno. Ecco il bilancio definitivo degli interventi della Gelmini sul personale della scuola italiana. I calcoli li ha fatti la Flc Cgil dopo che la complessa macchina ministeriale ha completato le più importanti operazioni riguardanti i docenti: pensionamenti e trasferimenti.

    L’ultimo verdetto arriva all’indomani dei trasferimenti della scuola secondaria di primo grado: quasi 2.500 docenti in esubero e oltre 10 mila supplenze in meno. E le immissioni in ruolo richieste al collega dell’Economia, ormai diverse settimane fa, dal ministro dell’Istruzione? E che fine hanno fatto i “contratti di disponibilità”, a favore di altrettanti precari, che nel corso del 2010 avrebbero dovuto salvare dalla bancarotta migliaia di famiglie? Su tutti e due i fronti nessuna notizia e i tempi stringono.

    Il bilancio fatto dalla Cgil, almeno per quello che riguarda i docenti, può considerarsi definitivo. Sugli Ata la mazzata da 15 mila posti (in meno) farà saltare nel 2009/2010 altrettanti supplenti. Ma niente sovrannumeri, almeno. Il tutto, assume proporzioni preoccupanti al Sud: dove verranno cancellate da 7 a 10 mila supplenze, l’equivalente di quattro/sei stabilimenti Fiat di Termini Imerese. La Cgil preferisce parlare di licenziamenti, in quanto parecchi supplenti che dal prossimo settembre rimarranno a casa senza lavoro e stipendio non sono di primo pelo. Hanno intrapreso la carriera di insegnante diversi anni fa e accumulato anni di contratti a tempo determinato, con la legittima aspettativa, sancita anche dalla normativa vigente, di entrare di ruolo: si trattava di aspettare un po’ di anni. Ma le regole adesso sono quelle riscritte dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. E quasi tutte le porte per i precari sono sbarrate.

    La notizia che sta tenendo col fiato sospeso decine di migliaia di precari riguarda proprio il taglio delle cattedre: 10.580 alla media e 6.245 al superiore. Cui vanno aggiunti quelli che salteranno al Sud nella scuola primaria, dove i pensionamenti non sono riusciti a tamponare la situazione. Infatti, a mitigare l’impatto della “riforma” della scuola hanno contribuito i 41 mila pensionamenti che hanno liberato altrettanti posti. Ma in parecchie realtà del Paese la coppia Tremonti-Gelmini ha tagliato più di quanto non sia rimasto vacante: azzerando le supplenze e creando migliaia di sovrannumerari.

    Per questi ultimi il futuro è particolarmente incerto. Si tratta di insegnanti di ruolo che dopo anni di onorato servizio si ritrovano senza cattedra. Tra agosto e settembre saranno convocati dai dirigenti degli Uffici scolastici provinciali (gli ex provveditorati) e saranno invitati a scegliere le cattedre rimaste libere, anche per un solo anno. Dovranno accontentarsi di spezzoni di cattedra (cattedre inferiori alle 18 ore settimanali) o ritorneranno a disposizione delle scuole per coprire le supplenze. Per almeno un anno verranno sballottati dove serve a fare i tappabuchi. E quando la riforma, fra qualche anno, entrerà a regime il loro numero potrebbe anche aumentare. Perché, nel frattempo, l’età pensionabile verrà innalzata e non sarà più possibile neppure questa soluzione.

    La Repubblica, 22 luglio 2009

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