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“Ma io boccio la scuola che boccia”, di Umberto Veronesi

Molti di noi si sono sentiti rassicurati dalla notizia che quest’anno 15.000 studenti, 3000 in più rispetto allo scorso anno, sono stati bocciati alla maturità.

È finita, hanno pensato, l’epoca di una rete di scuola superiore dalle maglie troppo larghe, che manda all’Università studenti impreparati.

Ragazzi destinati comunque ad arenarsi nel percorso di studio. Una scuola che immette nel mondo del lavoro giovani che saranno comunque rifiutati. Altri hanno visto nella bocciatura un «giro di vite», come ha scritto Marco Rossi-Doria in un intervento su La Stampa che per molti altri aspetti condivido. Oppure, ancora, c’è chi ha parlato di segnale educativo forte, «chi non si impegna fino all’ultimo, fallisce, e non ci sono eccezioni né deroghe per nessuno».

Io non la penso così. Io sono convinto che il fallimento, o la «sconfitta finale», se vogliamo, non sia dei ragazzi bocciati, ma della scuola, intesa come sistema formativo ed educativo nel suo insieme. Credo che non dovrebbe succedere che solo alla fine della fase fondamentale del cammino scolastico ci si renda conto che uno studente non è idoneo a proseguire, o ad accedere a una professione. Penso che sia un segnale preoccupante, che può indicare che la nostra scuola non è in grado di capire e interessare i nostri ragazzi, e deve ricorrere a strumenti di autoritarismo obsoleto per stimolare un percorso di crescita.

L’istruzione è un diritto-dovere sancito dalla nostra Costituzione, ma il suo obiettivo è formare dei cittadini, non trasferire una cultura nozionistica e poi misurarla rigidamente. La scuola dovrebbe essere l’ambiente privilegiato per motivare i giovani alla vita e fornire loro gli antidoti contro le fughe dalla realtà e il rifiuto del mondo adulto. Dovrebbe essere luogo di studio, certo, ma anche di sport, musica, teatro, laboratori scientifici e sperimentazioni culturali.

In scienza, per parlare di un settore che conosco profondamente, la scuola dovrebbe essere in grado di stimolare la curiosità e la creatività. Nel mondo di domani, ciò che conterà non sono gli strumenti di cui disporremo, ma le idee che avremo, vale a dire la capacità innovativa e creativa. Due doti che la scuola attualmente non incentiva e non valuta. Sono convinto che la punizione (quale di fatto è la bocciatura alla maturità) non serva alla maturazione di un diciottenne. Servirebbe invece che la scuola fosse un luogo di formazione di una coscienza individuale, ruolo oggi giocato prevalentemente dalla tv e da Internet. Senza coscienza personale non c’è libertà di pensiero e senza libertà non c’è creatività e non c’è innovazione. Non stupiamoci più di tanto allora, se i giovanissimi bevono alcol, fumano sigarette e spinelli, insomma cercano evasioni e trasgressioni. Cosa proponiamo noi adulti di più interessante? Solo punizioni e divieti che li allontanano sempre più da noi, senza riempire in alcun modo il vuoto che ci separa. Sono convinto che ciò che farebbe bene ai nostri ragazzi, bocciati o promossi, sono segnali forti di fiducia.

Dare fiducia ai giovani non vuol dire abolire ogni regola e non stabilire un perimetro alla loro libertà. Vuol dire invece aiutarli perché sempre più autonomamente si costruiscano un set di valori su cui basare solidamente quelle regole e quei confini. Personalmente non faccio alcuno sforzo a comportarmi così e neppure fingerei «per il loro bene». Amo profondamente i nostri ragazzi e ritengo che la nuova generazione sia straordinaria per intelligenza, apertura mentale, ricchezza di ideali e generosità. Non scoraggiamoli.

La Stampa, 22 luglio 2009

2 Commenti

  1. Adduso dice

    La cultura del centro destra attuale è notoriamente capitalistica, despota e razzista, rispettivamente: FI, AN e Lega. Molto semplicemente, i primi ritengono che la finanza e l’economia siano la base su cui poggia “l’ordine delle cose”, i secondi invece vedono nella divisione classista un sicuro regolatore, i terzi addirittura lo individuano nella netta separazione etnica.

    Questa considerazione dell’essere umano che poteva pure essere ritenuta compatibile con le conoscenze di qualche secolo addietro, è oggi completamente fuori da ogni minima nozione scientifica, e particolarmente in netta contrapposizione alla psicanalisi del secolo scorso a oggi.

    E’ infatti ormai notorio che non prendersi cura dell’individuo, soprattutto bambino e adolescente, pensando che solo la punizione possa essere per lui uno sprone, significa avere confuso la nostra complessità corticale con il riflesso condizionato degli animali da circo (azione-cibo o altrimenti punizione).

    Una società umana che non si prende cura dei propri singoli individui, abbandonandoli a se stessi, è come un cervello collettivo che si sta preparando a morire.

    E, forse, in Italia (socialmente) siamo già “morti”, ma non lo sappiamo … ancora.

  2. La redazione dice

    Famiglia Cristiana: aumento dei bocciati non è qualità”, di Roberto Monteforte

    C’è poco da brindare se aumenta vertiginosamente il numero degli studenti bocciati. Non è segno di una scuola che ha trovato maggiore rigore. Lo denuncia a chiare lettere il settimanale Famiglia Cristiana che dedica il suo editoriale a questo tema sentitissimo dalle famiglie italiane. Lo fa invitando a riflettere sui numeri di scrutini ed esami dell’anno scolastico 2008- 2009: tra medie e superiori circa 10.000 studenti sono stati bocciati per il 5 in condotta; alle medie si dovrebbe registrare un aumento di circa 12 mila studenti non ammessi rispetto al 2008 e di questi circa 3.000 bocciati per l’insufficienza nel voto in condotta. La situazione si fa peggiore nelle superiori dove i bocciati per il 5 in condotta salgono a 6.500 e circa la metà sono studenti degli istituti professionali.

    «Maggiore selezione – secondo il settimanale cattolico – non è sintomo di scuola più virtuosa. L’analisi dei sistemi scolastici stranieri lo dimostra. Nè si motivano gli insegnanti dando loro la bacchetta in mano. Nè si aiutano le famiglie ad affrontare il disagio sociale dei figli con un “respinto” sulle pagelle». Sono altre le strade da seguire per Famiglia Cristiana: «La scuola del valore e del merito è quella dove insieme docenti, ragazzi e famiglie, sono protagonisti dell’apprendimento (non solo di nozioni), condividendo ognuno le proprie responsabilità».

    Il settimanale stigmatizza anche l’alto numero di alunni stranieri (rappresentano circa il 6% della popolazione scolastica) respinti. Dai dati ancora provvisori, diffusi dall’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione, gli alunni stranieri maschi che non hanno superato l’esame di terza media sono l’1% contro lo 0,32% degli italiani. Per le ragazze i dati sono rispettivamente dello 0,65% e dello 0,27%. «Non vorremmo che la bocciatura – conclude l’editoriale – fosse la scorciatoia per non affrontare il problema degli alunni stranieri, rinunciando a quel patto sociale tra scuola, territorio e famiglia, laddove le criticità sociali sono maggiori».

    L’Unità, 22 luglio 2009

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